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28.09.2022 - 15:19

Energia, il governo al parlamento: ‘Le misure attuali bastano’

Dibattito al Nazionale sul tema. Il Consiglio federale criticato per la poca anticipazione rispetto a carenze ed emergenze prevedibili

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Keystone

Il Consiglio nazionale ha tenuto oggi un dibattito urgente sul tema dei "Prezzi dell’energia" durante il quale sono state discusse sei interpellanze depositate dai vari gruppi parlamentari. Nella sua replica, il Consiglio federale ha sostenuto come le misure che ha adottato per il momento bastino. All’inizio delle discussioni, il liberale-radicale Matthias Jauslin ha detto che il suo gruppo non considera la situazione attuale senza speranza. È giusto incoraggiare le persone a ridurre le temperature nelle loro case, ma occorre mantenere il sangue freddo: sebbene l’aumento delle tariffe sarà difficile da digerire dal punto di vista economico, le misure adottate dal Consiglio federale ci sembrano nel complesso adeguate. Jauslin ha però criticato la mancanza di anticipazione da parte del governo: "L’esecutivo reagisce a situazioni di emergenza, come se queste carenze fossero apparse dal nulla". L’argoviese si è poi detto preoccupato delle esitazioni del Consiglio federale in merito all’integrazione nel mercato europeo dell’elettricità.

Nicolo Paganini (Centro) ha accusato il governo di "passività". "Invece di discutere le idee proposte dai partiti, presentando i loro vantaggi e svantaggi, mostrando i rapporti costi-benefici e facendo valutazioni, il Consiglio federale si nasconde dietro i gruppi di lavoro interdipartimentali che sono stati istituiti". I Verdi da parte loro hanno ribadito la loro ricetta per combattere l’incremento del costo dell’energia: concedere sgravi mirati a coloro che ne hanno veramente bisogno e che sono particolarmente colpiti dall’aumento dei prezzi. "Riduzioni generali del prezzo dei combustibili fossili non sono un’opzione per noi", ha detto Aline Trede. Gli ecologisti sono disposti pure a sostenere le grandi imprese, che sono anche importanti datori di lavoro.

"I cittadini di questo Paese sono pronti a sostenere queste misure e a finanziarle, ma a una condizione: che anche le loro preoccupazioni vengano prese sul serio", ha aggiunto dal canto suo Cédric Wermuth (Ps). Considerato l’aumento dei premi di cassa malati annunciato ieri, il governo non deve più tergiversare, ha aggiunto. Ricordando che il nostro sistema energetico dipende per oltre il 60% dai combustibili fossili, un quarto dei quali è composto dal gas, il capogruppo socialista Roger Nordmann ha sostenuto come tale mix energetico sia un problema dal punto di vista climatico e anche dal punto di vista della sicurezza dell’approvvigionamento e dell’economia. A ciò si aggiungono i problemi riscontrati dal nucleare francese. Per il vodese l’unica strategia razionale è quella di "liberarsi dalla dipendenza da fonti energetiche fossili e nucleari ormai obsolete". Per farlo occorre puntare sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica.

Pierre-André Page (Udc) ha accusato il consigliere federale Guy Parmelin (membro del suo stesso partito, ndr), quando questi ha detto che non abbiamo un problema di approvvigionamento, di avere lo stesso sguardo di Doris Leuthard quando ha presentato la Strategia energetica 2050: "Convinto, profondo, fisso e solido, tanto da far tremare il nostro Cervino nazionale". "Due sguardi che, però, nascondono una realtà completamente diversa: il nostro Paese sta incontrando e continuerà ad incontrare difficoltà nel garantire l’autosufficienza alimentare ed energetica alla popolazione".

Per Christian Imark (Udc) la Strategia energetica 2050 è fallita: negli ultimi anni centinaia di milioni di franchi di sussidi sono stati riversati sull’energia geotermica, eolica e solare, senza che queste fonti energetiche abbiano rafforzato l’approvvigionamento invernale. Per il futuro la Svizzera deve abbandonare i divieti sulla tecnologia e sul pensiero, ha sostenuto alludendo neanche troppo implicitamente alle centrali nucleari.

"Puntiamo al concreto e non all’agitazione sterile", ha replicato il consigliere federale Guy Parmelin dicendosi consapevole delle sfide poste dall’aumento dei prezzi per i cittadini e le aziende. "Non sottovalutiamo la situazione", ha sottolineato. Nel suo intervento, Parmelin ha ricordato quanto fatto finora dal governo per garantire l’approvvigionamento della Svizzera. Il Consiglio federale sta preparando misure in caso di penuria, in collaborazione con i principali attori coinvolti. Alcune proposte avanzate dai parlamentari sono al vaglio del gruppo interdipartimentale, ha assicurato il consigliere federale. "I lavori procedono". "Continuiamo a prepararci in vista di una possibile crisi, ma per il momento le varie misure adottate sono sufficienti", ha aggiunto.

La Svizzera ha reagito rapidamente alla situazione sul fronte del gas: ha istituito una task force già prima del Natale dello scorso anno, gli ha fatto eco la ministra dell’Energia Simonetta Sommaruga. Ma con lo scoppio della guerra in Ucraina, la situazione è diventata molto complicata: Putin ha chiuso i rubinetti del gas e ciò ha conseguenze anche sul mercato dell’elettricità. In ogni caso, per la consigliera federale la strategia del Consiglio federale è chiara e non è cambiata con la guerra in Ucraina: "Dobbiamo produrre e immagazzinare più energia prodotta in Svizzera, in particolare durante la stagione invernale". Questa strategia si applica alla politica climatica, le due cose sono collegate, ha concluso Sommaruga.

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