31.08.2022 - 18:39
Aggiornamento: 19:20

‘L’aumento dei prezzi è ancora accettabile’

Lo sostiene il Consiglio federale che per ora non ha previsto interventi per aiutare economia e famiglie. Continua, però, a monitorare la situazione.

Ats, a cura di Red.Web
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Benché l’aumento dei costi energetici abbia fatto salire l’inflazione a un livello insolitamente alto in Svizzera, il Consiglio federale non vede la necessità di mettere in atto misure immediate per attenuarne l’aumento, specie per le famiglie a reddito modesto. Tuttavia, il governo continua a monitorare la situazione attentamente. Durante l’autunno si occuperà poi di svolgere una nuova valutazione della situazione.

Nel luglio scorso, l’inflazione misurata dall’indice nazionale dei prezzi al consumo (Ipc) era del 3,4%, raggiungendo il livello più alto in oltre vent’anni. I redditi bassi, però, non sono stati finora maggiormente colpiti rispetto a quelli medio-alti, complice anche la loro struttura di spesa, indica una nota odierna del Consiglio federale.

Secondo le previsioni di diversi istituti, il rincaro per tutto il 2022 dovrebbe attestarsi tra il 2,5 e il 3%. Per il prossimo anno, però, si ipotizza un calo per la Svizzera dove, rispetto ai Paesi circostanti, il rincaro è moderato. Nell’eurozona, l’inflazione a luglio era dell’8,9%, oltre cinque punti percentuali in più rispetto alla Confederazione.

Oltre a un’inflazione meno pronunciata, l’economia continua ad avere un buon sviluppo. La ripresa economica dopo la revoca delle misure di contenimento del coronavirus è proseguita fino a poco tempo fa, seppur non come previsto prima della guerra in Ucraina. Anche la situazione del mercato del lavoro è molto buona stando al governo: il tasso di disoccupazione destagionalizzato era del 2,2% a luglio, valore molto basso anche in un confronto pluriennale.

Il Consiglio federale pensa perciò che gli aumenti dei prezzi finora registrati siano ancora accettabili per le famiglie. Quest’autunno si pronuncerà sull’adeguamento delle rendite ordinarie di Avs e Ai a decorrere dal primo gennaio 2023 e in quest’ambito potrà anche procedere ad adeguamenti delle prestazioni complementari.

Per questi motivi il Consiglio federale non vede al momento alcuna necessità urgente di intervenire oltre le misure già esistenti, né dal punto di vista della politica economica né da quello della politica sociale.

L’incertezza, tuttavia, permane e pertanto il Consiglio federale ha incaricato un gruppo di lavoro interdipartimentale di valutare nuovamente la necessità di intervenire, tenendo conto del futuro andamento dei prezzi e dei salari. Il gruppo di lavoro riferirà al Consiglio federale in ottobre.

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