19.08.2022 - 17:29
Aggiornamento: 18:41

Neomamme più protette dal licenziamento, no a proposta ticinese

La Commissione affari giuridici al Nazionale ha respinto il testo che estendeva a 12 mesi, anziché 16 settimane, il periodo di protezione dopo il parto

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

L’iniziativa cantonale ticinese per prolungare il periodo di protezione dal licenziamento delle neomamme è eccessiva secondo la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale che ha deciso di non dare seguito al testo. La Commissione ha nettamente ridimensionato le richieste presentando una propria iniziativa.

L’iniziativa, scartata con 16 voti contro 9, chiedeva di estendere a dodici mesi il periodo di protezione dal licenziamento dopo il parto, invece delle attuali 16 settimane. Prevedeva inoltre che durante il primo anno di vita del bambino le madri potessero ottenere un congedo non retribuito equivalente a una riduzione massima del 30% dell’orario di lavoro.

Il testo si spinge troppo oltre agli occhi della commissione. Quest’ultima ha presentato una propria iniziativa che chiede di estendere da 16 a 20 settimane la protezione dal licenziamento.

Fonio: un primo piccolo passo nella giusta direzione

«Se da una parte vi sono dispiacere e delusione per non aver raggiunto l’obiettivo iniziale dei dodici mesi, il periodo di protezione verrebbe comunque aumentato di quattro settimane. Ed è già qualcosa», commenta, interpellato dalla ‘Regione’, Giorgio Fonio (Il Centro/Ppd), che con il collega di partito e di Gran Consiglio Fiorenzo Dadò è stato promotore dell’iniziativa cantonale. «Sappiamo – aggiunge Fonio – che la Svizzera è il paese dei piccoli passi. Se quanto propone la Commissione del Nazionale dovesse concretizzarsi, sarebbe un primo piccolo passo nella giusta direzione».

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