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Abu Ramadan fuori dall’aula (Keystone)
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Bienne
21.06.2022 - 20:36
Ats, a cura de laRegione

Predicatore libico condannato per discriminazione razziale

Quattordici mesi con la condizionale ed espulsione per 6 anni. L’uomo aveva incitato all’odio contro cristiani, ebrei, hindù, russi e musulmani sciiti.

Il Tribunale regionale di Bienne (BE) oggi ha condannato il predicatore libico Abu Ramadan a 14 mesi di detenzione con la condizionale per i reati di discriminazione razziale e truffa. È anche stata ordinata l’espulsione dalla Svizzera per sei anni. La sentenza corrisponde ha quanto richiesto dal Ministero pubblico della Confederazione. Il difensore d’ufficio domandava l’assoluzione.

Secondo l’atto d’accusa, durante un sermone nella moschea Ar’Rahman (la misericordia) di Bienne, il 7 luglio del 2017, Abu Ramadan ha incitato all’odio contro cristiani, ebrei, hindù, russi e musulmani sciiti. Il predicatore ha pure approfittato di prestazioni sociali indebite per un ammontare di 45’000 franchi tra il 2003 e il 2017.

Accuse respinte

Abu Ramadan ha sempre respinto tutte le accuse. Per quanto riguarda il sermone, ha affermato che singoli passaggi sono stati estrapolati dal contesto e tradotti male. Egli ha sostenuto di non aver mai pregato Allah "di distruggere i nemici dell’Islam". Secondo l’avvocato della difesa il discorso in questione riguardava la corruzione, e il suo cliente aveva solo fatto appello a Dio affinché consegnasse i colpevoli alla giustizia.


La moschea di Biel in cui predicava (Keystone)

Ma la giudice unica Denise Weingart non ha creduto alle sue dichiarazioni. Ha riscontrato "segnali di menzogna" anche perché l’imputato aveva cambiato alcune dichiarazioni nel corso dell’indagine. La corte, basandosi sul parere di uno studioso islamico dell’Università di Friburgo, ha così ritenuto che Ramadan con la sua predica ha istigato all’odio verso le persone di altre fedi, rendendosi colpevole di discriminazione razziale.

Il tribunale di primo grado ha poi anche ritenuto comprovato che il predicatore avesse nascosto alle autorità del suo comune di residenza, Nidau (BE), i redditi derivanti dall’organizzazione di pellegrinaggi. In tal modo ha ricevuto illegalmente un’assistenza sociale di quasi 45’000 franchi.

Arrivato nel 1998

Abu Ramadan era arrivato in Svizzera nel 1998, in fuga dall’allora leader libico Muammar Gheddafi. Come disoccupato, ha ricevuto per anni l’assistenza sociale. Ora riceve l’AVS e le prestazioni complementari.

Il procedimento legale è stato innescato da una denuncia penale. L’indagine della procura del Giura-Seeland ha richiesto molto tempo. Per prima cosa, un esperto ha dovuto tradurre la predica dall’arabo al tedesco. Poi è occorsa una perizia supplementare sull’interpretazione delle affermazioni di Ramadan. Anche riguardo all’assistenza sociale le indagini sono state parecchio complesse, poiché l’accusato non ha collaborato all’inchiesta e in particolare non ha risposto alle domande sul suo reddito.

Oggi Abu Ramadan ha ascoltato la sentenza quasi impassibile. Ieri aveva dichiarato di avere la coscienza pulita e di fidarsi della saggezza dei giudici svizzeri.

In passato, Abu Ramadan si è recato più volte in Libia, dove vivono diversi parenti stretti. A causa dei suoi numerosi viaggi, nel 2017 le autorità federali gli hanno negato lo status di rifugiato. Da allora dispone di un permesso C di domicilio. Secondo le sue stesse indicazioni è stato a Tripoli anche pochi mesi fa.

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