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09.06.2022 - 13:19
Aggiornamento: 19:27

Dagli Stati ‘no’ all’Iniziativa paesaggio

Meglio il controprogetto elaborato sotto forma di revisione della legge sulla pianificazione del territorio. La votazione però slitta

Ats, a cura de laRegione
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Ti-Press
C’è un paesaggio da tutelare. Ma come?

L’iniziativa ‘Contro la cementificazione del nostro paesaggio (Iniziativa paesaggio)’ va bocciata, ma le costruzioni fuori zona edificabile vanno comunque meglio regolamentate con un controprogetto.

È l’opinione del Consiglio degli Stati, che ha iniziato oggi i lavori in merito alla legge sulla pianificazione del territorio (Lpt). La Camera non ha però avuto il tempo di terminare il dibattito, le votazioni sono pertanto state rimandate.

L’iniziativa intende porre un freno alla cementificazione delle superfici naturali e dei terreni coltivati all’esterno delle zone edificabili, attribuendo ai Cantoni la responsabilità diretta della protezione della natura e del paesaggio. Secondo il testo – lanciato da Pro Natura, BirdLife Svizzera, Patrimonio svizzero e dalla Fondazione svizzera per la protezione e la pianificazione del paesaggio – il numero di edifici e la loro superficie nelle zone non edificabili dovrebbe rimanere invariato.

Malgrado la bocciatura della proposta di modifica costituzionale da parte degli Stati sia scontata – "l‘iniziativa è un attacco frontale contro le zone rurali", ha ad esempio affermato Daniel Fässler (Centro/Ai) –, la necessità di rivedere le modalità di costruire all’esterno delle zone edificabili non è stata contestata dai ’senatori’, che oggi hanno approvato tacitamente l’entrata in materia sul controprogetto.

"È incontestabile il fatto che la pressione sulla natura aumenta per le attività ricreative, l’agricoltura e le esigenze di mobilità", ha sostenuto Heidi Z’Graggen (Centro/Ur). La revisione della Lpt proposta dal governo è però stata giudicata da più parti troppo complessa.

Per questo motivo la commissione preparatoria l’ha ampiamente rivista. La soluzione che ne è uscita è "equilibrata e pragmatica", secondo Elisabeth Baume-Schneider (Ps/Ju). I Cantoni, l’Unione svizzera dei contadini e il settore del turismo l’hanno accolta favorevolmente.

Nel dettaglio, la nuova modifica della Lpt include diverse disposizioni per stabilizzare il numero di edifici nei comprensori non edificabili e l’impermeabilizzazione del suolo. Su quest’ultimo punto sono previste eccezioni per l’agricoltura e – su richiesta di una minoranza approvata con 27 voti contro 15 – anche per le attività turistiche. Inoltre, per incentivare l’abbattimento di edifici e impianti, è previsto un contributo che copra i costi di demolizione.

Sono pure stati potenziati i requisiti per i piani direttori cantonali. I cantoni dovranno illustrare come intendono raggiungere l’obiettivo di stabilizzazione con una strategia globale. Una minoranza avrebbe voluto stralciare l’articolo sugli obiettivi. "È il punto chiave della riforma", ha insistito con successo la consigliera federale Simonetta Sommaruga.

Altra novità: il piano direttore potrà comprendere zone speciali nelle quali possono essere ammesse utilizzazioni a ubicazione non vincolata, a determinate condizioni. La maggioranza della commissione avrebbe voluto limitare queste zone speciali alle sole regioni di montagna. I ‘senatori’, con 28 voti contro 17, hanno però voluto concedere questa possibilità a tutti i cantoni. "Secondo l’Ufficio federale di statistica, le zone di montagna rappresentano il 71% della superficie del Paese", ha relativizzato Daniel Fässler (Centro/Ai).

Con 22 voti a 19, la Camera ha anche facilitato l’utilizzo a scopo abitativo degli edifici agricoli inutilizzati. Il Consiglio federale potrà da parte sua disciplinare la demolizione, la ricostruzione e l’ampliamento moderato di aziende turistiche fuori dalle zone edificabili.

Come detto, non tutte le misure prevista dalla revisione della Lpt hanno potuto essere discusse oggi. I ‘senatori’ devono in particolare ancora esprimersi sulle disposizioni di attuazione della legge. Nel disegno di legge, la commissione vuole lasciare alle autorità cantonali cinque anni di tempo per adattare i piani direttori. Se non si adeguano, tutti i nuovi stabili situati fuori dalle zone edificabili dovrebbero essere compensati mediante la demolizione di un altro immobile fino a quando le modifiche del piano direttore non sarebbero approvate dal Consiglio federale.

I promotori dell’iniziativa hanno già fatto sapere di non essere totalmente soddisfatti del controprogetto. Se gli obiettivi di stabilizzazione sono ben accolti, le eccezioni vengono definite troppo numerose. Le discussioni, interrotte poco prima delle 13, continueranno giovedì prossimo.

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