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01.06.2022 - 13:39
Aggiornamento: 17:25
Ats, a cura de laRegione

Salari 2021 in netto calo. Crollato il potere d’acquisto

È la riduzione più alta degli ultimi 40 anni. ‘Le donne non sono state toccate dal fenomeno’, riferisce l’Ufficio federale di statistica

Meno soldi in tasca nel 2021 per i lavoratori svizzeri, che hanno visto il loro potere d’acquisto subire la massima contrazione da 40 anni a questa parte: a livello nominale i salari sono scesi dello 0,2% rispetto all’anno prima e considerato anche l’impatto dell’inflazione, che si è attestata allo 0,6%, le retribuzioni reali hanno subito una contrazione dello 0,8%.

Dal 1942, cioè da quando è stato creato l’indice svizzero dei salari, è solo la 15esima volta che il potere di acquisto risulta in calo, emerge dai dati pubblicati oggi dall’Ufficio federale di statistica (Ust). Sei volte ciò è avvenuto in questo secolo: nel 2000 (-0,3%), nel 2005 (-0,2%), nel 2008 (-0,4%), nel 2017 (-0,1%) e nel 2018 (-0,4%), oltre che appunto nel 2021.

Per ritrovare una flessione così forte come quella osservata l’anno scorso bisogna però risalire al 1981, quando gli stipendi reali erano scesi dell’1,0%, sulla scia del rincaro. In alcuni anni più recenti, per esempio nel 2019 (+0,5%) e nel 2020 (+1,5%), sono invece aumentati.

Per le donne il potere d’acquisto è rimasto invariato

Ad avere meno soldi, nel 2021, sono stati però solo i maschi: la loro retribuzione reale è infatti calata dell’1,3%, mentre per le donne il potere d’acquisto è rimasto invariato. A livello nominale i salari degli uomini sono scesi dello 0,7%, mentre quelli delle colleghe femmine sono saliti dello 0,6%, grazie in particolare agli aumenti riscontrati nell’amministrazione pubblica (+3,7%) e nel ramo dei servizi amministrativi (+0,6%). L’evoluzione differenziata fra i sessi mostra che si sta gradualmente riducendo il divario medio tra uomini e donne, commenta l’Ust.

Grandi differenze fra settori

Ampie sono peraltro le disparità settoriali: l’evoluzione delle remunerazioni reali nel 2021 si è situata infatti all’interno di un intervallo fra il -3,9% e il +1,5%, sottolineando la diversità delle dinamiche che caratterizzano ciascun ramo economico. In generale nell’industria si registra un -0,5% nominale, nei servizi -0,1%.

Il comparto del settore terziario che ha registrato il maggior calo delle retribuzioni nominali (-3,3%) è stato quello delle attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, un fatto legato all’epidemia di coronavirus. Ma anche in un ramo a elevato valore aggiunto e con stipendi elevati come quello delle attività informatiche è stata osservata una flessione (-3,1%), dovuta secondo l’Ust principalmente all’assunzione di nuovo personale con meno anni di anzianità di servizio. Sul fronte opposto va segnalata la progressione delle retribuzioni nell’amministrazione pubblica (+2,1%).

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