30.04.2022 - 17:27
Aggiornamento: 01.05.2022 - 17:08

‘Il volontariato deve essere maggiormente riconosciuto’

È il messaggio di Philipp Matthias Bregy, presidente centrale di Redog, che oggi (con un anno di ritardo causa Covid) ha festegiato i suoi 50 anni

Ats, a cura de laRegione
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Keystone
In azione su Palazzo federale

Mezzo secolo di vita festeggiato con un anno di ritardo. Se le celebrazioni ufficiali per l’importante traguardo tagliato l’anno scorso da Redog, la Società svizzera per cani da ricerca e da salvataggio, la causa è ovviamente la pandemia. Ma oggi, sulla Piazza federale a Berna, la ricorrenza ha potuto essere degnamente sottolineata.

«Vorremmo un migliore riconoscimento del volontariato in generale, non solo da parte della Confederazione ma anche dei cantoni», premette il consigliere nazionale Philipp Matthias Bregy (Centro/Vs), presidente centrale di Redog. I membri di Redog, infatti, non sono pagati né per le formazioni che seguono, né per i loro interventi di soccorso.

Tuttavia, essi «dimostrano un alto livello di competenza, professionalità e flessibilità». Con i suoi cani da soccorso, Redog viene in aiuto di chi si trova in difficoltà il più rapidamente possibile, per esempio per soccorrere persone sepolte sotto le macerie o in montagna.

Oltre 700 membri attivi e circa 600 cani, divisi in gruppi regionali che coprono l’intero territorio elvetico, si allenano regolarmente. Secondo le cifre presentate da Redog, ogni anno forniscono oltre 100’000 ore di lavoro volontario.

L’organizzazione è uno dei membri fondatori della Catena svizzera di salvataggio, insieme al Corpo svizzero di aiuto umanitario, la Croce Rossa svizzera e l’esercito. La Catena svizzera di salvataggio è l’elemento d’intervento immediato soprattutto in caso di terremoto all’estero per il salvataggio delle vittime imprigionate sotto le macerie.

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