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01.03.2022 - 11:49
Aggiornamento: 14:13

Consumo di pornografia, sempre più ragazze e sempre meno ragazzi

La quota di ragazze fra 12 e 19 anni che accede a contenuti digitali per adulti è passata dal 16 al 27% in dieci anni, quella dei ragazzi dal 73 al 57%

ATS, a cura di Marco Narzisi

Il consumo digitale di pornografia tra ragazze e ragazzi sta diventando sempre più simile. È quanto emerge dall’ultimo studio di Jamesfocus condotto dalla ZHAW e da Swisscom su un campione di circa 1’000 adolescenti in Svizzera di età compresa tra i 12 e i 19 anni.

Dal sondaggio della Scuola universitaria di Scienze Applicate di Zurigo (ZHAW), commissionato da Swisscom e pubblicato oggi, risulta come sempre più ragazze consumino materiale pornografico prodotto industrialmente. Tra il 2010 e il 2020 la quota delle adolescenti che guardano filmati pornografici è aumentata dal 16 al 27%.

Tra i ragazzi, invece, si può osservare una tendenza al ribasso. Se nel 2010 il 73% diceva di consumare pornografia, dieci anni più tardi tale proporzione è scesa al 57%. "Partiamo dal presupposto che le preferenze dei giovani consumatori sono meno legate ai ruoli di genere e sempre più a propensioni personali", ha dichiarato l’autore dello studio Gregor Waller, ricercatore della ZHAW, citato in una nota.

L’industria del porno sta reagendo a questa tendenza e produce viepiù i cosiddetti film "female friendly", ovvero pellicole che si rivolgono alle donne e in cui vengono mostrati meno stereotipi di genere, viene precisato nel comunicato. Inoltre, si osserva pure come l’impiego di materiale erotico non sia più un tabù per le ragazze.

Accessibilità costante

Dallo studio emerge pure, in modo meno sorprendente, come lo smartphone sia un compagno costante per sempre più giovani. Se nel 2010 soltanto la metà degli adolescenti utilizzava lo smartphone tutti i giorni o più volte alla settimana, nel 2020 tale quota è passata al 99%: praticamente tutti i ragazzi dai 12 ai 19 anni hanno un telefono cellulare.

I giovani si scambiano perciò opinioni e idee sui servizi di messaggistica o sui social network, il che secondo gli psicologi dei media della ZHAW ha anche un lato negativo: la disponibilità costante, il flusso infinito della comunicazione, nonché un obbligo di documentazione continua della propria vita tramite foto e video. I giovani hanno quindi bisogno di nuove competenze, per integrare più proficuamente la propria vita nel mondo digitale, concludono gli autori dello studio.

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