22.02.2022 - 12:06
Aggiornamento: 19:05

Il 40% degli uccelli nidificanti in Svizzera è minacciato

A rendere difficile la vita ai pennuti sono l’agricoltura intensiva, le zone umide in cattive condizioni e i crescenti disturbi delle attività umane

Ats, a cura de laRegione
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Keystone

Circa il 40% delle specie di uccelli che nidificano in Svizzera è minacciato di estinzione. A rendere loro difficile la vita sono l’agricoltura intensiva, le zone umide in cattive condizioni e i crescenti disturbi delle attività umane.

Le specie che nidificano in Svizzera sono 205: il 40% di queste è considerato in pericolo, un tasso tre volte superiore che nel resto dell’Europa, scrive oggi in una nota la Stazione ornitologica svizzera di Sempach (Lu), che ha pubblicato una nuova Lista Rossa degli uccelli nidificanti minacciati.

Negli ultimi 20 anni, la situazione generale è persino leggermente peggiorata, perché sempre più specie hanno dovuto essere classificate come "potenzialmente minacciate". La percentuale di specie in questa categoria, che è considerata la "lista di preavviso", è salita al 20%. "La Svizzera è quindi lontana dall’essere un allievo modello in materia di protezione degli uccelli", scrive la Stazione ornitologica.

Specie in pericolo in tutti gli ambienti

Ci sono specie in pericolo in tutti i tipi di habitat. La situazione è particolarmente precaria nelle zone umide, dove il 64% delle specie di uccelli è sulla Lista Rossa.

Situazione analoga nelle zone agricole, dove come conseguenza della continua intensificazione dell’agricoltura quasi la metà delle specie (il 48%) è minacciata, compresi molti uccelli un tempo comuni come l’allodola o la quaglia.

Tendenze inquietanti sono evidenti anche in montagna: qui il 38% degli uccelli è considerato minacciato, probabilmente a causa del riscaldamento climatico e dell’aumento delle attività ricreative.

Spiragli di speranza

Ci sono tuttavia alcuni spiragli di speranza: le specie seguite con misure di conservazione sono state in grado di riprendersi. Fra queste figurano la taccola, la cicogna bianca e la pavoncella. Questo dimostra – si legge nella nota – quanto siano importanti i metodi di gestione rispettosi della biodiversità e la conservazione mirata delle specie.

Per migliorare la situazione, bisognerebbe in particolare ridurre l’agricoltura intensiva e ottimizzare le misure di conservazione della biodiversità. C’è anche una grande necessità di azione nelle zone umide per creare e promuovere una rete con biotopi sufficientemente umidi, grandi e indisturbati.

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