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20.01.2022 - 17:33
Aggiornamento: 18:04

Legge Netflix, inoltrate 65mila firme

Si voterà sulla discussa tassa del 4%, ma anche sulla donazione degli organi e sulle frontiere

legge-netflix-inoltrate-65mila-firme
Il bouquet di Netflix su un tablet (Keystone)

Con ogni probabilità, il popolo sarà chiamato a esprimersi – data riservata il prossimo 15 maggio – sulla cosiddetta “Legge Netflix”, norma voluta dal parlamento che obbliga le piattaforme di streaming a investire il 4% del rispettivo reddito lordo generato in Svizzera nella produzione di film elvetici indipendenti. Il Comitato referendario ha inoltrato oggi alla Cancelleria federale 65mila firme.

Alla revisione della legge sul cinema si oppongono le sezioni giovanili dell’Udc, del Plr, dei Verdi liberali e anche diversi esponenti del Centro, spalleggiati dall’associazione svizzera delle televisioni private e da Suissedigital, l’associazione che riunisce gli operatori via cavo.

La revisione della legge prevede, tra l’altro, che le società di streaming – tra cui anche emittenti private come 3+, Sat 1 o Pro7 – dovranno garantire che almeno il 30% della loro programmazione sia dedicata a film europei, che devono essere designati come tali e facili da trovare.


Molti i giovani scesi in piazza contro la legge (Keystone)

In una nota odierna, diffusa in concomitanza con la consegna delle sottoscrizioni, il comitato referendario stigmatizza una legge che, a suo dire, “ignora completamente il consumatore”. Si tratta insomma di una disposizione illiberale, una truffa nei confronti dei fruitori delle piattaforme, stando al comunicato.

La quota del 30% di film europei si applicherà indipendentemente dalla domanda dei consumatori; queste realizzazioni, inoltre, non devono rispondere a criteri di qualità. Il risultato? Le produzioni popolari asiatiche, latinoamericane o statunitensi dovranno essere tolte dal catalogo dei film a disposizione dell’abbonato.

Quanto all’obbligo di investire almeno il 4% in produzioni europee, per il comitato tale prescrizione equivale a una “tassa sui film”; presto o tardi i consumatori dovranno sborsare di più per abbonarsi alle piattaforme di streaming.

Donazione di organi

Oltre alla “Legge Netflix”, il Consiglio federale ha deciso che il 15 di maggio si voterà anche – sempre che i referendum riescano – sui trapianti. Un comitato apolitico composto di medici, esperti di cure, giuristi e specialisti in questione etiche si oppone a una revisione di legge che prevede il consenso presunto in fatto di donazioni.

Poiché in Svizzera mancano organi e donatori, per porvi rimedio il Parlamento ha adottato un cambiamento di paradigma: chi non intende donare i propri organi dopo la morte dovrà dichiararlo formalmente quando è ancora in vita. In mancanza di una dichiarazione, la facoltà di prendere una decisione andrà conferita agli stretti congiunti o a una persona di fiducia.

Frontiere

Il terzo referendum prende di mira il recepimento del regolamento e riguardante la guardia di frontiera e costiera europea (sviluppo dell’acquis di Schengen). Stando alle associazioni di migranti, il nuovo regolamento europeo Frontex non fa che complicare l’ingresso in Europa delle persone in viaggio, compresi coloro che necessitano di protezione.

Al fine di controllare meglio le frontiere esterne di Schengen, e sulla scorta delle ondate migratorie degli ultimi anni, come nel 2015, l’Ue ha deciso di rafforzare il mandato dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) istituita nel 2004. Il nuovo regolamento mira, tra le altre cose, a migliorare il rimpatrio dei migranti illegali, a sostenere i ritorni volontari e a ottenere documenti di viaggio. Il Parlamento ha approvato il progetto nel settembre scorso. I contributi finanziari della Svizzera a Frontex aumenteranno, passando dai 24 milioni di franchi del 2021 a 61 milioni nel 2027.

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