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Il numero di esperimenti su animali in Svizzera è in calo da decenni
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13.01.2022 - 07:27
Aggiornamento: 19:51

Sperimentazione animale in Svizzera, come il gatto col topo

Non sembra avere scampo alle urne l’iniziativa che chiede di abolire gli esperimenti sugli animali. Le risposte alle principali domande.

Di cosa parliamo?

Di esperimenti sugli animali, grazie ai quali vengono sviluppati farmaci e terapie con cui trattare malattie dell’essere umano e degli animali.

Su cosa si vota?

Sull’iniziativa popolare denominata ‘Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani - Sì ad approcci di ricerca che favoriscano la sicurezza e il progresso’, lanciata nel 2017 da un gruppo di cittadini sangallesi, riunitisi nell’associazione Ig Tierversuchsverbots-Initiative CH.


Berna, 18 marzo 2019: consegna delle firme alla Cancelleria federale (foto Keystone)

Cosa chiede l’iniziativa?

Anzitutto, di vietare gli esperimenti sugli animali (e, per analogia, quelli sugli esseri umani). L’iniziativa vuole anche proibire l’importazione di farmaci e altri prodotti sviluppati grazie a questa prassi (sarebbero interessati anche i vaccini contro il Covid-19). Il divieto non si applica ai prodotti già esistenti, a condizione che per il loro ulteriore sviluppo non vengano effettuati esperimenti diretti o indiretti sugli animali. L’iniziativa chiede infine di garantire lo stesso sostegno statale alla ricerca condotta senza impiegare animali.

Qual è la situazione in Svizzera?

La sperimentazione è consentita, come in altri Paesi, ma a condizioni assai restrittive. Ogni esperimento viene autorizzato dalle autorità cantonali competenti dopo preavviso di un’apposita commissione, nella quale siedono anche rappresentanti delle organizzazioni di protezione degli animali. Il nullaosta arriva soltanto se l’obiettivo non può essere raggiunto in altro modo e se l’utilità per la società giustifica la sofferenza inferta agli animali; inoltre, possono essere impiegati unicamente gli animali strettamente necessari, badando di arrecare loro la minore sofferenza possibile. Simili esperimenti, comunque, sono in costante diminuzione: il numero degli animali (per la maggior parte topi, ratti e uccelli) impiegati ogni anno a fini sperimentali è sceso da quasi 2 milioni all’inizio degli anni Ottanta a circa 560mila nel 2020. Però a questi – ha riferito la ‘Nzz am Sonntag’ – ne vanno aggiunti almeno altrettanti (per lo più topi) allevati a questo scopo, ma mai effettivamente impiegati in sperimentazioni e quindi in buona parte sottoposti ad eutanasia. In nessun Paese dell’Ue la sperimentazione animale è vietata completamente. Alcuni Stati hanno però introdotto un divieto parziale, riguardante in particolare l’industria cosmetica.

Perché questa votazione è rilevante?

Anzitutto perché, se l’iniziativa verrà accolta, in Svizzera non saranno più disponibili nuovi farmaci (vaccini compresi) ad uso umano e veterinario sviluppati grazie alla sperimentazione animale. L’iniziativa inoltre limiterebbe parecchio l’attività di università, ospedali, industria farmaceutica e aziende nel settore della tecnologia medica e della chimica. La questione della sperimentazione animale è da tempo controversa. Negli ultimi anni ha acquisito un nuovo slancio politico, anche in Svizzera, sull’onda di una serie di iniziative popolari riguardanti più o meno direttamente il benessere degli animali (iniziative sui pesticidi, contro l’allevamento intensivo, ecc.).

Quali sono le forze in campo?

A favore dell’iniziativa si batte un piccolo comitato formato in massima parte da cittadini del canton San Gallo. È spalleggiato da un’ottantina di organizzazioni, gruppi di protezione degli animali, aziende e singoli esponenti del Partito socialista e dei Verdi. La Protezione svizzera degli animali, così come la radicale Sentience Politics (all’origine dell’iniziativa contro l’allevamento intensivo), sono schierate per il ‘no’. Anche Consiglio federale e Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa, alla quale non hanno voluto opporre un controprogetto. Lo stesso fanno tutti i partiti e le principali organizzazioni economiche.

Cosa dicono i favorevoli?

Oggi i ricercatori dispongono di mezzi molto più moderni ed etici degli esperimenti sugli animali. È inammissibile continuare su questa via, abusando di animali e di pazienti non in grado di esprimere la propria volontà. Nel 95% dei casi, principi attivi che in base ai test sugli animali sembrano promettenti non superano la sperimentazione animale. Per giunta, i risultati di questi esperimenti non sono in grado di fornire previsioni attendibili per un altro essere vivente. Infine, non è affatto vero che la ricerca sull’essere umano sarà vietata: i rifiuti biologici chirurgici o le donazioni di sangue, ad esempio, offrono un vasto materiale sul quale fare ricerca. Bisogna investire in esperimenti che non provocano sofferenza agli animali.

Cosa replicano i contrari?

L’iniziativa è estrema, poiché oggigiorno “non esistono alternative” alla sperimentazione animale “nella ricerca oncologica, sulle malattie neurodegenerative, o anche nella chirurgia” (Consiglio federale). Un ‘sì’ alle urne comporterebbe “notevoli svantaggi” per la Svizzera, scrive sempre il Consiglio federale: esseri umani e animali non potrebbero più beneficiare di un gran numero di terapie mediche, il che renderebbe impossibile o quasi trattare determinate malattie e condurrebbe a “una medicina a due velocità” (“trattamenti e farmaci di ultima generazione sarebbero accessibili unicamente a chi potrebbe permettersi di andare all’estero”); le attività di ricerca e sviluppo di farmaci e di prodotti quali preparati fitosanitari verrebbero ridimensionate ed eventualmente trasferite all’estero; e posti di lavoro sarebbero in pericolo. La Svizzera, per di più, ha “una delle leggi più severe al mondo”, sottolinea il Governo.

Esistono alternative alla sperimentazione animale?

Sì, anche se non in tutti gli ambiti la ricerca può essere effettuata prescindendo da questa prassi. Anche in Svizzera comunque si intensificano gli sforzi per ridurre o rimpiazzare gli esperimenti sugli animali. Il centro di competenze 3R (che punta a sostituirli con metodi alternativi, a ridurne il numero e a limitare la sofferenza degli animali) sta investendo 1,3 milioni di franchi in quest’ambito. Il relativo programma di ricerca del Fondo nazionale svizzero è stato dotato di 20 milioni di franchi fino al 2027: studierà come ridurre il numero di esperimenti sugli animali e renderli meno stressanti; inoltre, elaborerà le basi per aspetti etici e sociali. Anche singole aziende ed enti pubblici si muovono in questa direzione. Ad esempio: i ricercatori dell’Istituto federale per l’approvvigionamento, la depurazione e la protezione delle acque (Eawag) hanno sviluppato una linea di cellule di pesce che permette di valutare la tossicità delle sostanze chimiche senza l’uso dei pinnati vivi.


Alternative non sempre possibili (foto Keystone)

Quante chance ha l’iniziativa di essere approvata?

Pochissime. In Parlamento nessuno l’ha sostenuta. Partiti e scienziati hanno buone ragioni per dormire sonni tranquilli. Stando ai primi sondaggi, l’iniziativa va verso una netta bocciatura. Già piuttosto elevata in questa fase embrionale della campagna, la percentuale di ‘no’ (Ssr: 48%; Tamedia: 61%) è destinata a crescere nelle prossime settimane. Il testo raccoglie una maggioranza di consensi soltanto tra i simpatizzanti dei Verdi. Troppo poco per un ‘sì’, che oltretutto richiede pure la maggioranza dei cantoni, ostacolo praticamente insormontabile. Per gli animalisti non sarebbe la prima bocciatura. Tre iniziative popolari sul divieto di sperimentazione animale sono state respinte in modo netto alle urne nel 1985, nel 1992 e nel 1993.

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