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11.01.2022 - 15:13
Aggiornamento: 19:38

Picco di contagi a metà gennaio, possibile ridurre la quarantena

Secondo la task force, la variante Omicron, grazie anche alla vaccinazione, sta contribuendo a una situazione ospedaliera e di decessi stabile

Ats, a cura de laRegione
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Keystone

L’attuale forte ondata pandemica – la maggiore finora – dovrebbe raggiungere l’apice ancora nel corso del mese di gennaio, per poi diminuire, con 300 persone a settimana in cure intense. Il 10-15% della popolazione attiva – una su sei – potrebbe ritrovarsi in isolamento o quarantena, con conseguenze sul buon funzionamento di alcuni servizi essenziali.

Lo ha affermato oggi Tanja Stadler, presidente delle Task Force Covid-19 del Consiglio federale, durante il consueto incontro coi media per fare il punto della situazione.

Tenuto conto della predominanza della variante Omicron del coronavirus-19, molto contagiosa ma dal decorso meno grave rispetto alle varianti precedenti, il periodo di quarantena potrebbe essere ridotto, ha dichiarato dal canto suo Virginie Masserey dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), accennando anche al periodo di incubazione più corto. In merito alla quarantena, il Consiglio federale dovrebbe decidere domani.

Stando alla stessa Masserey, la forte progressione delle infezioni – molte delle quali non registrate – dovrebbe tradursi in un aumento dei ricoveri nelle prossime settimane, anche se i decessi dovrebbero rimanere stabili. Il numero di persone in cure intense – perlopiù soggetti non vaccinati – rimane stabile, anche se a un livello elevato. A contribuire a questa evoluzione è anche la variante Omicron, che pur essendo molto contagiosa sfocia in decorsi meno gravi per i pazienti, anche grazie alla vaccinazione.

A livello di vaccinazioni, si segnala soprattutto una progressione delle terze dosi, un elemento importante che consente di rafforzare le difese immunitarie. Circa i bambini da 5 a 11 anni, al momento si registrano 10mila vaccinazioni, con differenze tra i Cantoni.

A livello di test, la domanda rimane sempre molto elevata, ha spiegato Masserey, puntualizzando che, diversamente da quanto è stato diffuso su alcuni media nel fine settimana, le analisi PCR per i test antigenici positivi non sono state soppresse.

Tanja Stadler ha spiegato dal canto suo che, nelle prossime settimane, visto l’andamento della pandemia, da un terzo a metà degli Svizzeri si sarà infettato con la variante Omicron, poi il numero di infezioni dovrebbe calare a causa dell’alto numero di persone ormai immunizzate, vuoi perché entrate in contatto col virus vuoi perché vaccinate (65%-80%). Rimarrà comunque una parte della popolazione non immunizzata, ha affermato. La vaccinazione, insomma, rimane un’opzione più che raccomandabile.

10-15% della popolazione in isolamento

Le autorità sanitarie si aspettano che al picco dell’attuale ondata di Omicron, il 10-15% della popolazione attiva sarà in isolamento o in quarantena, col rischio che molte attività della vita pubblica siano compromesse.

“Ci saranno interruzioni su tutti i fronti”, ha sostenuto Tanja Stadler. Priorità assoluta, ha detto, è garantire che nulla si fermi. Secondo Virginie Masserey, bisognerà trovare un “buon compromesso” tra la lotta alla pandemia e il funzionamento delle infrastrutture.

476 soldati al fronte

Secondo il comandante di corpo Hans-Peter Walser, capo comando istruzione, 476 membri della truppa sono attualmente in servizio a causa del coronavirus: 135 di loro sono volontari.

L’esercito è attualmente impegnato nei cantoni di Argovia, Friburgo, Ginevra, Giura, Lucerna, Neuchâtel, Nidvaldo e Vallese “dove i mezzi civili non sono sufficienti”, ha spiegato Walser, aggiungendo che l’esercito non sottrae personale specializzato agli ospedali. È solo all’inizio di uno spiegamento che il personale medico specializzato è necessario, ma solo per un breve periodo di tempo.

Contact tracing al limite

Alla luce della forte progressione del virus tra la popolazione, le unità di contact tracing nei cantoni sono giunte al limite delle rispettive capacità. Il forte aumento del numero di casi e l’intervallo spesso lungo tra il test e il risultato sono una vera sfida, ha affermato Marina Jamnicki, medico cantonale dei Grigioni.

Di conseguenza, non è sempre possibile raggiungere tutte le persone infette per tempo. I processi sono sempre più automatizzati, tramite Sms e registrazione online, dato che non c’è più la possibilità di chiamare tutti.

“Dopo quasi due anni di pandemia, alcune persone non hanno ancora capito perché dobbiamo isolarci”, ha spiegato Jamnicki. È vero che molte persone hanno sintomi lievi, ma le regole vanno comunque seguite, ha spiegato. È vero che c’è pressione, specie da parte del mondo economico, per ridurre o abolire isolamenti e quarantene. Ma non spetta ai Cantoni prendere una decisione, ha puntualizzato.

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