09.01.2022 - 09:58
Aggiornamento: 15:28

Mafia: la situazione è ‘molto seria’ in Svizzera

A dirlo è l’ex procuratrice federale presso il Ministero pubblico della Confederazione, Rosa Cappa, in un’intervista pubblicata da Blick.ch

Ats, a cura de laRegione
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Ti-Press

La Svizzera deve intensificare la lotta alla mafia. È quanto afferma Rosa Cappa, ex procuratrice federale presso il Ministero pubblico della Confederazione, in un’intervista pubblicata ieri da Blick.ch. Per farlo devono essere create unità di polizia specializzate e leggi più severe sui beni confiscati, sostiene.

“La situazione è molto seria”, rileva Cappa, aggiungendo che trent’anni fa la mafia ci portava solo i soldi sui suoi conti bancari, mentre oggi i suoi membri vivono tra noi, si sono stabiliti qui.

Oggi avvocata in Ticino, dopo essere stata procuratrice federale dal 2003 al 2015, Cappa parla di una ventina di cellule mafiose in Svizzera. I mafiosi e le loro famiglie si infiltrano nell’economia investendo in ristoranti, alberghi, nell’immobiliare e nelle imprese per riciclare denaro – aggiunge – facendo notare che queste persone sono integrate nella società: vivono nei villaggi, vanno in chiesa e sono attive nelle associazioni.

Secondo Cappa la Svizzera ha finora sottovalutato il problema: Il più delle volte si è accontentata di fornire assistenza legale all’Italia e non è stata quasi mai attiva. È più comodo “espellere un criminale e fingere che il problema sia risolto”.

Cappa critica anche la massima autorità investigativa svizzera, di cui lei stessa ha fatto parte, per aver abbandonato indagini sulla mafia per motivi di immagine. Erano troppo costose e le possibilità di successo troppo incerte.

Per cambiare le cose, l’ex procuratrice propone di creare delle unità di polizia specializzate. A suo avviso dovrebbe anche essere possibile confiscare i beni di un mafioso, indipendentemente dalla sua condanna. “In Italia i mafiosi temono per i loro beni, a differenza di qui”.

Oggi le forze di polizia cantonali, che sono geograficamente più vicine alle cellule mafiose, hanno poche risorse e competenze, aggiunge l’avvocata. Il crimine organizzato di stampo mafioso è di competenza della Confederazione, ma quest’ultima si concentra soprattutto sulla criminalità economica.

In ottobre, anche la direttrice dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol), Nicoletta della Valle, aveva evidenziato le carenze nella lotta contro la mafia in Svizzera, chiedendo un migliore scambio di informazioni tra Cantoni e Confederazione.

In dicembre, il Consiglio nazionale ha approvato un postulato di Marco Romano (Centro/Ti) in questo senso. Il Governo deve ora esaminare gli strumenti esistenti e se sia necessario apportare modifiche alla legge.

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