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Il consigliere federale Ignazio Cassis durante la conferenza stampa sull’accordo relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri
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27.10.2021 - 15:32
Ats, a cura de laRegione

Con l’Italia ancora nodi da sciogliere a livello finanziario

Il Consiglio federale ha risposto a un postulato di Marco Romano. Fra le questioni aperte la lista nera del 1999 e la Convenzione sulle doppie imposizioni

Negli ultimi anni le relazioni con l’Italia in ambito finanziario e fiscale hanno segnato progressi significativi. Rimangono però ancora alcuni nodi da sciogliere: la lista nera del 1999, la revisione della Convenzione sulle doppie imposizioni e l’accesso delle banche elvetiche al mercato italiano per la gestione patrimoniale, tema ancora fonte di divisioni tra i due Paesi.

È quanto risponde oggi il Consiglio federale in un rapporto redatto all’indomani dell’accordo fiscale sui frontalieri firmato dalla Svizzera e dall’Italia in risposta a un postulato di Marco Romano (Centro/TI), il quale chiedeva lumi sull’attuazione della Road Map tra i due Paesi del 2015.

Il bilancio stilato dal Governo è positivo: molte delle questioni aperte evocate in quel documento, non vincolante giuridicamente, sono state risolte: è l’esempio, oltre all’accordo sui frontalieri – ancora in fase di ratifica in Italia – dello scambio automatico di informazioni relative a conti finanziari o della regolarizzazione del passato fiscale (scudi fiscali italiani).

Liste nere

Stando al rapporto, negli anni 90 l’Italia ha introdotto un sistema di liste fiscali bianche e nere. La Svizzera figurava su tre liste nere: quella del 1999, relativa alle persone fisiche, e quelle del 2001 (imprese estere controllate) e del 2002 (indeducibilità dei costi), riguardanti le persone giuridiche.

Nel gennaio 2016, Roma ha abolito le liste del 2001 e del 2002. Oggi non vi sono più liste nere italiane che producano effetti diretti su società svizzere o italiane che abbiano rapporti commerciali ed economici con la Svizzera.

La Confederazione figura ancora nella lista nera del 1999 per i cittadini italiani: essa prevede l’inversione dell’onere della prova circa il domicilio fiscale per le persone fisiche residenti in Italia che trasferiscono il domicilio in Svizzera. Questa misura comporta maggiori costi amministrativi per i soggetti che dall’Italia intendono stabilire la loro residenza in Svizzera.

Benché tale lista non abbia ripercussioni dirette sulle imprese elvetiche che vogliono investire nella Penisola, vista la connotazione negativa della presenza su una lista nera, Berna si adopera per porre rimedio a questa situazione. I colloqui al riguardo sono proseguiti anche quest’anno lasciando presagire una prossima soluzione soddisfacente, specifica il documento.

Doppie imposizioni

Circa la Convenzione per le doppie imposizioni entrata in vigore nel 1979, finora è stato in generale attuato quanto previsto dalla Road Map, scrive il Consiglio federale nel rapporto.

Inoltre, gli sviluppi relativi ad altri dossier, in particolare alla Convenzione Beps (Base Erosion and Profit Shifting) e alla Riforma fiscale e finanziamento dell’AVS (Rffa), hanno avuto o avranno effetti indiretti sugli aspetti toccati dalla revisione. I colloqui sono ripresi dopo la firma dell’accordo sui frontalieri.

Servizi finanziari

In merito ai servizi finanziari transfrontalieri, dopo la firma della Road Map hanno avuto luogo diversi colloqui e incontri bilaterali sul tema dell’accesso da parte delle banche al mercato transfrontaliero.

Nel 2018, l’Italia ha deciso di introdurre l’obbligo di stabilire una succursale seguendo le direttive europee al riguardo. Di conseguenza, qualora intendano prestare attivamente servizi a clienti privati in Italia, le banche svizzere devono stabilire una succursale nel Belpaese e sottoporla ad autorizzazione.

La Svizzera ha richiamato l’attenzione di Roma sul fatto che tale obbligo è d’ostacolo a un potenziale miglioramento dell’accesso al mercato transfrontaliero. Il settore bancario elvetico ha proposto di concludere un accordo bilaterale con Roma per permettere l’attività di gestione patrimoniale transfrontaliera con clienti privati senza obbligo di succursale. Un accordo sull’accesso al mercato come quello proposto sarebbe in linea di principio compatibile con il pertinente diritto Ue, secondo la Confederazione.

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