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Un colpo in canna per l’accesso al mercato italiano

Differire l’approvazione dell’Accordo sui frontalieri quale condizione per l’accesso al mercato finanziario italiano da parte delle banche svizzere

di di Marco Bernasconi e Samuele Vorpe*

Il 27 ottobre scorso, il Consiglio federale ha preso posizione sui vari punti concertati con il governo italiano e inclusi nella roadmap nel febbraio 2015, rispondendo a un’interpellanza presentata dal consigliere nazionale Marco Romano. Nel rapporto concernente le relazioni con l’Italia nel settore finanziario e fiscale emerge un risultato più che soddisfacente sul suo lavoro svolto in questi ultimi sei anni. A nostro avviso non è però così. Ma andiamo con ordine. La roadmap tra i due Stati prevede un chiaro impegno politico in merito a diversi aspetti centrali delle relazioni bilaterali in ambito fiscale e finanziario. Tra questi ve ne sono però ancora alcuni che necessitano di una soluzione, mentre altri sono in fase di risoluzione. L’Accordo sui frontalieri è stato (finalmente) firmato lo scorso anno e ora è pendente nei rispettivi parlamenti per approvazione. Il Consiglio federale ha salutato con grande soddisfazione questo risultato, evidenziando soluzioni anche “più vantaggiose di quanto previsto nella roadmap”. Su questo aspetto si potrebbero sicuramente sollevare delle fondate obiezioni, considerando l’inserimento di una norma transitoria (non prevista dalla roadmap) che permetterà agli attuali frontalieri di continuare a essere tassati con le vecchie regole dell’Accordo del 1974 fino a quando resteranno attivi professionalmente nel mercato del lavoro ticinese, grigionese e vallesano. Tuttavia è inutile ora lamentarsi, anche perché l’Accordo è stato firmato dai governi e i parlamenti non potranno modificare i suoi contenuti.

Nel suo rapporto, il Consiglio federale osserva inoltre che la Svizzera continua a figurare nella lista nera italiana del 1999 riguardante i trasferimenti di residenza in paradisi fiscali da parte di cittadini italiani, prevedendo un’inversione dell’onere probatorio. Con la concessione della Svizzera dello scambio di informazioni all’Italia (avvenuta nel 2015), questa misura di diritto interno italiano non si giustifica più, nonostante ciò l’Italia non ha fatto nulla per stralciare la Svizzera da questa lista che continua a creare ostacoli alle persone che vogliono trasferirsi sul territorio svizzero. Il governo si è però detto soddisfatto perché “dopo gli ultimi colloqui si profila tuttavia una soluzione in tempi ravvicinati anche su questo aspetto”. Si tratta per ora solo di una speranza del Consiglio federale che però difficilmente troverà risposte concrete dall’Italia se non ci saranno mezzi di pressione da parte svizzera.

Un altro tema – particolarmente importante per il Canton Ticino – pure previsto dalla roadmap, è la regolamentazione dell’accesso al mercato finanziario italiano per gli operatori svizzeri, senza necessità di aprire una succursale in Italia, come avvenuto con la Germania. A oggi i colloqui tra i due Stati non sono mai iniziati, come confermato anche dalla segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali presso il Dipartimento federale delle finanze, Daniela Stoffel, in occasione della conferenza stampa avvenuta a Bellinzona per la firma dell’Accordo sui frontalieri. Nel suo rapporto il Consiglio federale afferma di aver raggiunto anche questo obiettivo, indicando che “l’Italia è in dialogo con la Svizzera per consentire l’accesso al mercato attraverso lo stabilimento di una succursale. Sotto il profilo puramente giuridico, la conclusione di un accordo bilaterale della Svizzera con l’Italia diretto a permettere l’accesso al mercato transfrontaliero senza lo stabilimento di una succursale resta in linea di massima possibile. Il Consiglio federale continua ad adoperarsi per il miglioramento dell’accesso delle banche svizzere al mercato transfrontaliero”. Al momento non sembra proprio che questo obiettivo politico, stabilito dalla roadmap, possa ritenersi raggiunto.

L’Italia in questi ultimi anni ha raggiunto tutti i suoi obiettivi fiscali nei rapporti con la Svizzera: ha ottenuto lo scambio automatico di informazioni, la firma dell’Accordo sui frontalieri e ha continuato a qualificare la Svizzera come un paradiso fiscale, poiché è ancora inclusa nella lista nera del 1999. La Svizzera, per contro, è ancora ben lontana dal poter raggiungere un’intesa con l’Italia per consentire alle banche svizzere di operare attivamente in Italia, oltre allo stralcio dalla lista nera.

Se venisse approvato dalle Camere federali l’Accordo sui frontalieri, il nostro Paese perderebbe ogni potere contrattuale nei confronti dell’Italia. Dovremmo quindi affrontare a “mani nude” i prossimi negoziati, sempre se avranno luogo, stabiliti dalla roadmap del 2015. Da un profilo politico sembrerebbe giudizioso e opportuno differire l’approvazione dell’Accordo sui frontalieri sino al momento in cui l’Italia consentirà alle nostre banche di operare sul suo territorio, come convenuto a suo tempo.

Marco Bernasconi, Ph.D., professore di diritto tributario

Samuele Vorpe, responsabile del Centro competenze tributarie della Supsi

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