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16.06.2021 - 17:530
Aggiornamento : 19:00

Tpf, due islamisti a processo. 'Prendiamo le distanze dall'Isis'

Due ginevrini, accusati di essersi uniti allo Stato Islamico in Siria e Iraq, dichiarano ora di aver definitivamente voltato le spalle all'estremismo

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha chiesto oggi 36 mesi e 30 mesi di reclusione, parzialmente sospesi, contro due ex islamisti che sono comparsi davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona. I difensori hanno chiesto l'assoluzione. La sentenza sarà pronunciata in altra data.

Il procuratore federale ha ricordato la gravità dei fatti che hanno portato i due ginevrini, di 26 e 35 anni, al banco degli imputati. Dal 2013 i due, che frequentavano gli ambienti di estrema destra ginevrini, si sono avvicinati al movimento islamista che gravitava attorno alla moschea di Petit-Saconnex.

Il rappresentante del MPC ha sottolineato che gli atti preparatori dei due uomini prima della loro partenza per la Turchia, da dove avrebbero dovuto unirsi ai combattenti del sedicente Stato islamico (Isis) nella zona siro-irachena, erano gravi e assodati. Gli imputati hanno riconosciuto i fatti e non hanno mai veramente espresso rimorsi, anche se ora hanno preso le distanze dall'Islam radicale.

La difesa chiede assoluzione

Gli avvocati dei due ex islamisti hanno chiesto l'assoluzione per tutti i capi d'accusa. François Canonica, legale di H. G., ha sottolineato il pentimento totale del suo cliente, la sua condotta irreprensibile dal suo rilascio quattro anni fa e la fattualità di ciò che ha chiamato la sua "deradicalizzazione". Si è opposto all'estensione delle restrizioni.

Philipp Roth è arrivato alle stesse conclusioni per il suo cliente, il giovane A. M., che è stato introdotto nei circoli islamisti da H. G. quando aveva solo 18 anni. Ha insistito sulle circostanze attenuanti, cioè la lunga durata della procedura penale, la piena cooperazione dell'imputato, il suo totale pentimento e la sua buona condotta.

Dall'estrema destra all'Islam radicale

A. M., originario di Ginevra, 26 anni il 25 settembre, era stato arrestato l'8 giugno 2016 all'aeroporto di Zurigo, di ritorno dalla Turchia, dove aveva trascorso diversi mesi in un campo di addestramento e da dove aveva tentato di unirsi alle truppe dell'Isis in Siria.

Il giovane, inizialmente seguace di ambienti di estrema destra, si era radicalizzato attraverso il contatto con il suo amico e coimputato H. G. e altre persone che frequentavano la moschea di Petit-Saconnex di Ginevra.

Incalzato dalle domande della corte e del procuratore federale, A. M., a cui è stata concessa la liberazione condizionale dopo sei mesi di detenzione, sta attualmente completando un apprendistato e vive in coppia. Ha spiegato alla presidente del tribunale che si era avvicinato ai movimenti di estrema destra prima e a quelli islamisti poi a causa della sua "volontà bellicosa e della mancanza di amore familiare".

Il ginevrino, che ora è in trattamento psicologico, ha preso completamente le distanze dall'Islam radicale: "È ormai storia antica, non farò più quello che ho fatto", ha assicurato alla corte.

Consapevolezza progressiva

Lo stesso vale per H. G., che compirà 35 anni il 25 agosto. Anche questo ginevrino di origine tunisina, figlio unico, ha definitivamente voltato pagina. Ha spiegato dettagliatamente alla corte il suo percorso, dapprima negli ambienti dell'estrema destra ginevrina, dove aveva conosciuto il giovane A. M. nel 2013, per poi passare al movimento islamista che gravitava intorno alla moschea di Petit-Saconnex.

H. G. ha detto che a causa delle origini straniere, si sentiva a disagio nelle file dell'estrema destra, il che lo ha portato, ha detto, a trovare "l'analogo arabo" di questo tipo di movimenti e ad aderire agli ideali dell'Isis intorno al 2013-2014 dopo essersi documentato sulle reti sociali e aver visto video di propaganda, in particolare di Al-Qaida e dell'Isis.

"Da allora in poi", ha ammesso, "ero pronto ad andare a combattere in nome dell'Islam e per me si trattava di aiutare i perseguitati e abbattere gli oppressori".

"Deriva settaria"

Oggi H. G., diventato antiquario a Ginevra, dice di essere "disgustato dallo Stato islamico: ho aperto gradualmente gli occhi sugli orrori commessi da questi combattenti, grazie alle testimonianze che ho sentito quando ero in prigione in Turchia".

H. G., che aveva raggiunto la Turchia alla fine del 2014 per unirsi alla zona di combattimento siro-irachena, è stato poi arrestato e messo in un centro di detenzione in attesa dell'espulsione. È stato arrestato al suo ritorno in Svizzera il 9 agosto 2016 e gli è stata concessa la liberazione condizionale l'8 maggio 2017. Ora sostiene di essere un musulmano poco praticante e non violento, ed etichetta il movimento islamista come una "deriva settaria".

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) accusa H. G. di aver lasciato la Svizzera per unirsi all'Isis nella zona siro-irachena dalla fine del 2014 all'agosto 2016, di aver condiviso materiale di propaganda con A. M. e di aver fornito a quest'ultimo un sostegno logistico per integrarlo nell'organizzazione. H. G. è anche accusato di aver aiutato altri simpatizzanti dell'Islam radicale ad unirsi alle organizzazioni combattenti e di averli finanziati.

A. M. dal canto suo è accusato di aver lasciato la Svizzera tra la fine del 2014 e il giugno 2016 con l'obiettivo di unirsi all'Isis nella zona di conflitto tra Siria e Iraq e di aver finanziato questa organizzazione.

 


 

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