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01.03.2021 - 13:14
Aggiornamento: 15:10

Unia va fino a Parigi per contestare il ‘sistema Dpd’

Il sindacato che difende gli autisti svizzeri del grande corriere ha condotto la protesta fin sulla porta della Posta francese, che controlla il gruppo

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(Unia)

La protesta sindacale in difesa degli autisti di Dpd è arrivata fino a Parigi. Unia si è recata oggi presso la sede centrale di Dpd Europe e di Geopost, la società della Posta francese che controlla il secondo corriere più utilizzato in Europa. Il sindacato svizzero e quelli francesi Cgt e Sud chiedono "che lo sfruttamento degli autisti Dpd sia fermato e che i diritti sindacali dei lavoratori siano rispettati", si legge in un comunicato. I rappresentanti dei lavoratori "hanno consegnato oggi ai responsabili l'ampio rapporto sul 'sistema Dpd', in cui sono delineati gli abusi dilaganti in Svizzera. Hanno sottolineato il fatto che una società di proprietà della Posta francese (e in ultima istanza dei contribuenti francesi) sta precarizzando le condizioni di lavoro nel mercato postale svizzero e mettendo in pericolo la pace sociale". La richiesta: "I proprietari francesi di Dpd (Schweiz) Ag devono assumersi le loro responsabilità e porre fine all'atteggiamento di chiusura della direzione locale".

Unia, Cgt e Sud chiedono congiuntamente "l'applicazione dell'accordo internazionale dei sindacati con GeoPost, che garantisce i diritti sindacali dei lavoratori e prevede negoziati con i sindacati rappresentativi". La Dpd svizzera "ha finora rifiutato di entrare in tali negoziati con Unia, anche se è stato richiesto da molti autisti e dipendenti del deposito. Unia esige da Dpd l'inizio immediato dei negoziati questa settimana".

Numerose le violazioni contestate all'azienda: forme di lavoro gratuito (ore non retribuite), pause negate, livelli salariali infimi, ritmi surreali, multe per ogni minimo errore, ipersorveglianza e vessazioni dalle pesanti conseguenze psicofisiche. E ora che è scoppiata la polemica, secondo Unia in alcuni depositi gli autisti avrebbero dovuto anche firmare documenti per negare l'imposizione di straordinari.

Mentre prosegue la protesta nei magazzini, Unia continua a contestare la posizione del gruppo: "L'azienda sostiene che i dati di consegna nel sistema operativo Predict (utilizzato per tracciare pacchi e autisti tramite appositi scanner, ndr) non sono associati ai singoli autisti, così che le ore di lavoro non possono essere determinate attraverso il sistema. Si può dimostrare che ciò è falso. Gli autisti devono avere accesso immediato ai loro dati. Il lavoro non pagato svolto durante la pandemia e prima deve ora essere pagato". Dpd sosterrebbe infine che "esiste un contratto collettivo di lavoro valido per il settore", mentre "questo non è più in vigore dall'inizio del 2021".

Le azioni di organizzazione e protesta proseguiranno in tutta la Svizzera.

Leggi anche:

Dpd: gli schiavi del furgone e l’impero dei pacchi

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