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(Keystone)
08.02.2021 - 21:28

Un ‘no’ femminista all’iniziativa anti burqa

Per le donne socialiste per “risolvere un problema inesistente, vengono messe alle gogna migliaia di donne musulmane”

Un "no" femminista a una proposta di modifica costituzionale islamofoba e sessista che, col pretesto dell'uguaglianza, dice alle donne come devono vestirsi. È il messaggio lanciato dalle Donne socialiste svizzere mediante il quale raccomandano a popolo e Cantoni di respingere, il prossimo 7 di marzo, l'iniziativa popolare contro la dissimulazione del viso, nota anche come iniziativa anti burqa.

"Il mio corpo, la mia scelta: scelgo io come mi voglio vestire, e dovrebbe essere lo stesso per tutte le donne", ha sostenuto Ronahi Yener, presidente della sezione di Zugo di Gioventù socialista, di religione musulmana.

Per Kaya Pawlowska, co-presidente delle donne socialiste di Ginevra, l'iniziativa "anti burqa" pensa di risolvere un problema, peraltro inesistente, mentre invece mette alla gogna migliaia di donne musulmane che vivono in Svizzera.

Riferendosi all'Unione democratica di centro, che sostiene l'iniziativa, Tamara Funiciello, co-presidente delle Donne socialiste svizzere e consigliera nazionale, ha giudicato ridicolo il fatto che questo partito si erga a difensore dei diritti delle donne quando, fino al 1991, "voleva negare loro il diritto di voto".

Per la deputata bernese l'atteggiamento dell'UDC è uno specchietto per le allodole: questo partito non si interessa tanto alle donne, quanto a fomentare sentimenti anti musulmani. "Questo è ciò contro cui stiamo combattendo", ha sottolineato.

Le donne socialiste si battono contro la violenza sulle donne, contro il patriarcato e per più diritti, ha spiegato Funiciello. Lo Stato non ha il diritto di imporci un codice di abbigliamento ancorandolo nella Costituzione federale. "Ciò che una persona intende indossare deve deciderlo da sola", ha sostenuto.

Per Martine Docourt, co-presidente delle Donne socialiste e membro del Gran consiglio di Neuchâtel, chiunque sia d'accordo con l'iniziativa promuove una società razzista e sessista. È ora, a suo avviso, di battersi contro i veri problemi che affliggono la società, come le ineguaglianze salariali tra uomini e donne o la violenza domestica.

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