soldi-a-chi-produce-materiale-bellico-ecco-la-posta-in-gioco
Keystone
ULTIME NOTIZIE Svizzera
Svizzera
1 ora

In Svizzera 2'019 casi in 72 ore, giù il tasso di riproduzione

Resta stabile la situazione di ricoveri e decessi, anche se cresce di poco l'occupazione dei pazienti Covid in cure intense
Svizzera
2 ore

Caduta massi, Axenstrasse riaperta

Lo comunica l'Ufficio federale delle strade. La strade era stata chiusa ieri in entrambe le direzioni dopo una caduta di massi fra Sisikon e Flüelen
Svizzera
2 ore

Attivisti pro-clima occupano sedi Ubs e Credit Suisse, 30 fermati

Circa duecento manifestanti in azione a Zurigo contro gli investimenti in petrolio, gas e carbone. Lo sgombero si è svolto pacificamente
Svizzera
3 ore

Fine accordo quadro: alla Svizzera serve una tabella di marcia

Secondo Martin Eichler, capo economista dell'istituto Bak, l'incertezza attuale penalizza le prospettive del Paese
Svizzera
6 ore

Altri sassi sulla Axenstrasse: nuovamente chiusa la strada

La frana si è verificata in zona 'Sulzegg': danneggiata un'auto ma nessun ferito. Circolazione interrotta a tempo indeterminato
Svizzera
19 ore

Il mese di luglio più piovoso di sempre

Record a Robièi, in Val Bavona. In molte aree della Svizzera è risultato quello con maggiori precipitazioni dall'inizio dei rilevamenti
Svizzera
19 ore

‘Lupi e orsi? Siano i simboli del turismo alpino’

Jürg Schmid, ex direttore di Svizzera Turismo e presidente di Grigioni Vacanze: ‘Non vanno uccisi, devono diventare portabandiera dell'ecoturismo’
festa nazionale
20 ore

Marco Chiesa: ‘Città covo della sinistra e parassitarie’

Il presidente dell’Udc ha accusato i centri urbani di essere troppo distanti dalle vere esigenze dei cittadini
Svizzera
1 gior

Festa nazionale, il Grütli delle donne

A cinquant'anni dal diritto di voto femminile, l'associazione Alliace F ha organizzato l'evento celebrativo e di rivendicazione sullo storico praticello
Svizzera
1 gior

Guy Parmelin: 'Un Paese determinato con un'energia rinnovata'

In occasione dell'allocuzione, il presidente della Confederazione parla della forza del popolo svizzero, della solidarietà e dell'impegno civico per la collettività
Svizzera
1 gior

Cassis celebra la diversità della Svizzera da Bangkok

Il consigliere federale, impegnato in una visita di Stato, festeggia il Primo agosto all'estero per la prima volta dalla sua elezione
Svizzera
1 gior

Festa nazionale, ‘procedere insieme nella diversità’

La consigliera federale Karin Keller-Sutter ha tenuto il suo discorso in una fattoria della campagna lucernese durante un tradizionale brunch
Svizzera
1 gior

Vaud, motociclista 18enne muore in un incidente

La tragedia è avvenuta ieri a Saint-Livres: il centauro, un cittadino tedesco, ha perso il controllo del veicolo è si è scontrato con un'automobile
Svizzera
1 gior

‘Tanti auguri Svizzera!’, firmato Joe Biden

Festa nazionale, il presidente della Confederazione ha ricevuto una lettera firmata dall'omologo statunitense: ‘Contributo inestimabile alla pace nel mondo’
Svizzera
1 gior

Coira, 80enne investita e ferita

L'automobilista, fermatosi per rendersi conto dello stato di salute della donna, è poi ripartito prima dell'arrivo della polizia
Svizzera
1 gior

Parmelin: "I valori di ieri sono quelli di domani"

Il presidente della Confederazione ha tenuto il primo dei suoi quattro discorsi previsti per la festa nazionale
Svizzera
1 gior

Primo agosto, niente bandiera svizzera sul Säntis

Il gigantesco stendardo non potrà essere dispiegato domani a causa della nebbia e del tempo instabile
Svizzera
2 gior

Coronavirus, in migliaia a Lucerna contro le misure

Un poliziotto è stato aggredito e ferito da due persone. Il traffico sulle arterie principali della città è rimasto bloccato per circa 30 minuti
Svizzera
2 gior

Covid, il clima sociale avvelenato preoccupa Marcel Salathé

Secondo l'epidemiologo, le amicizie tendono a rompersi, le famiglie litigano e l'atmosfera in politica sta diventando sempre più tossico
Svizzera
2 gior

Berset: "La crisi del Covid ha rinsaldato la Svizzera"

In vista della Festa nazionale del Primo agosto, il consigliere federale ha parlato delle sfide affrontate dal Paese e di quelle che verranno in futuro
Svizzera
2 gior

Covid, possibili ritardi per i test di massa dopo le vacanze

A inizio luglio diversi kit erano stati ritirati per un'eccessiva carica batterica e ora si registrano ritardi nelle forniture
Svizzera
2 gior

Riaperta la Axenstrasse

La chiusura della strada era stata decretata ieri alle 19.20 per una caduta massi
Svizzera
28.11.2020 - 14:350

Soldi a chi produce materiale bellico? Ecco la posta in gioco

Il 29 si vota sull’iniziativa che vuole vietarne il finanziamento. L’essenziale da sapere in una serie di domande e risposte.

Su cosa votiamo?

Sull’iniziativa popolare ‘Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico’, lanciata nel 2017 dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (Gsse) e dai Giovani Verdi.

Cosa chiede l’iniziativa?

Di vietare alla Banca nazionale svizzera (Bns), alle fondazioni, all’Avs/Ai e alle 1’562 casse pensione svizzere di finanziare le imprese che realizzano oltre il 5% del loro giro d’affari annuo con la fabbricazione di materiale bellico. Per ‘finanziamento’ si intende anzitutto la concessione di crediti, mutui, donazioni o vantaggi finanziari comparabili. Sarebbero proibiti anche la partecipazione societaria e l’acquisto di titoli e quote di prodotti finanziari emessi da produttori di materiale bellico. L’iniziativa chiede inoltre che la Confederazione si adoperi a livello nazionale e internazionale affinché le stesse regole si applichino anche a banche e assicurazioni. Se il 29 la proposta di modifica costituzionale verrà accolta da popolo e cantoni, i finanziamenti dovranno essere liquidati entro quattro anni.

Non è già oggi vietato finanziare i produttori di materiale bellico?

In Svizzera si produce e si finanzia materiale bellico (o sue componenti). La fabbricazione, l’esportazione e l’importazione sono soggette ad autorizzazione. Non possono per contro essere fabbricate e finanziate armi atomiche, biologiche e chimiche, né mine antiuomo e munizioni a grappolo. Il divieto di finanziamento prevede però un’eccezione: riguarda i fondi azionari che si sono affermati sui mercati internazionali. Questi possono contenere anche azioni di imprese che, oltre a produrre beni a scopo civile, fabbricano pure armi atomiche o loro componenti. È il caso di Airbus e Boeing, note per i loro aerei.

Cosa cambierebbe con l’iniziativa?

Il divieto di finanziamento attuale verrebbe esteso. Non sarebbe più circoscritto alle armi il cui impiego è oggetto di condanna internazionale (vedi sopra), ma riguardare i produttori di tutti i tipi di materiale bellico (quindi anche carri armati, sistemi di difesa antiaerea, pistole e le loro componenti), ovunque nel mondo. Inoltre, sarebbe proibita anche la detenzione di azioni di imprese che producono materiale bellico, come pure di quote di fondi che contengono tali azioni.

Chi sostiene l’iniziativa?

Tra i partiti soltanto Ps, Verdi e Pev (evangelici). Alcune sezioni cantonali e quella giovanile del Ppd non seguono la parola d’ordine del partito nazionale e raccomandano di votare sì. Anche l’Udc del Basso Vallese e i giovani Plr sciaffusano sono per il ‘sì’. I Verdi liberali grigionesi lasciano libertà di voto. Sostengono l’iniziativa anche l’Unione sindacale svizzera (Uss), il sindacato Vpod e una quarantina di organizzazioni (Solidarité sans frontières, humanrights.ch, ecc.).

Perché votare ‘sì’?

Anzitutto per frenare la produzione internazionale di armi, contribuendo così alla riduzione del numero di conflitti e quindi alla prevenzione delle migrazioni forzate. Oggi il commercio di materiale di guerra è fiorente. La Svizzera fa la sua parte, permettendo che i soldi dei contribuenti vadano a fomentare i conflitti. Un ‘sì’ all’iniziativa sarebbe un passo verso un mondo più pacifico. Inoltre la Svizzera è un Paese neutrale, con una lunga tradizione nella promozione del diritto umanitario, dei diritti dell’uomo e della risoluzione pacifica dei conflitti. Allo stesso tempo miliardi di franchi vengono investiti per finanziare i produttori di materiale bellico: una palese contraddizione. L’iniziativa invece protegge la reputazione internazionale della Confederazione. E non solo quella: anche il settore finanziario ci guadagnerebbe con una maggior trasparenza e investimenti più etici e sostenibili. Spesso chi investe in prodotti finanziari sostenibili realizza rendimento addirittura migliori. Ne è un esempio la cassa pensione della città di Zurigo, che dal 2016 esclude sistematicamente dal suo portafoglio i produttori di armi atomiche e di munizioni a grappolo.

Chi la combatte?

Il Consiglio federale, così come la maggioranza borghese del Parlamento e tutti i partiti che la compongono (Udc, Plr, Ppd, Pbd, Verdi liberali; unica eccezione il Pev). Contrarie sono anche tutte le principali organizzazioni del mondo economico (Economiesuisse, Usam, Unione svizzera degli imprenditori, Swissmem), l’Associazione svizzera degli istituti di previdenza e l’Associazione svizzera d’assicurazioni. 

Perché votare ‘no’?

Perché l’attuale divieto di finanziamento, accanto al rigido controllo sull’export di armi,  raggiunge l’obiettivo. Quello esteso proposto dall’iniziativa – un unicum al mondo, sostiene il Consiglio federale – non avrebbe alcun impatto sulla produzione mondiale di materiale bellico, di cui la Svizzera fornisce una porzione ininfluente (meno dell’1%). Per giunta indebolirebbe la piazza economica e finanziaria svizzera. Le opportunità di investimento delle casse pensione e dell’Avs/Ai si ridurrebbero a poche aziende e diventerebbero più costose: sono da attendersi infatti costi amministrativi enormi per le verifiche della quota di fatturato nel settore degli armamenti. Un impatto negativo sulle rendite di vecchiaia non è escluso. L’iniziativa inoltre danneggia l’economia. Il divieto non riguarderebbe unicamente le grandi imprese d’armamento, peraltro già alle prese con una situazione non rosea. Nella vasta definizione di ‘produttori di materiale bellico’ rientrerebbero anche le numerose piccole e medie imprese (Pmi) che – accanto a beni a scopo prettamente civile – riforniscono queste ultime producendo componenti o assemblandole. Le Pmi – in particolare quelle dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica – non sarebbero più in grado di investire nello sviluppo dei loro prodotti e per migliorare il posizionamento sul mercato, poiché non riceverebbero più prestiti dalle banche. Lo scenario: perdita di competitività, di conoscenze e di posti di lavoro. A detta degli oppositori, poi, l’iniziativa introdurrebbe criteri politici per gli investimenti della Bns, mettendone a repentaglio l’indipendenza che la Costituzione federale le garantisce. Infine, a repentaglio c’è anche l’indipendenza dell’esercito svizzero, che per procurarsi il materiale di cui necessita si vedrebbe costretto a rivolgersi sempre più spesso all’estero.  

Qual è il pronostico?

L’iniziativa approda alle urne in compagnia di quella denominata ‘Per imprese responsabili’, sulla quale è focalizzata l’attenzione dei media. Rimasta nell’ombra, la proposta di Giovani Verdi e Gsse potrebbe approfittare della forte mobilitazione dell’elettorato giovane e di sinistra (ma non solo) a favore dell’iniziativa ‘cugina’. I sondaggi davano i favorevoli in vantaggio fino a un paio di settimane fa. Il secondo rilevamento effettuato a fine ottobre da Tamedia/20 Minuten indicava un 51% di ‘sì’ e un 46% di ‘no’. Il primo sondaggio realizzato a metà ottobre dal gfs.bern per conto della Ssr registrava un 54% di consensi per l’iniziativa; il 41% degli intervistati si diceva ‘contrario’ o ‘piuttosto contrario’. Tuttavia, annotava l’istituto demoscopico, se il testo segue l’evoluzione normale della formazione dell’opinione sulle iniziative, finirà per essere bocciato. Non va dimenticato poi che, trattandosi di una modifica costituzionale, serve anche la maggioranza dei Cantoni. Un ostacolo che appare difficilmente superabile. Nel 2009, un’altra iniziativa del Gsse che auspicava il divieto di esportare materiale bellico venne bocciata dal 68,2% degli elettori.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved