laRegione
soldi-a-chi-produce-materiale-bellico-ecco-la-posta-in-gioco
Keystone
ULTIME NOTIZIE Svizzera
Svizzera
28 min

Cure intense, Chiesa evangelica riformata è per testamento vita

La decisione esplicita di essere sottoposto a cure intense o meno in caso di carenza di posti potrebbe risolvere i problemi etici dei medici per il triage
Svizzera
1 ora

8'782 contagi nel week-end in Svizzera,399 ricoveri, 195 morti

Il tasso di positività sale leggermente dal 15,7% di venerdi al 16% del week-end.
Svizzera
2 ore

'In Svizzera ci sono oltre 100mila persone da aiutare'

Caritas lancia la più grande campagna della sua storia
Svizzera
3 ore

Più affari per il commercio al dettaglio

In ottobre si registra un aumento di oltre il 2 per cento. A segnare una crescita annuale sono soprattutto i prodotti alimentari
Svizzera
14 ore

Sciare o non sciare? Sommaruga tratta con l'Italia

Germania, Francia e Roma premono per mantenere chiusi i comprensori invernali. Svizzera e Austria controcorrente
Svizzera
14 ore

Berna rimane saldamente rosso-verde, fallito assalto Plr-Udc

Lo sfidante sconfitto per la poltrona di sindaco è stato placcato dagli agenti e portato via con la forza: si rifiutava d'indossare la mascherina
Basilea Città
15 ore

Il governo di Basilea Città si sposta a destra

Nel ballottaggio, a sorpresa, Stephanie Eymann (Lpd) prende il posto della candidata verde Heidi Mück
Svizzera
17 ore

Il popolo vota sì, i cantoni no. È successo solo 10 volte

L'ultima fu nel 2013, con il decreto federale sulla politica familiare. Per trovare un'altro esempio bisogna tornare al 1994
Svizzera
19 ore

‘Qualcosa sta cambiando nel paesaggio politico svizzero’

Imprese responsabili, ‘straordinaria mobilitazione’ contro Governo, Parlamento ed Economiesuisse. L’analisi di Chantal Peyer del comitato d’iniziativa.
Svizzera
19 ore

‘Una delle campagne più difficili che abbia mai vissuto’

Iniziativa imprese responsabili, il consigliere nazionale Fabio Regazzi: per i promotori è stato ‘controproducente’ opporre ‘buoni’ e cattivi’.
Svizzera
19 ore

Materiale bellico, le reazioni dei comitati pro e contro

Partiti borghesi soddisfatti: 'Era una soluzione strema'. Il Gruppo per una Svizzera senza esercito invita a guardare al 40% di sì
Svizzera
22 ore

Votazioni, materiale bellico: 'Bene per la piazza economica'

Secondo Carmelo Laganà, di economiesuisse, gli svizzeri hanno mostrato il loro attaccamento alla
Svizzera
22 ore

Imprese responsabili e materiale bellico, iniziative bocciate

Nessuno dei due testi otterrà la maggioranza dei Cantoni. Quella 'Per imprese responsabili' ottiene la maggioranza nel voto popolare
Svizzera
23 ore

'Fast & Furious' per le strade di Cham (Zugo): arrestato

Diciottenne prova a seminare la polizia nella notte di venerdì: inseguito, si schianta a luci spente contro una scultura a Buchrain (LU)
Svizzera
1 gior

Finanziamento materiale bellico, verso un no all'iniziativa

Stando alle prime proiezioni Ssr, vi è invece ancora incertezza sull'esito della votazione 'per imprese responsabili'
Svizzera
1 gior

È morta a 112 anni la donna più anziana di Svizzera

'Se mia madre sapesse che sono diventata così vecchia...', affermava in un libro. Alice Schaufelberger si è spenta in una casa di riposo a Zurigo-Seebach
Svizzera
1 gior

Covid, Sommaruga preoccupata per numero morti

In un'intervista al 'SonntagsBlick' la presidente della Confederazione si esprime sull'azione di Cantoni e Confederazione
Svizzera
1 gior

Votazioni federali, seggi aperti sulle due iniziative popolari

Incertezza sul tema 'Per imprese responsabili', mentre appare vicina al no l'iniziativa per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico
Svizzera
1 gior

Falegnami, salta il contratto collettivo nazionale 2021

I sindacati: 'Palla nel campo del padronato: dovevano decidere su Ccl e prepensionamento come pacchetto unico'. I datori di lavoro: 'Non è così'
Svizzera
1 gior

Il Ppd cambia ufficialmente nome: ora è Alleanza del centro

La modifica è stata approvata da 325 voti favorevoli (57 i contrari) durante l'assemblea odierna. Approvata la fusione con il Pbd.
imprese responsabili
2 gior

Multinazionali, ‘ovvietà’ o solitaria fuga in avanti?

Iniziativa al voto il 29. La posta in gioco spiegata in una serie di domande e risposte.
Svizzera
2 gior

Platini e Blatter ora indagati anche per truffa

Nell'ambito dell'inchiesta federale sul versamento di 2 milioni dal presidente Fifa a quello dell'Uefa
Svizzera
28.11.2020 - 14:350

Soldi a chi produce materiale bellico? Ecco la posta in gioco

Il 29 si vota sull’iniziativa che vuole vietarne il finanziamento. L’essenziale da sapere in una serie di domande e risposte.

Su cosa votiamo?

Sull’iniziativa popolare ‘Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico’, lanciata nel 2017 dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (Gsse) e dai Giovani Verdi.

Cosa chiede l’iniziativa?

Di vietare alla Banca nazionale svizzera (Bns), alle fondazioni, all’Avs/Ai e alle 1’562 casse pensione svizzere di finanziare le imprese che realizzano oltre il 5% del loro giro d’affari annuo con la fabbricazione di materiale bellico. Per ‘finanziamento’ si intende anzitutto la concessione di crediti, mutui, donazioni o vantaggi finanziari comparabili. Sarebbero proibiti anche la partecipazione societaria e l’acquisto di titoli e quote di prodotti finanziari emessi da produttori di materiale bellico. L’iniziativa chiede inoltre che la Confederazione si adoperi a livello nazionale e internazionale affinché le stesse regole si applichino anche a banche e assicurazioni. Se il 29 la proposta di modifica costituzionale verrà accolta da popolo e cantoni, i finanziamenti dovranno essere liquidati entro quattro anni.

Non è già oggi vietato finanziare i produttori di materiale bellico?

In Svizzera si produce e si finanzia materiale bellico (o sue componenti). La fabbricazione, l’esportazione e l’importazione sono soggette ad autorizzazione. Non possono per contro essere fabbricate e finanziate armi atomiche, biologiche e chimiche, né mine antiuomo e munizioni a grappolo. Il divieto di finanziamento prevede però un’eccezione: riguarda i fondi azionari che si sono affermati sui mercati internazionali. Questi possono contenere anche azioni di imprese che, oltre a produrre beni a scopo civile, fabbricano pure armi atomiche o loro componenti. È il caso di Airbus e Boeing, note per i loro aerei.

Cosa cambierebbe con l’iniziativa?

Il divieto di finanziamento attuale verrebbe esteso. Non sarebbe più circoscritto alle armi il cui impiego è oggetto di condanna internazionale (vedi sopra), ma riguardare i produttori di tutti i tipi di materiale bellico (quindi anche carri armati, sistemi di difesa antiaerea, pistole e le loro componenti), ovunque nel mondo. Inoltre, sarebbe proibita anche la detenzione di azioni di imprese che producono materiale bellico, come pure di quote di fondi che contengono tali azioni.

Chi sostiene l’iniziativa?

Tra i partiti soltanto Ps, Verdi e Pev (evangelici). Alcune sezioni cantonali e quella giovanile del Ppd non seguono la parola d’ordine del partito nazionale e raccomandano di votare sì. Anche l’Udc del Basso Vallese e i giovani Plr sciaffusano sono per il ‘sì’. I Verdi liberali grigionesi lasciano libertà di voto. Sostengono l’iniziativa anche l’Unione sindacale svizzera (Uss), il sindacato Vpod e una quarantina di organizzazioni (Solidarité sans frontières, humanrights.ch, ecc.).

Perché votare ‘sì’?

Anzitutto per frenare la produzione internazionale di armi, contribuendo così alla riduzione del numero di conflitti e quindi alla prevenzione delle migrazioni forzate. Oggi il commercio di materiale di guerra è fiorente. La Svizzera fa la sua parte, permettendo che i soldi dei contribuenti vadano a fomentare i conflitti. Un ‘sì’ all’iniziativa sarebbe un passo verso un mondo più pacifico. Inoltre la Svizzera è un Paese neutrale, con una lunga tradizione nella promozione del diritto umanitario, dei diritti dell’uomo e della risoluzione pacifica dei conflitti. Allo stesso tempo miliardi di franchi vengono investiti per finanziare i produttori di materiale bellico: una palese contraddizione. L’iniziativa invece protegge la reputazione internazionale della Confederazione. E non solo quella: anche il settore finanziario ci guadagnerebbe con una maggior trasparenza e investimenti più etici e sostenibili. Spesso chi investe in prodotti finanziari sostenibili realizza rendimento addirittura migliori. Ne è un esempio la cassa pensione della città di Zurigo, che dal 2016 esclude sistematicamente dal suo portafoglio i produttori di armi atomiche e di munizioni a grappolo.

Chi la combatte?

Il Consiglio federale, così come la maggioranza borghese del Parlamento e tutti i partiti che la compongono (Udc, Plr, Ppd, Pbd, Verdi liberali; unica eccezione il Pev). Contrarie sono anche tutte le principali organizzazioni del mondo economico (Economiesuisse, Usam, Unione svizzera degli imprenditori, Swissmem), l’Associazione svizzera degli istituti di previdenza e l’Associazione svizzera d’assicurazioni. 

Perché votare ‘no’?

Perché l’attuale divieto di finanziamento, accanto al rigido controllo sull’export di armi,  raggiunge l’obiettivo. Quello esteso proposto dall’iniziativa – un unicum al mondo, sostiene il Consiglio federale – non avrebbe alcun impatto sulla produzione mondiale di materiale bellico, di cui la Svizzera fornisce una porzione ininfluente (meno dell’1%). Per giunta indebolirebbe la piazza economica e finanziaria svizzera. Le opportunità di investimento delle casse pensione e dell’Avs/Ai si ridurrebbero a poche aziende e diventerebbero più costose: sono da attendersi infatti costi amministrativi enormi per le verifiche della quota di fatturato nel settore degli armamenti. Un impatto negativo sulle rendite di vecchiaia non è escluso. L’iniziativa inoltre danneggia l’economia. Il divieto non riguarderebbe unicamente le grandi imprese d’armamento, peraltro già alle prese con una situazione non rosea. Nella vasta definizione di ‘produttori di materiale bellico’ rientrerebbero anche le numerose piccole e medie imprese (Pmi) che – accanto a beni a scopo prettamente civile – riforniscono queste ultime producendo componenti o assemblandole. Le Pmi – in particolare quelle dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica – non sarebbero più in grado di investire nello sviluppo dei loro prodotti e per migliorare il posizionamento sul mercato, poiché non riceverebbero più prestiti dalle banche. Lo scenario: perdita di competitività, di conoscenze e di posti di lavoro. A detta degli oppositori, poi, l’iniziativa introdurrebbe criteri politici per gli investimenti della Bns, mettendone a repentaglio l’indipendenza che la Costituzione federale le garantisce. Infine, a repentaglio c’è anche l’indipendenza dell’esercito svizzero, che per procurarsi il materiale di cui necessita si vedrebbe costretto a rivolgersi sempre più spesso all’estero.  

Qual è il pronostico?

L’iniziativa approda alle urne in compagnia di quella denominata ‘Per imprese responsabili’, sulla quale è focalizzata l’attenzione dei media. Rimasta nell’ombra, la proposta di Giovani Verdi e Gsse potrebbe approfittare della forte mobilitazione dell’elettorato giovane e di sinistra (ma non solo) a favore dell’iniziativa ‘cugina’. I sondaggi davano i favorevoli in vantaggio fino a un paio di settimane fa. Il secondo rilevamento effettuato a fine ottobre da Tamedia/20 Minuten indicava un 51% di ‘sì’ e un 46% di ‘no’. Il primo sondaggio realizzato a metà ottobre dal gfs.bern per conto della Ssr registrava un 54% di consensi per l’iniziativa; il 41% degli intervistati si diceva ‘contrario’ o ‘piuttosto contrario’. Tuttavia, annotava l’istituto demoscopico, se il testo segue l’evoluzione normale della formazione dell’opinione sulle iniziative, finirà per essere bocciato. Non va dimenticato poi che, trattandosi di una modifica costituzionale, serve anche la maggioranza dei Cantoni. Un ostacolo che appare difficilmente superabile. Nel 2009, un’altra iniziativa del Gsse che auspicava il divieto di esportare materiale bellico venne bocciata dal 68,2% degli elettori.

© Regiopress, All rights reserved