ULTIME NOTIZIE Svizzera
Svizzera
14 ore

Anche gli svizzeri a rischio di inondazioni

I mutamenti climatici aggravano il problema di chi abita all’interno delle vie di sfogo delle acque in caso di tracimazione. A rischio 700mila persone
Svizzera
16 ore

Kutter dal centro paraplegici di Nottwil: ‘Ce la faremo!’

Il consigliere nazionale zurighese twitta un messaggio di ottimismo dopo l’incidente sugli sci costatogli la frattura di due vertebre cervicali
Svizzera
16 ore

I Cantoni potrebbero restare per anni senza i soldi della Bns

È quanto affermano gli economisti dell’Ubs. La probabilità di una distribuzione salirà di nuovo sopra il 50% soltanto nel 2026
Svizzera
17 ore

Nel 2022 il 66% in più di traffico aereo in Svizzera

Il dato si sta riavvicinando a quello del periodo pre-pandemico distaccandosi solo del 12% rispetto al 2019
Svizzera
18 ore

Syndicom: basta molestie e sessismo nelle redazioni

Sulla scia delle rivelazioni su casi di mobbing e sessismo presso una testata del gruppo Tamedia, il sindacato dei media reclama un cambio di cultura
Svizzera
18 ore

Niente da fare per l’iniziativa per pensioni eque

I promotori gettano la spugna: l’obiettivo delle 100mila firme entro il 7 marzo resta una chimera
Svizzera
18 ore

Grindelwald, fiamme in una stazione della seggiovia

L’incendio si è sviluppato nella struttura a valle dell’impianto di risalita ‘Schilt’. Chiusa per motivi di sicurezza anche la vicina ‘Grindel’
Svizzera
19 ore

Dipendenze Svizzera contro la vendita notturna di alcolici

La Fondazione rileva come nei cantoni in cui dalle 21 alle 6 non è in vendita l’alcol, a parte il vino, i ricoveri dei giovani sian diminuiti del 30%
Svizzera
21 ore

La disoccupazione ‘Seco’ sale al 2,2%, il Ticino al quinto posto

I dati della Segreteria di Stato per l’economia non includono chi ha esaurito il diritto a ricevere le prestazioni o si trova a beneficio dell’assistenza
Svizzera
1 gior

Ottanta soccorritori svizzeri partiti verso Turchia e Siria

In serata sono decollati da Zurigo anche otto cani da ricerca e 18 tonnellate di materiale con destinazione le aree disastrate dal potentissimo sisma
Svizzera
1 gior

L’uomo è ancora visto come responsabile del reddito familiare

Secondo un sondaggio, uomini e donne concordano sul fatto che un padre dovrebbe lavorare a una percentuale maggiore rispetto a una madre
Svizzera
1 gior

In Svizzera un sisma come quello in Turchia sarebbe catastrofico

Le norme antisismiche elvetiche sono basate su terremoti di magnitudo massima inferiore alle scosse in Turchia: ma la probabilità è estremamente bassa
Svizzera
1 gior

Si addormenta al volante e provoca un incidente frontale

Fortunatamente illesi i due protagonisti del sinistro avvenuto a Villmergen, nel Canton Argovia. Al 67enne è stata ritirata la patente sul posto
Svizzera
1 gior

Grave incidente sugli sci per Philipp Kutter

Dopo l’infortunio, il consigliere nazionale zurighese del Centro (e sindaco di Wädenswil), è stato trasferito al centro specialistico di Nottwil
Svizzera
1 gior

Jelmoli si ristruttura, centinaia di dipendenti interessati

Nessun operatore interessato a gestire la struttura, e Swiss Prime Site, l’attuale proprietario, ne annuncia una profonda ristrutturazione
Svizzera
1 gior

Terremoto in Turchia, echi anche nel nostro Paese

Le prime onde sismiche sono state registrate anche dalla stazione di misurazione di Zurigo, circa 6 minuti dopo la scossa principale
Svizzera
1 gior

Berna accoglie l’appello lanciato dalle autorità turche

La Catena svizzera di salvataggio (composta da un’ottantina di persone) è pronta a partire alla volta delle zone colpite dal violento terremoto
Svizzera
1 gior

La migrazione degli anfibi minacciata dal cambiamento climatico

Non bastava il pericolo di essere investiti durante gli spostamenti verso il luogo di deposizione: il riscaldamento globale ne sconvolge la riproduzione
Svizzera
1 gior

Sostegno e aiuti dalla Svizzera alle vittime del terremoto

Mano tesa del nostro Paese verso Turchia e Siria. Lo indica il presidente della Confederazione Alain Berset con un ‘cinguettio’
Svizzera
1 gior

Dopo il passaporto, è la carta d’identità a rifarsi il look

Il nuovo documento sarà disponibile a partire dal 3 marzo. Quelli emessi prima avranno comunque validità fino alla loro scadenza
Svizzera
2 gior

‘La penuria di farmaci è un problema internazionale’

Secondo Yvonne Gilli, presidente della Federazione dei medici svizzeri, urge una ‘soluzione globale ai massimi livelli’
Svizzera
2 gior

Maggioranza favorevole a riesportazione armi in Ucraina

Secondo un sondaggio il 55% della popolazione ritiene che Paesi terzi dovrebbero essere in grado di fornire all’Ucraina armi di produzione elvetica
Svizzera
2 gior

Tamedia fa ammenda su accuse di mobbing e sessismo

Un’ex redattrice del settimanale ‘Das Magazin’ accusa l’ex responsabile della pubblicazione rimproverando al gruppo un atteggiamento attendista
Svizzera
2 gior

Il Vallese sui casinò si ritiene svantaggiato rispetto al Ticino

Il Consiglio federale intende accordare la concessione per una sola casa da gioco: protesta il consigliere di Stato Darbellay
Svizzera
2 gior

Raccolte le firme per l’iniziativa sul mantenimento del contante

Già certificate oltre 111‘000 firme a favore del ‘Sì a una valuta svizzera libera e indipendente sotto forma di monete o banconote’
Svizzera
3 gior

Due morti a Disentis per una valanga

La slavina ha travolto un gruppo di tre sciatori fuori pista, una sola delle quali è rimasta illesa
Svizzera
3 gior

La meteo fa i capricci: in Ticino quasi 20°C, neve in montagna

Il favonio da nord ha alzato eccezionalmente la colonnina di mercurio nel sud della Svizzera: 19,5°C a Locarno. Rischio valanghe nei Grigi
Svizzera
3 gior

La Brévine festeggia il freddo, pronta una brioche da record

Nella ‘Siberia della Svizzera’ inizia il festival locale: fornai pronti a sfornare una brioche da 4,18 metri, in onore dei -41,8°C toccati nel 1987
Svizzera
3 gior

Il parto anonimo è sempre più possibile in Svizzera

Sempre più ospedali danno alle donne la possibilità di partorire in modo confidenziale, come alternativa alle “baby finestre”
Svizzera
3 gior

Secondo il Ceo, i prezzi dei prodotti Nestlé saliranno ancora

Secondo Mark Schneider, però, la multinazionale non è responsabile del rincaro essendo essa stessa vittima dell’aumento dei prezzi
Svizzera
3 gior

L’urto e poi le fiamme: incidente sull’A2, una donna è grave

Il sinistro è avvenuto questa notte fra il tunnel del Seelisberg e Altdorf. La conducente è uscita dal veicolo incendiato con l’aiuto di altre persone
la guerra in ucraina/1
3 gior

Sulla riesportazione delle armi svizzere il vento è cambiato

Commissione degli Stati vuole allentare la legge. Anche per sostenere l’industria bellica svizzera. Le risposte alle principali domande.
Svizzera
4 gior

Riesportazione di armi: ‘La legge va allentata’

La commissione della politica di sicurezza degli Stati ha chiesto con 6 voti contro 4 e 2 astensioni di modificare la legge federale sul materiale bellico
imprese responsabili
28.11.2020 - 11:20

Multinazionali, ‘ovvietà’ o solitaria fuga in avanti?

Iniziativa al voto il 29. La posta in gioco spiegata in una serie di domande e risposte.

multinazionali-ovvieta-o-solitaria-fuga-in-avanti
Keystone
Una lunga, capillare e accesa campagna

Di cosa parliamo?

Di contaminazione dell’acqua potabile e dell’aria e di bambini avvelenati dal piombo vicino a una miniera in Perù; di lavoro minorile nelle piantagioni di cacao in Burkina Faso; di contadini avvelenati da pesticidi nei campi di cotone in India; di donne e bambini sfruttati nelle fabbriche tessili in Asia. È per evitare casi come questi (in alcuni sono coinvolte multinazionali con sede in Svizzera), e per far sì che i responsabili non restino impuniti, che una vasta alleanza di organizzazioni della società civile ha lanciato nel 2015 l’iniziativa popolare ‘Per imprese responsabili – A tutela dell’essere umano e dell’ambiente’.

Cosa chiede l’iniziativa?

Che le società con sede in Svizzera siano tenute a verificare se le attività delle loro filiali, dei loro fornitori e dei loro partner commerciali all’estero rispettano i diritti umani riconosciuti a livello internazionale e le norme ambientali. La società madre deve inoltre adottare misure appropriate per evitare e porre fine alle violazioni. Deve infine rendere conto periodicamente di quanto fatto. Tutto questo rientra nell’obbligo di dovuta diligenza.

L’iniziativa non si ferma qui. Prevede pure un meccanismo di controllo di tale obbligo. In caso di violazioni dei diritti umani e delle norme ambientali, le imprese con sede nella Confederazione potranno infatti essere chiamate a rispondere davanti a un tribunale svizzero e secondo il diritto svizzero non solo dei danni da loro stesse cagionati, ma anche di quelli causati dalle aziende che controllano all’estero (filiali e fornitori economicamente dipendenti). Saranno però liberate dalla responsabilità se provano di aver ottemperato agli obblighi di diligenza, ossia di aver preso tutte le misure del caso per impedire i danni.

Attualmente, le imprese con sede in Svizzera sono responsabili unicamente per i danni che loro stesse provocano all’estero, di regola secondo il diritto del Paese nel quale questi si verificano (in realtà ricorsi e reclami davanti a tribunali elvetici sono possibili anche oggi, ma gli ostacoli sono numerosi e i casi rari). Con l’iniziativa, un domani le imprese svizzere potrebbero essere citate più facilmente in giudizio in Svizzera anche per risarcire i danni causati dalle aziende controllate all’estero.

L’altro cambiamento riguarda l’obbligo di diligenza. Al momento in Svizzera non esistono disposizioni vincolanti in quest’ambito. Negli ultimi anni non poche imprese attive all’estero hanno fatto della ‘due diligence’ un aspetto più o meno importante del loro modello di business. Tutto è lasciato però alla buona volontà delle aziende. Se il 29 prevarrà il ‘sì’, la dovuta diligenza diventerà invece un obbligo sancito nella Costituzione federale.

E con il controprogetto, cosa cambierebbe?

Se l’iniziativa viene respinta, entra in vigore il controprogetto indiretto del Consiglio federale e del Parlamento. Anche questo introdurrebbe disposizioni vincolanti. Le grandi imprese sarebbero tenute a rendere conto, in rapporti pubblicati a scadenze regolari, dei rischi delle loro attività all’estero e di cosa fanno per affrontarli. A ciò si aggiungerebbe un obbligo di diligenza in due settori: lavoro minorile e minerali provenienti da zone di conflitto. Chi viola tali obblighi verrebbe punito con una multa fino a 100mila franchi. Il controprogetto non prevede alcuna estensione delle norme di responsabilità (per questo i promotori dell’iniziativa parlano di ‘controprogetto alibi’). Le filiali e i fornitori economicamente dipendenti continuerebbero dunque a essere responsabili, di norma in loco e secondo il diritto del Paese in cui i fatti si sono verificati, dei danni che cagionano.

La Svizzera farebbe da apripista?

Le perizie di parte giungono a conclusioni opposte. I fautori dell’iniziativa sostengono che, con il loro testo, la Svizzera non avrebbe regole sulla responsabilità più severe di paesi come Francia, Olanda o Gran Bretagna. Gli oppositori affermano invece che l’estensione della norma sulla responsabilità alle imprese controllate all’estero rappresenterebbe un unicum a livello internazionale. Quel che è certo è che su quest’aspetto l’iniziativa si spinge piuttosto lontano: la Svizzera, in caso di ‘sì’ il 29, finirebbe per ora nel plotone di testa. D’altro canto, con il controprogetto, non farebbe altro che superare di poco (con obblighi di dovuta diligenza circoscritti a due settori) il minimo comun denominatore sul piano europeo (l’obbligo di rendicontazione, peraltro dimostratosi inefficace sin qui). La Svizzera rischierebbe così di ritrovarsi prima o poi a dover inseguire l’Ue e altri Paesi, che pigiano sull’acceleratore in materia di ‘due diligence’ e responsabilità civile delle imprese.

Chi sostiene l’iniziativa? Chi la combatte?

Centotrenta fra organizzazioni non governative, sindacati, chiese e altre associazioni. Possono contare su una rete di sostegno capillare, fatta di centinaia di gruppi locali e migliaia di volontari. La sinistra (Ps, Verdi e altri partiti minori) è compatta dietro l’iniziativa. Ma anche Verdi liberali, Pbd e Pev (evangelici) – riuniti in un comitato ‘borghese’ a favore del testo, assieme ad esponenti di Ppd, Plr e Udc – raccomandano di votare ‘sì’, così come centinaia di imprenditori (soprattutto in Romandia). Alcune sezioni del Ppd e l’Udc del Basso Vallese si sono schierate sullo stesso fronte, smarcandosi dai rispettivi partiti nazionali.

Contro l’iniziativa e per il controprogetto si batte in prima linea Economiesuisse. Anche l’Unione svizzera arti e mestieri e tutte le altre principali organizzazioni del mondo economico (compresa l’Unione svizzera dei contadini) sono sulla stessa linea. Tra i partiti, l’iniziativa è avversata dall’Udc, dal Plr e dal Ppd. Consiglio federale e Parlamento raccomandano di votare ‘no’.

Su cosa ci si accapiglia?

Sulla responsabilità, “cuore” e allo stesso tempo “problema principale” (la consigliera federale Karin Keller-Sutter) dell’iniziativa. Gli oppositori condividono l’obiettivo di quest’ultima. Ritengono però che il “maggior rischio di azioni legali” in Svizzera, unitamente ai “costi esorbitanti” che comporterebbe un obbligo di diligenza esteso all’intera catena produttiva (“un mostro burocratico”), costituirebbero uno svantaggio per le imprese elvetiche (“esposte a un sospetto generalizzato”) rispetto ai concorrenti esteri, finendo con l’indebolire la piazza economica nazionale (partenze di aziende e perdita di posti di lavoro, con conseguente contraccolpo sul benessere del Paese, ecc.). I tribunali svizzeri potrebbero essere travolti da un’ondata di cause e comunque farebbero molta fatica a giudicare casi complessi all’estero, arrogandosi oltretutto un diritto che non avrebbero (Keller-Sutter e altri deplorano un approccio di stampo neo-coloniale che a loro dire violerebbe la sovranità di altri Stati). I fautori del ‘no’ inoltre mettono in guardia contro il rischio che “la sola minaccia di una denuncia” (Keller-Sutter), oppure cause più o meno temerarie intentate da Ong o aziende concorrenti, possano indurre le imprese svizzere ad abbandonare i Paesi in questione. L’“inversione dell’onere della prova”, infine: in futuro sarebbero le imprese svizzere stesse a dover provare di aver rispettato i propri obblighi di diligenza.

Cosa replicano i promotori dell’iniziativa?

L’iniziativa chiede “un’ovvietà” (l’ex ‘senatore’ Plr Dick Marty: “ognuno deve assumersi le responsabilità delle proprie azioni, e chiunque causi danni deve risponderne”). Si va a colpire le poche pecore nere che dal mancato rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali traggono un vantaggio concorrenziale. Ne beneficerebbe per contro la stragrande maggioranza delle imprese, che oggi – comportandosi in modo rispettoso – patiscono uno svantaggio competitivo. Il rischio di un’ondata di cause civili davanti ai tribunali svizzeri è giudicato inconsistente: a detta di numerosi esperti, la Svizzera non diventerà un Eldorado per avvocati in cerca di soldi e pubblicità. Cause collettive non sono permesse, le ingenti spese processuali vanno anticipate dalla parte lesa, i processi sarebbero lunghi e costosi e i risarcimenti alla fine poco sostanziosi. Toccherà inoltre sempre alla parte accusatrice produrre tutta una serie di prove. E persino nel caso in cui un tribunale stabilisse un legame causale tra il danno subito e le negligenze dell’impresa in questione, quest’ultima verrà liberata dalla responsabilità se potrà dimostrare di aver fatto tutto il possibile per ridurre i rischi lungo l’intera catena di produzione. La nuova norma sulla responsabilità avrebbe in questo senso un effetto preventivo, piuttosto che punitivo.

Le piccole e medie imprese saranno colpite?

Sì, sostengono Karin Keller-Sutter e gli oppositori. Si basano sul testo dell’iniziativa – che non esclude esplicitamente le Pmi dal campo di applicazione – per affermare che saranno “molte” le piccole e medie aziende colpite, anche in settori (alimentare, tessile, ecc.) a prima vista non ad alto rischio. Hanno ragione su un punto: l’iniziativa non riguarda soltanto le grandi multinazionali, come Glencore o Syngenta. Anche un certo numero di Pmi – quelle “attive in settori ad alto rischio come il commercio di diamanti o di oro”, puntualizzano i promotori – dovranno ottemperare all’obbligo di dovuta diligenza lungo l’intera catena di produzione all’estero. Quante saranno, dipenderà dalle eventuali decisioni del Parlamento (vedi sotto).

Qual è il pronostico?

Incerto. Da tempo i sondaggi davano il ‘sì’ stabilmente attorno al 60%. Gli ultimi rilevamenti demoscopici (gfs.bern/Ssr e di Tamedia/20 Minuten) indicano però una perdita di slancio dei favorevoli, con un calo dei consensi di qualche punto percentuale e una crescita del ‘no’ ancor più marcata. L’attenzione si sposta quindi sul piano dei cantoni. Trattandosi di una modifica costituzionale, è richiesta infatti anche la maggioranza di questi ultimi. Qui le cose si complicano. Non è escluso che alla fine i votanti siano a maggioranza per il ‘sì’, mentre i cantoni per il ‘no’. È capitato solo nove volte nella storia della Confederazione, l’ultima nel 2013 (politica familiare). Gli strateghi sui due fronti hanno perciò nel mirino gli ‘swing states’, cantoni teoricamente in bilico tra ‘sì’ e ‘no’. Si va a caccia di ogni voto in particolare nella Svizzera centrale e orientale e in un paio di cantoni romandi (Vallese e Friburgo), dove l’elettorato del Ppd – ago della bilancia di questa votazione, assieme a quello più urbano dei Verdi liberali – ha un forte peso. Ma anche Zurigo e Berna, non ancora ‘attribuiti’, suscitano gli appetiti di entrambi gli schieramenti in quest’ultima fase della campagna.

Cosa succede se vince il sì?

Il Parlamento sarà chiamato ad elaborare una legge di applicazione. Spetterà poi al Consiglio federale definire i dettagli in un’ordinanza. I promotori hanno già presentato una proposta piuttosto articolata per l’eventuale attuazione del nuovo articolo costituzionale. Si orienta al controprogetto difeso a suo tempo dal Consiglio nazionale, battuto in Parlamento – al termine di un lungo tira e molla – da quello ‘soft’ voluto da Karin Keller-Sutter. In sostanza: il campo di applicazione dell’iniziativa, per quanto riguarda l’obbligo di dovuta diligenza, verrebbe ristretto a circa 3’500 ‘grandi’ imprese; a queste andrebbero ad aggiungersi le Pmi attive in settori ad alto rischio (alcune centinaia, stimano i promotori). Ad ogni modo tocca al Parlamento – non ai promotori – interpretare il testo dell’iniziativa.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved