laRegione
iniziativa-responsabile-controprogetto-insostenibile
Keystone
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
11 ore

Conti del Cantone e Covid, meglio attendere

La tregua politica sul Preventivo 2021 non reggerà alla prova dei fatti. Il mondo post pandemia non sarà quello che abbiamo conosciuto
Commento
1 gior

La lezione di Elliot Page, persona transgender non binaria

Qualche riflessione dopo l'annuncio dell'attore canadese, al di là dei commenti d'odio sui social media
Il commento
1 gior

Quella carezza è arte senza tempo

Trasposizione del calcio in arte: mentre gli avvoltoi svolazzano sulla salma del mito, noi celebriamo Maradona per una punizione: quella punizione, la punizione
Commento
2 gior

Lugano, l'aeroporto e quel retrogusto amaro

All'indomani del voto, restano i mal di pancia per le modalità di liquidazione di Lasa, per il 'magro' piano sociale e il doppio referendum annullato
Commento
3 gior

Così parlò il Comandante (Cocchi)

Stupefacente incapacità nel rappresentare in modo convincente e dignitoso le istituzioni cantonali in un momento di crisi
L'analisi
3 gior

Ma come parlano? Le parole sono importanti

In Ticino abbiamo un problema con la comunicazione istituzionale. E non è un problema irrilevante, perché favorisce circospezione, incomprensioni e tensioni.
Commento
3 gior

Primo passo: il Consiglio della magistratura si dimetta

Nomina procuratori, la claudicante procedura di rinnovo delle cariche nel mirino della commissione parlamentare. La cui risoluzione non risparmia neppure il pg
il commento
4 gior

KKS ferma la ‘società civile’

Imprese responsabili, la consigliera federale è la grande vincitrice. Ma le Ong confermano la loro forza d’urto.
Commento
1 sett

Pompe funebri fra lutti, direttive e limiti

Il rischio di una falsa immagine delle aziende dopo le incomprensioni con il medico cantonale sul trattamento delle salme Covid-19
il commento
1 sett

Non idonea è anche la Commissione

Il concorso verrà rifatto. Una scelta opportuna, ma che solleva interrogativi anche sulla Commissione giudiziaria.
Il ricordo
1 sett

Hasta siempre, Diego

Maradona non era (soltanto) un calciatore, il miglior calciatore di tutti i tempi. Maradona è la sintesi di un popolo
Commento
19.11.2020 - 06:100
Aggiornamento : 16:31

Iniziativa responsabile, controprogetto insostenibile

Responsabilità civile, obbligo di dovuta diligenza, piccole e medie imprese: alcune cose da ricordare al termine di una campagna che ha ‘deragliato’.

Fa parte del gioco: durante una campagna per una votazione popolare, partigiani del ‘sì’ e del ‘no’ alzano i toni, gonfiano i fatti, affermano questo e sottacciono quello, rifilano a cittadini spesso ignari o disorientati mezze verità o qualche bugia. Non avevamo mai visto però tanti colpi sotto la cintola, né tanta pervicacia nel negare l’evidenza (se non nell’affermare il falso) come nelle ultime settimane. Fotografie manipolate; video ‘fake’ diffamatori sui social media; volantini ingannevoli; e anche una consigliera federale (Karin Keller-Sutter) iperattiva, che azzarda paragoni che non stanno né in cielo né in terra (“Sareste d’accordo se improvvisamente voi doveste essere ritenuti responsabili anche dei miei errori?”, ‘CdT’, 12 novembre) e taccia di neo-colonialista una proposta piuttosto terzomondista. La campagna sull’iniziativa ‘Per imprese responsabili’ è “deragliata” (‘Tages-Anzeiger’).

Ricordiamoci un paio di cose, per restare sui binari. Se un’impresa prenderà sul serio l’obbligo di dovuta diligenza, non avrà nulla da temere. Cioè: la casa madre in Svizzera non dovrà rispondere del comportamento illecito delle società controllate all’estero, qualora dimostri di aver fatto tutto quanto era ragionevole aspettarsi da lei per sorvegliarne l’attività e per porre rimedio a eventuali violazioni dei diritti umani e delle norme ambientali. I contrari all’iniziativa sostengono che si tratti di un’inversione dell’onere della prova, di una sorta di presunzione di colpevolezza. Non lo è. L’onere della prova rimane sempre a carico della parte accusatrice. È invece la ‘prova liberatoria’: qualcosa che esiste da oltre un secolo nel nostro Codice delle obbligazioni. E che va a favore dell’impresa stessa: anche nel caso in cui un tribunale (svizzero) dovesse stabilire un nesso causale tra il danno e l’attività dell’azienda controllata all’estero (e non, come i fautori del ‘no’ vogliono far credere, di qualsiasi fornitore), la casa madre in Svizzera verrà ‘scagionata’ se dimostrerà di essere stata diligente.

Ricordiamoci anche che l’alternativa è ben poca cosa. Sulla dovuta diligenza, il controprogetto contiene sì regole più severe di quelle oggi in vigore a livello di Unione europea. Tuttavia, l’invenzione di Karin Keller-Sutter non è una soluzione sostenibile. Quelle regole (circoscritte ai settori ‘lavoro minorile’ e ‘minerali provenienti da zone di conflitto’) hanno una portata insufficiente. E nell’Ue l’obbligo di rendicontazione (l’altro elemento dell’alternativa soft) si è già dimostrato ampiamente inefficace. Il fatto è che, senza una clausola sulla responsabilità civile, gli strumenti previsti sono destinati a diventare una foglia di fico. Se non peggio: a cosa serviranno, se non a prendersi più facilmente gioco dei concorrenti, norme di comportamento non accompagnate da un mezzo di pressione adeguato (come le cause civili, appunto, che saranno poche comunque: troppo costose, troppo esigenti per la parte accusatrice) che spinga le imprese a rispettarle? Non a caso le 2’500 grandi imprese (Coca-Cola, Philips, ecc.) riunite nella European Brands Association chiedono regole vincolanti, sia in materia di dovuta diligenza che di responsabilità civile.  

Anche l’iniziativa ha le sue pecche. Ad esempio: non s’è ancora capito – malgrado le rassicurazioni dei promotori – quali e quante piccole e medie imprese verrebbero colpite, né come farebbero queste a ottemperare a un obbligo di dovuta diligenza formulato in modo vago ed esteso all’intera catena di approvvigionamento. Ma toccherà semmai al Parlamento fissare i giusti paletti. E anche coloro che oggi parlano a sproposito di processi a valanga, ingerenza negli affari di Stati sovrani e 80mila imprese colpite, sanno bene che il boccino in mano ce l’avranno loro.

© Regiopress, All rights reserved