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L'APPROFONDIMENTO
21.09.2019 - 17:150

Cambia il clima politico

Aumento del prezzo di benzina e diesel, una tassa sui biglietti aerei, il rincaro di quella sui carburanti

Di cosa parliamo?

Della prossima tappa della politica climatica svizzera: la revisione totale della legge sul CO2 per il periodo 2021-2030. Contiene le misure (vedi, nelle schede sotto, quelle che da lunedì saranno in discussione al Consiglio degli Stati) che la Confederazione adotterà nel prossimo decennio per rispettare l’impegno preso ratificando nel 2017 l’Accordo di Parigi sul clima: dimezzare le proprie emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990 (la riduzione, così è previsto, dovrà risultare per almeno il 60% da provvedimenti realizzati in Svizzera). Tali misure costituiscono il contributo della Confederazione al contenimento del riscaldamento climatico globale.

Che ne sarà dell’attuale legge sul CO2?

Scade a fine 2020. Il Consiglio federale vorrebbe far entrare in vigore la nuova legge il 1o gennaio 2021. Difficilmente ce la farà. In Parlamento si discute perciò anche di una legge ponte, che consenta di prolungare sino alla fine del 2021 le principali misure dell’attuale normativa (agevolazioni fiscali per i biocarburanti, obbligo di compensazione delle emissioni, esenzione dalla tassa sul CO2 per le aziende ecc.), in vigore dal 2008.

Perché la nuova legge è importante?

Bastano due immagini. Domani si commemora il ghiacciaio del Pizol (Sg), ormai troppo piccolo per poter essere ancora definito tale. Anche il maestoso ghiacciaio dell’Aletsch (Vs) non esisterà più nel 2100 se il riscaldamento climatico proseguirà in modo sfrenato; nel migliore dei casi il suo volume rappresenterà solo il 40% della sua massa attuale, ha rilevato un recente studio del Politecnico federale di Zurigo (Eth). Bisogna quindi agire, facendo il possibile per frenare il riscaldamento globale: contenendolo a un massimo di 2 °C, stando all’Accordo di Parigi; limitandolo a 1,5 °C, secondo le ultime previsioni del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc). Anche la Svizzera dovrà fare la sua parte: con la nuova legge sul CO2, appunto.

Il Consiglio federale di recente ha inasprito gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2050. Cosa c’entra questo con la legge in discussione al Consiglio degli Stati?

Firmando l’Accordo di Parigi, il Consiglio federale aveva annunciato che l’obiettivo per il 2050 era una riduzione del 70-85% delle emissioni di gas a effetto serra. Lo aveva fatto basandosi sulle conclusioni dell’Ipcc, che a quel tempo considerava necessario mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi per evitare gravi conseguenze per l’uomo e la biodiversità. Nel 2018 però l’Ipcc ha corretto il tiro: un aumento della temperatura di 1,5 gradi – hanno detto gli esperti – potrebbe già provocare profondi cambiamenti negli ecosistemi ed è quindi necessario raggiungere un bilancio netto delle emissioni pari a zero molto prima del termine fissato. A fine agosto il Consiglio federale ha così deciso che dal 2050 la Svizzera deve ridurre a 0 le emissioni nette. Il nuovo obiettivo – identico a quello dell’iniziativa popolare ‘per i ghiacciai’, praticamente riuscita, e dichiarato raggiungibile dalla commissione preparatoria del Consiglio degli Stati col progetto da lei elaborato – sarà fissato nelle prossime revisioni della legge sul CO2 e non è incluso nell’attuale progetto.

Qual è la valenza politica della legge?

Il Consiglio degli Stati ne discute lunedì e mercoledì. Tra meno di un mese, il 20 ottobre, verrà eletto il nuovo Consiglio nazionale. Queste elezioni – designate dagli ecologisti con il termine ‘Klimawahl’ – si svolgono (anche) all’insegna della protezione del clima. I sondaggi indicano che la questione è tra quelle che più preoccupano l’elettorato in Svizzera. Non a caso i partiti che hanno il ‘verde’ nel nome – Verdi, Partito verde liberale – sono dati in forte progressione dopo i recenti successi alle elezioni cantonali.

Gli scioperi per il clima hanno avuto un impatto a livello politico?

Indirettamente sì. Quest’anno hanno richiamato per le strade delle città svizzere decine di migliaia di giovani e meno giovani. Il loro inizio è coinciso con l’avvio delle deliberazioni sulla legge sul CO2 nella Commissione dell’ambiente del Consiglio degli Stati (Capte-S). In seguito la mobilitazione ha ‘accompagnato’ buona parte dell’esame del dossier da parte della Capte-S, durato all’incirca otto mesi. La commissione in pratica ha riesumato la legge naufragata lo scorso dicembre al Nazionale, rimaneggiandola profondamente e rendendola perfino in molti punti più incisiva di quanto la volesse il Consiglio federale.

Plr sorvegliato speciale. Perché?

Il Partito liberale radicale, per l’occasione alleato dell’Udc, contribuì non poco a vuotare di sostanza il progetto di legge che poi venne respinto dalla Camera del popolo. Dopo la ‘svolta verde’ impressa a inizio estate dalla ‘base’, ora i suoi ‘senatori’ sono attesi al varco. In commissione si sono mostrati fedeli al nuovo corso voluto dalla presidente Petra Gössi e plebiscitato dai delegati in giugno. I membri liberali-radicali della Capte-S hanno tra l’altro votato a favore della tassa sui biglietti aerei.

Come andrà a finire?

Il Consiglio degli Stati, grazie anche al sostegno di una parte almeno dei ‘senatori’ Plr, dovrebbe seguire la linea indicata dalla sua commissione, che ha adottato con 11 voti senza opposizione e un’astensione un progetto su svariati punti più osé di quello del Consiglio federale. Il dossier tornerà nella prossima legislatura sui banchi del Consiglio nazionale. La Camera del popolo in questo quadriennio si è pronunciata nelle votazioni “decisive” troppo spesso “contro la protezione della natura e del clima”, ha denunciato di recente l’Alleanza Ambiente (Greenpeace Svizzera, Wwf, Pro Natura, Ata). Ma la musica potrebbe cambiare. Dalle elezioni di ottobre dovrebbe uscire – così almeno indicano i sondaggi – un Consiglio nazionale un po’ meno sbilanciato a destra. In una costellazione del genere, la nuova legge sul CO2 avrebbe buone chance di giungere in porto in Parlamento. Un referendum però è molto probabile. E a quel punto sarebbe un’altra storia.

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