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20.09.2019 - 16:30
di di Stefano Guerra da Palazzo federale

Lauber chiede altri 4 anni. Mercoledì il verdetto

L'Assemblea federale deciderà se confermarlo alla guida del Ministero pubblico della Confederazione per il periodo 2020-2023

Michael Lauber non molla. Vuole dirigere per altri quattro anni (2020-2023) il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). Nonostante un’inchiesta disciplinare nei suoi confronti, nonostante le critiche che gli sono piovute addosso negli ultimi mesi. Nei pasticci per come ha gestito la vicenda degli incontri informali non verbalizzati avuti tra il 2016 e il 2017 con il presidente della Federazione internazionale di calcio (Fifa) Gianni Infantino (cfr. a lato), il procuratore generale della Confederazione ha persino ingaggiato un esperto di public relations per ‘vendere’ la sua candidatura; e si avvale dei servigi di un avvocato di grido per far valere le sue ragioni nell’inchiesta disciplinare a suo carico avviata in maggio dall’Autorità di vigilanza sul Ministero pubblico della Confederazione (Av-Mpc). Basterà per succedere un’altra volta a se stesso alla testa dell’Mpc? 
“I giorni di Lauber sono contati”. La ‘SonntagsZeitung’ il verdetto l’ha già pronunciato: a meno di sorprese dell’ultima ora, mercoledì 25 settembre l’Assemblea federale (le due Camere riunite, 246 membri) non rieleggerà il 53enne. È quanto raccomanda di fare, a maggioranza, la Commissione giudiziaria (Cg) del Parlamento (cfr. sotto). Ma il suo parere non è vincolante. E in passato è già successo che l’Assemblea federale non abbia seguito il preavviso della Commissione (Erwin Beyeler, 2011). 

I conti non tornano

Il procuratore generale può continuare a sperare, dunque. Tanto più che la scorsa settimana ha saputo di poter contare sul sostegno di buona parte del gruppo Plr (45 parlamentari). Poi ha incassato anche quello di una consistente maggioranza della ‘frazione’ Udc (74), la cui posizione è mutata dopo l’audizione di martedì. I socialisti (54) al momento sarebbero a maggioranza per la non rielezione, ma le cose potrebbero cambiare dopo l’audizione di Lauber prevista per martedì 24; Verdi (13) e Pbd (8), che nella Cg hanno formulato le proposte di non rielezione, dovrebbero votare a maggioranza contro il procuratore generale; diviso il Ppd (43). L’importanza del sostegno ‘esterno’ ricevuto dalla Conferenza dei procuratori della Svizzera e da Urs Hofmann, presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia, non va sottovalutata. Ma in fin dei conti a votare sono i 246 membri dell’Assemblea federale.
La posizione di Lauber si era fatta più difficile venerdì scorso. L’Av-Mpc ha accusato il magistrato di ostacolare l’inchiesta disciplinare avviata in maggio nei suoi confronti. Il procuratore generale ha di fatto impedito a due persone di prender parte agli interrogatori e l’Mpc non consegna i documenti richiesti, ha affermato l’autorità di vigilanza in una presa di posizione all’indirizzo della Srf. 


Conflitto istituzionale aperto
La replica dell’autorità di vigilanza è l’ultima tappa di un conflitto aperto che si trascina da mesi tra Lauber e il presidente dell’Av-Mpc Hanspeter Uster. Un conflitto che preoccupa i parlamentari e che se, da un lato, pesa sulle ambizioni del procuratore generale, dall’altro nuoce alla credibilità dell’Av-Mpc, che sin qui non sempre ha agito in maniera oculata. Le Commissioni di gestione del Nazionale e degli Stati hanno deciso in maggio di svolgere un’ispezione per chiarire le incomprensioni tra le due entità, ciascuna con una propria concezione di ciò che dovrebbe essere l’attività di sorveglianza sulla Procura federale. Verrà pure esaminato il funzionamento complessivo dell’Mpc e dell’Av-Mpc: lo ha deciso lunedì la Camera dei Cantoni, trasmettendo alla sua Commissione di gestione un postulato del ‘senatore’ Daniel Jositsch (Ps/Zh). Le conclusioni dell’ispezione confluiranno in un rapporto atteso per novembre 2020, ha indicato il consigliere agli Stati Hans Stöckli (Ps/Be). Come dire: il dibattito attorno all’Mpc, alle sue relazioni con l’organo di vigilanza e alle modalità di elezione del procuratore generale (Parlamento o Consiglio federale?) non terminerà con la rielezione di Lauber o l’elezione del suo successore.

Fuori dall'inchiesta. Fuori dall'Mpc?

Al procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, in carica dal 2011 e da parecchi mesi sotto i riflettori dei mass media, vengono rimproverati tre incontri informali non verbalizzati avuti il 22 marzo 2016, il 22 aprile 2016 e il 16 giugno 2017 con il presidente della Federazione internazionale di calcio (Fifa) Gianni Infantino, abboccamenti scoperti alla fine del 2018 nell’ambito dell’inchiesta giornalistica internazionale denominata ‘Football Leaks’ e che possono far sorgere dubbi sulla sua imparzialità. Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) ha cominciato a indagare sul mondo del calcio internazionale a seguito di una denuncia sporta dalla stessa Fifa nel novembre 2014, quando presidente era ancora Joseph Blatter. Il primo procedimento penale è stato aperto nel marzo 2015 contro ignoti per amministrazione infedele e riciclaggio di denaro tramite conti bancari elvetici. L’inchiesta, almeno all’inizio, ruotava attorno all’assegnazione dei Mondiali di calcio 2018 (Russia) e 2022 (Qatar). Nel frattempo s’è allargata: oggi l’Mpc conduce 25 indagini penali, collabora con 15 autorità straniere e analizza documenti per un volume totale di dati di 19 terabyte. La Fifa non è accusata, ma in diversi procedimenti è parte lesa e collabora con l’Mpc. Lauber mira a un terzo mandato alla testa dell’Mpc nonostante sia oggetto di un procedimento disciplinare aperto in maggio dall’Autorità di vigilanza sull’Mpc per far luce sui famosi incontri. Dal canto suo, il Tribunale penale federale ha giudicato i suoi comportamenti contrari alle regole di procedura. Lauber ha dovuto ricusarsi nei procedimenti penali riguardanti la Fifa. L’Assemblea federale plenaria (le due Camere riunite) eleggerà il procuratore generale della Confederazione per il periodo 2020-2023 mercoledì 25 settembre. La Commissione giudiziaria del Parlamento propone a maggioranza di non confermare Lauber al suo posto.

Pro e contro. Valutazione un po’ giuridica e un po’ (tanto) politica

Nove contro, sei a favore, un astenuto. La rielezione del procuratore generale della Confederazione Michael Lauber per un nuovo periodo (2020-2023) alla testa del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) ha spaccato la Commissione giudiziaria del Parlamento (Cg). Questa ha pubblicato la scorsa settimana le motivazioni dettagliate della maggioranza e della minoranza, così come la presa di posizione scritta trasmessale il 2 settembre dallo stesso Lauber.
Le ragioni della maggioranza…
La maggioranza ha adottato “un approccio politico globale”. Ovvero: “Anche se, presi singolarmente, i fatti rimproverati [a Lauber] non costituivano una violazione grave dei suoi doveri di ufficio, avvenuta in maniera intenzionale o per negligenza grave, presi nel loro insieme potrebbero essere abbastanza gravi da giustificare una proposta di non rielezione”, si legge nel rapporto. Per la maggioranza della Cg, le sentenze del Tribunale penale federale (Tpf) dello scorso 17 giugno relative agli “incontri informali inaccettabili”, non verbalizzati, col presidente della Fifa Gianni Infantino, confermerebbero che comunque “c’è stata violazione grave dei doveri d’ufficio per negligenza grave”. A seguito della ricusazione di Lauber, alcune cause nell’ambito della maxi-inchiesta Fifa “rischiano la prescrizione”, e ciò “ha conseguenze gravi e suscita forte scontento nella popolazione”. Se poi dovessero arrivare altre domande di ricusazione, l’Mpc potrebbe non più disporre della capacità d’azione sufficiente per condurre grandi inchieste penali legate alla criminalità economica internazionale. A urtare è anche “l’atteggiamento personale di Lauber”. Le critiche aperte rivolte via conferenza stampa all’autorità di sorveglianza e la domanda di ricusazione nei confronti di un giudice del Tpf dimostrano che “il procuratore generale non è disposto a rimettere in discussione il suo comportamento personale o il modo in cui dirige l’Mpc”. La Svizzera “è tenuta a disporre di un Ministero pubblico e in particolare di un procuratore generale la cui reputazione è irreprensibile e inattaccabile. Oggi non è più il caso”. La non rielezione di Lauber offre quindi “l’opportunità per ripartire da zero”.
… e quelle della minoranza
La minoranza della Cg ritiene che questa abbia una “funzione essenzialmente giuridica e istituzionale”. La Commissione deve “valutare in tutta obiettività e imparzialità” se ci sia stata una violazione grave dei doveri d’ufficio. Altrimenti vi sarebbe “una politicizzazione inammissibile” della rielezione e “una minaccia all’indipendenza della giustizia e dell’autorità di perseguimento penale”. Le sentenze del Tpf vengono lette in altro modo. Per la minoranza, né il tribunale né la stessa Autorità di vigilanza sull’Mpc hanno ravvisato violazioni gravi delle regole di procedura. Per di più, la procedura disciplinare nei confronti di Lauber è in pieno svolgimento. E poi: i media “non sono più obiettivi” in questa faccenda, l’Mpc e il procuratore generale godono di stima a livello nazionale e internazionale, la soddisfazione dei collaboratori dell’Mpc è “elevata” e il segnale che l’Assembla federale invierebbe non rieleggendo Lauber “per ragioni politiche”, sarebbe “catastrofico” per l’avvenire dell’istituzione. Al momento, insomma, “non vi è alcuna ragione obiettiva” che motivi una non rielezione. 
La difesa di Lauber
Grazie agli incontri informali col presidente della Fifa, “mi sono potuto assicurare che quest’ultima continuasse a cooperare come denunciante e parte lesa” nelle procedure condotte dall’Mpc, in particolare per quel che riguarda la consegna e la ricerca di grandi quantità di dati; allo stesso tempo, “ho potuto evitare procedure d’opposizione e di revoca dei sigilli che durano anni”, e anche questo “ha contribuito ad accelerare la procedura”. Così Michael Lauber giustifica le “riunioni di coordinamento a livello di istanze dirigenti” avute con Gianni Infantino. Riunioni “non proibite” dal Codice di procedura penale (Cpp), rileva il procuratore generale. Lauber difende poi il suo operato: “La soddisfazione al lavoro dei collaboratori è elevata e il clima all’Mpc è buono”; l’Mpc s’è dotato dal 2012 di “un’amministrazione autonoma, efficace e snella che presta grande attenzione ai costi”. Il 53enne critica l’autorità di sorveglianza, rea a suo avviso di “esporlo a un sospetto generalizzato di fronte all’opinione pubblica”, di avergli “rifiutato sistematicamente il diritto di essere ascoltato” e di non avergli mai detto “quale violazione concreta dei miei doveri di servizio avrei potuto commettere”. A suo avviso, il Tpf ha percepito – “particolarmente sotto l’influenza di questi incontri (...) esagerati per mesi nei media” – “un’apparenza” di parzialità nella sua persona, lasciando aperta la questione a sapere se questi incontri sono atti di procedura ai sensi del Cpp (per Lauber non lo sono). Lauber, infine, ribadisce: siamo di fronte a “una crisi istituzionale costruita”. Ma le “speculazioni” dei media “non possono essere decisive” per la questione della fiducia nei confronti suoi e dell’Mpc, che continua a essere lodato per la collaborazione con le Procure cantonali e i partner internazionali.

Procuratori sulla graticola: ecco i precedenti 

Fino al 2010 era il Consiglio federale a eleggere il procuratore generale della Confederazione. Da allora è l’Assemblea federale (le due Camere riunite) a farlo. Il trasferimento di competenza è il risultato, differito nel tempo, del braccio di ferro tra il ministro della Giustizia Christoph Blocher (2003-2007) e il procuratore federale Valentin Roschacher (2000-2006). Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) aveva avviato un’indagine penale nei confronti di Oskar Holenweger, banchiere privato zurighese vicino all’Udc. In relazione a questa, Blocher venne sospettato d’aver oltrepassato le proprie competenze. Il Parlamento nel 2010 decise quindi che sarebbe spettato a lui eleggere il procuratore generale e l’autorità di sorveglianza. Nel 2011 il successore di Roschacher, Erwin Beyeler, dopo essere stato promosso dalla Commissione giudiziaria, fu bocciato dall’Assemblea federale, che gli rimproverava scarsi risultati nella gestione dei dossier Holenweger e Hells Angels. Anche Carla del Ponte (1994-1998) ricevette critiche simili. L’attuale procuratore generale Michael Lauber è stato designato la prima volta dal Parlamento nel 2011. Nel 2015 è stato brillantemente rieletto (195 voti su 216 schede valide) per un secondo mandato che scade a fine anno.

 

 

 

 

 

 

 

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