Keystone
Svizzera
17.04.2019 - 11:150

Treni merci in ritardo, 'opportunità mancate'

Tonndorf (Hupac) sui convogli che, sempre più numerosi, non arrivano in tempo a destinazione. 'Così si rischia di compromettere l’affidabilità del servizio'

La puntualità dei treni merci lascia a desiderare (cfr. sotto). E se si continua di questo passo, alla lunga la fiducia nella ferrovia rischia di incrinarsi. Rallentando ulteriormente la già tutt’altro che spedita marcia verso l’obiettivo di trasferimento. «Molte industrie – dice alla ‘Regione’ Irmtraut Tonndorf, responsabile comunicazione di Hupac – vorrebbero sfruttare maggiormente la rotaia. Ma preferiscono mantenere la quota di trasporti riservata alla strada, più flessibile rispetto alla ferrovia e meno soggetta a ritardi così elevati. Alcuni clienti decidono addirittura di tornare indietro, trasferendo sulla strada una parte delle merci trasportate sin qui dalla ferrovia».

Il motivo principale dei ritardi? «L’aumento delle attività di costruzione e di manutenzione sulla rete ferroviaria lungo tutto il corridoio Rotterdam-Genova», risponde Tonndorf. Lavori che «a lungo termine migliorano la capacità di trasporto delle merci su rotaia, ma che possono comportare parecchie settimane di riduzione della capacità su determinate tratte, quando non la loro chiusura con conseguenti deviazioni».

In queste condizioni la qualità è a rischio. E i clienti perdono fiducia. Lo si constata anche a Chiasso, alla sede dell’operatore specializzato nel trasporto combinato. Ancora Tonndorf: «Se i ritardi si accumulano e si accavallano, a un certo punto non si riesce più a recuperarli. Allora siamo costretti a cancellare la partenza di un treno. Ma così l’affidabilità del servizio rischia di venire compromessa». I clienti si lamentano? «Assolutamente sì. Ma la questione va posta in termini di opportunità mancate. Come detto, molte industrie vorrebbero sfruttare maggiormente la rotaia ma evitano di farlo».

Hupac ha attuato diverse misure per salvaguardare i volumi di traffico. «Da qualche tempo – spiega la portavoce – prevediamo un 10% di riserve sulla nostra flotta: vagoni vuoti, fermi in punti nevralgici della rete, in attesa di essere impiegati per ‘salvare’ un trasporto che rischia di venire cancellato per un ritardo eccessivo. Disponiamo poi di riserve di locomotive; e ci stiamo attrezzando per poter disporre anche di una riserva di macchinisti presso i nostri partner ferroviari».

Ma i ritardi nel frattempo sono diventati un problema strutturale. «In futuro i cantieri saranno sempre numerosi: questa situazione, che vede ridotte le capacità di trasporto merci su rotaia, perdurerà. Dovremo conviverci e fare uno sforzo collettivo per garantire la puntualità del trasporto ferroviario, coinvolgendo gestori dell’infrastruttura, imprese ferroviarie e terminal», conclude Irmtraut Tonndorf.

 

“Lo sviluppo della qualità, e in particolare della puntualità del traffico merci ferroviario attraverso le Alpi, è un fattore decisivo per il successo del trasferimento”; e “la qualità (...) resta come prima insoddisfacente”. La questione, annosa, è stata rilanciata dall’Ufficio federale dei trasporti (Uft) in un rapporto pubblicato un mese fa. E ieri il ‘Tages-Anzeiger’ ha rimesso il dito nella piaga con un articolo dal titolo “Güterverkehr kommt nur schleppend voran’ (traducibile con ‘Il traffico merci avanza solo a stento’).

La situazione è peggiorata nel secondo semestre dello scorso anno. In questo periodo solo il 44% dei convogli è giunto puntuale a destinazione e la quota di treni con ritardi superiori alle tre ore è aumentata al 29%. Secondo l’Uft, ciò è da attribuire alle sempre numerose deviazioni e alle temporanee chiusure di tratte ferroviarie dovute ai cantieri, così come alla carenza di macchinisti e materiale rotabile in alcune aziende di trasporto. La conseguenza: l’avvicinamento all’obiettivo di trasferimento avviene sempre a passi da lumaca (nel 2018 sono stati 950mila i camion transitati su strada attraverso le Alpi, un terzo in più di quanti ne prescrive la legge).

Il problema – che l’apertura della galleria di base del Ceneri (settembre 2020) dovrebbe attenuare – ha origine all’estero. In particolare in Germania, dove sussiste una grave penuria di macchinisti. “Centinaia di treni restano fermi per ore ogni giorno perché mancano collaboratori”, ha detto lo scorso autunno alla ‘SonntagsZeitung’ il presidente del sindacato dei macchinisti tedeschi, che stimava in 800 il numero di macchinisti necessari per rispettare l’orario nel traffico merci.

Berna ha le mani legate. In teoria la Legge sul trasporto merci offrirebbe una possibilità. In teoria... Da noi interpellato, l’Uft, spiega che “sarebbe possibile definire requisiti di qualità per il traffico merci e sanzionare il mancato rispetto tagliando le sovvenzioni. Ma siccome nel traffico merci sono coinvolti diversi attori (...), è spesso difficile attribuire esattamente le cause di ritardi. Per questo l’Uft rinuncia fino a nuovo avviso a queste misure, nell’interesse di un costruttivo lavoro di rimozione delle cause svolto con il coinvolgimento di tutti gli attori”.

 

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