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13.02.2019 - 06:10

L’importanza degli uomini negli asili nido

Secondo Myriam Caranzano (Aspi) i bambini hanno bisogno di modelli di riferimento sia maschili, sia femminili per crescere in modo equilibrato e sereno

di Fabio Barenco
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Ti-Press

«Escludere gli uomini dagli asili nido non è una soluzione». Lo afferma Myriam Caranzano, direttrice della Fondazione della Svizzera italiana per l’Aiuto, il sostegno e la protezione dell’infanzia (Aspi), interpellata da ‘laRegione’ dopo il caso di pedofilia avvenuto in una struttura per la custodia di bambini a San Gallo. «I bambini hanno bisogno sia di figure femminili, sia di quelle maschili per crescere in modo equilibrato e sereno».

Giovedì scorso è stato reso noto che un dipendente di un asilo nido di San Gallo ha abusato sessualmente di un bambino di meno di due anni sul posto di lavoro. In seguito a casi come questi si riapre sistematicamente il dibattito sull’opportunità o meno di assumere uomini in queste strutture di accoglienza. «Pure le donne possono commettere abusi di ogni genere, anche sessuali», sottolinea Caranzano. «Inoltre, la maggior parte degli uomini si comporta bene con i bambini e quindi non è coretto vederli tutti come possibili abusanti».

Secondo la Federazione svizzera delle strutture d’accoglienza per l’infanzia (Kibesuisse) l’educazione e l’accoglienza dei bambini sono compiti di cui si devono occupare “non solo le donne, ma anche gli uomini”, si legge sulla sua pagina web. Per questo motivo ha sviluppato un progetto (finanziato anche dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo), che intende incoraggiare l’assunzione di personale maschile in queste strutture. Infatti, ricorda Kibesuisse, “in Svizzera nel settore dell’accoglienza complementare alla famiglia ed extrascolastica soltanto l’8% del personale è costituito da uomini. In ambito prescolare questo dato è ancora più ridotto”. Riassumendo, sia per la Federazione di categoria, sia secondo Caranzano, è importante che i bambini crescano anche con modelli di riferimento maschili e non solo femminili.

Tornando agli abusi, secondo la direttrice dell’Aspi è in primo luogo importante che se ne parli, affinché sia possibile evitare fatti come quelli successi a San Gallo: «Sia nella formazione di base, sia durante quella continua è necessario ribadire in modo chiaro e netto che gli abusi di qualsiasi genere non sono né accettati, né tollerati. Inoltre, se qualcuno individua un problema, esso deve essere immediatamente affrontato, senza aspettare che succeda l’impensabile».

Tematizzare la questione degli abusi sessuali sui bambini può anche servire ai potenziali pedofili: «Bisogna invitare le persone che sono attratte dai bambini a farsi aiutare, cosicché non passino all’atto», dice Caranzano. «Far sapere a queste persone che ci sono specialisti che si possono occupare di loro è molto importante, visto che in questo modo si possono evitare abusi».

La direttrice dell’Aspi ricorda inoltre che i soprusi non sono sempre solo a sfondo sessuale: «Gli abusi psicologici ed emozionali, come umiliare o terrorizzare un bambino, hanno conseguenze altrettanto gravi. Il rischio di conseguenze a medio-lungo termine è molto alto anche con questo tipo di maltrattamenti. E questi ultimi non sono legati a un genere specifico».

Per garantire la sicurezza dei bambini, negli asili nido vengono applicate misure riconosciute, come gestire il bambino almeno in due, non cambiare i pannolini in una camera chiusa, il divieto di baciarli o di fotografarli. In generale per Caranzano «è importante che ci sia una cultura della trasparenza nelle strutture e un codice etico, che venga sottoscritto dai dipendenti, il quale prevede il rispetto del bambino a 360 gradi».

Infine, anche «l’Organizzazione mondiale della sanità da più di un anno sta promuovendo diverse misure che si sono dimostrate scientificamente efficaci per prevenire gli abusi sui bambini. Una di queste è quella di avere una legge che proibisce le punizioni violente nei confronti dei bambini. Anche in famiglia. Va ricordato, infatti, che la gran parte degli abusi e dei maltrattamenti avviene proprio tra le mura domestiche e non negli asili nido. Un’altra misura importante, è proprio il sostegno ai genitori, affinché possano assumere il loro ruolo in modo corretto», conclude Caranzano.

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