Svizzera

I giubbotti dell'esercito tornano in parlamento

Bocciati dagli Stati, oggi il Consiglio nazionale potrebbe prendere una decisione diametralmente opposta

Archivio Ti-Press
13 settembre 2018
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I risparmi sul vestiario dei militari svizzeri torna in aula stamattina alle 8. Il Consiglio nazionale, a differenza degli Stati, potrebbe decidere di non risparmiare in particolare sui giubbotti antiproiettile deimiliti. Così almeno la pensa la commissione parlamentare che ha esaminato il tema. In totale il messaggio sul finanziamento all'esercito prevede un credito di poco superiore ai 2 miliardi di franchi.

I crediti chiesti dal governo si suddividono in 848 milioni per il programma d'armamento, 742 milioni per il materiale dell'esercito e 463 milioni per gli immobili del Dipartimento federale della difesa.

Durante la discussione alla Camera dei cantoni, durante la sessione estiva, i "senatori" hanno deciso di dimezzare (-99,6 milioni) la spesa prevista per dotare l'esercito di un nuovo sistema di vestiario e di equipaggiamento.

Secondo questa Camera solo 50 mila soldati, e non 100 mila come proposto dall'esecutivo, devono essere dotati del nuovo vestiario, che costa circa tremila franchi a persona, di cui la metà serve alla protezione balistica (giubbotto di protezione). Gli Stati hanno anche ridotto di 2,5 milioni il credito per la ristrutturazione della piazza d'armi di Drognens (Canton Friborgo) giudicando le riserve troppo elevate. Il credito a disposizione dell'esercito dovrebbe ammontare così a 1,950 miliardi di franchi.

Come detto, la commissione preparatoria del Nazionale non vuole saperne di ridurre i mezzi destinati al vestiario. La maggioranza crede che sia necessario garantire a tutti i militi una protezione adeguata. Una minoranza chiederà invece di dimezzare il credito previsto e un'altra di tagliarlo del tutto (-192 milioni).

La commissione del Nazionale è invece d'accordo di ridurre di 2,5 milioni (a 37,5 milioni), il credito destinato alla piazza d'armi di Drognens.

Tra gli alti temi in agenda ala Camera del popolo, figura un accordo con l'Austria per la cooperazione in caso di minacce aeree non militari e l'esame di tutta una serie di iniziative parlamentari.

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