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13.08.2018 - 14:10
Aggiornamento: 15:25

Cure, i Cantoni devono pagare tutto quel che resta della fattura

Non importa se superano il massimo stabilito a livello cantonale. A dirlo è il Tribunale federale decidendo su un caso di San Gallo

di Ats/Red
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Ti-Press

I cantoni sono tenuti a pagare integralmente le spese residue che non sono né a carico delle casse malattia, né dell'assicurato, anche se queste superano il tetto fissato a livello cantonale. A dirlo è il Tribunale federale (Tf), confermando una sentenza del Tribunale delle assicurazioni del canton San Gallo su una vertenza che tocca un'anziana che aveva soggiornato in uno stabilimento medico-sociale dal 2010 al 2015.

Al di là del caso in sé, la decisione pubblicata ieri rappresenta però anche un ulteriore tassello in una questione che si è fatta spinosa a seguito di un'altra delibera – questa volta del Tribunale amministrativo federale – che nel settembre del 2017 aveva stabilito come le casse malati non fossero tenute a rimborsare la fattura del materiale di cura per case anziani, ambulatori non medicalizzati, spitex e infermieri indipendenti (ne avevamo parlato ampiamente negli scorsi giorni). Il costo avrebbe quindi dovuto ricadere sui Cantoni per via del principio del "finanziamento residuo". Molti, tuttavia, presi in contropiede, stanno prendendo tempo in attesa di riunirsi in un apposito gruppo di lavoro intercantonale che, nelle possime settimane, dovrebbe chinarsi sul problema. E così i costi del materiale, per ora, rischiano di rimanere a carico dei fornitori di prestazioni. 

Il caso specifico

Come detto, nel frattempo a chiarire ulteriormente il quadro del finanziamento delle cure è intervenuta la seconda Corte di diritto sociale del Tribunale federale di Lucerna che ha bacchettato la cassa di compensazione di San Gallo, la quale si rifiutava di versare contributi superiori all'importo massimo previsto dal cantone per il soggiorno di una persona anziana presso uno stabilimento medico-sociale dal 2010 fino al decesso, avvenuto nel 2015.

In una sentenza pubblicata oggi, i giudici federali ricordano che le nuove disposizioni sul finanziamento delle cure - entrate in vigore nel 2011 - prevedono che i costi dei trattamenti ricevuti in ambulatorio o in un istituto e prescritti da un medico siano ripartiti tra l'Assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie obbligatoria (Aoms) e il paziente. La quota della prima è ripartita tra 9 e 108 franchi al giorno, mentre il secondo è tenuto ad assumere i costi pari al massimo a 21.60 franchi al giorno, ovvero il 20% dell'importo.

La legge federale sull'assicurazione malattie (LAMal) precisa che il surplus, o costi residui, devono essere a carico del cantone. San Gallo ha addebitato tali importi ai comuni, fissando un importo massimo tra 12 e 254 franchi al giorno, a seconda delle cure necessarie. I cantoni, precisa il Tf, possono fissare degli importi massimi per far fronte ai loro obblighi di finanziamento delle cure residue. Tuttavia, ciò non li esonera dall'obbligo di prendere a carico tali costi nel caso un cui essi superino gli importi massimi stabiliti.

Nel corso dei dibattiti sul finanziamento delle cure, il Parlamento ha chiaramente stabilito che i costi residui sono a carico di Cantoni e Comuni, ricorda la corte lucernese.

Leggi anche:

Cure a domicilio nel caos: le casse non pagano più il materiale

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