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10.01.2022 - 16:23
Aggiornamento: 18:48

Caso Djokovic, il tennista libero e già sul campo

Conferenza stampa della famiglia. La madre Dijana: ‘È la sua più grande vittoria’. Il padre Srdan: ‘L’ultima partita è stata giocata e abbiamo vinto noi’

caso-djokovic-il-tennista-libero-e-gia-sul-campo
La famiglia Djokovic

«Novak è libero e pochi istanti fa si è allenato su un campo da tennis. In Australia è venuto per giocare a tennis». Inizia con queste parole la conferenza stampa organizzata dalla famiglia dell’atleta serbo.

Ad aprire il collegamento coi giornalisti, il direttore del torneo di Belgrado, nonché fratello di Djokovic, Djordje: «Amiamo l’Australia, Novak ama l’Australia. Non abbiamo altro che amore per questo paese. Sono sicuro che il sistema giudiziario australiano era sotto pressione enorme, il mondo intero stava guardando – afferma, per poi continuare –: verità e giustizia sono finalmente emerse. Vogliamo ringraziare il sistema giudiziario australiano e il giudice Kelly, che ha condotto la sentenza in modo neutrale, prestando attenzione ai dettagli. Ha esaminato ogni aspetto di questa storia. E infine vogliamo ringraziare anche le persone che hanno dato sostegno a Nole in tutto il mondo, a coloro che si sono sollevate in sua difesa».

Giustizia e libertà sono affermazioni che ritornano spesso durante i vari interventi della famiglia Djokovic, seduta davanti a uno schermo che – a rotazione – espone tutti i gesti generosi portati avanti dal tennista serbo, primo fra tutti, la donazione fatta agli ospedali italiani durante la prima ondata pandemica.

«Novak è un uomo onesto ed eccezionale. Siamo molto felici che la giustizia e la verità abbiano prevalso. E io sono molto felice che lo stato di giustizia esista e che possiamo ancora lottare per la verità e i diritti umani», ha poi detto con decisione il fratello.

Poi e toccato alla madre, Dijana, prendere parola: «Questa è stata la sua più grande vittoria. Novak Djokovic non è colpevole, ma è stato esposto alle malelingue e molestato. È stato interrogato per diverse ore e poi lasciato solo per altrettante ore, senza cellulare, senza poter parlare con il suo staff o la sua famiglia. L’hanno giudicato come un criminale».

Dal canto suo, il padre Srdan continua a mettere l’accento su una possibile motivazione politica dietro all’agire delle autorità australiane. «Nonostante certi atteggiamenti, Nole non si è lasciato mettere in ginocchio. Negli ultimi giorni sono successe varie cose ed è stato molto difficile. Ma è mentalmente forte, un giovane straordinario che racchiude in sé tutte le qualità migliori che un uomo possa avere», ha detto. Poi, l’affondo allo Stato australiano: «Non ha mai offeso o trattato male nessuno, è sempre stato in buoni rapporti con tutti. Ma ovviamente il fatto che provenga da un paese piccolo e impoverito come la Serbia non era qualcosa che piaceva ai grandi potenti, e pensavano di avere poteri dati da Dio».

Il padre di Djokovic, ha poi aggiunto, sempre in riferimento al governo australiano: «L’ultima partita è stata giocata e abbiamo vinto noi. Ora hanno bisogno di inventare una partita diversa. L’unica cosa che devono fare, però, è lasciarlo libero. Libero di giocare a tennis, motivo per cui era venuto in Australia e cosa che sa fare meglio di tutti».

E dopo la lingua serba, si è passati all’inglese, con alcune domande poste dai giornalisti presenti in sala. Una parte, questa, passata velocemente, soprattutto quando è stato chiesto perché, nonostante il tennista sapesse della sua positività già il 16 dicembre, avesse comunque deciso di partecipare a eventi pubblici. A rispondere (o meglio, in questo caso, a non rispondere) il fratello: «Grazie, la conferenza stampa termina qui».

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