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Tennis
08.08.2021 - 16:05
Aggiornamento : 19:00

Roger Federer, i suoi primi 40 anni

8 agosto 1981, nasce il più forte e completo tennista di tutti i tempi. 8 agosto 2021: godiamocelo, perché dopo di lui il tennis sarà diverso, certamente più povero

Quarant’anni, e sentirli tutti. Ne dimostra meno, Roger Federer, ma il fisico che gli sta facendo pagare un conto in definitiva non così salato, nonché un tennis meno centrato ed esplosivo rispetto agli anni migliori - quelli che distano ormai quasi una carriera, per lui che ancora è in attività - lo riportano impietosamente a quella realtà - 40 compiuti - dalla quale cerca di smarcarsi, insistendo lungo un percorso che si è fatto un po’ in salita. O meglio, non è che non accetti di avere un’età da felice e ricco pensionato dello sport, tuttavia è come se volesse dimostrare a se stesso - e quindi a tutti noi che ne seguiamo le gesta - che è ancora lui, che l'impossibile diventa possibile, che non è ancora detta l’ultima parola. Del resto, in tempi non sospetti, quando già qualche sinistra cassandra ne profetizzava il declino (anno domini 2008, mese più mese meno) disse - per poi ribadire con puntualità elvetica ogni qualvolta che la questione del ritiro veniva risollevata - che avrebbe continuato a giocare fino al giorno in cui avrebbe smesso di divertirsi. Finché il tennis diventerà un peso, e non più l’espressione elegante, anche un po’ austera e compassata, del talento e della levatura di un tennista che passerà alla storia, a prescindere dai numeri, come il più grande e completo di sempre. Con buona pace di chi ambisce a imbottirsi di Slam per fregiarsi di un titolo - quelli di più forte di sempre - la cui assegnazione è riservata alle divinità del tennis. Le quali, già si sono espresse all’unanimità, a tal proposito.

Che il tennis continui a divertirlo, che la voglia di rimettersi in discussione quando non c’è davvero più nulla da dimostrare - se non a se stessi e al proprio orgoglio - è ammirevole e ci permette ancora di ammirare un campione fuori dall’ordinario. Non siamo mai sazi di Federer, né alla purezza del gesto e a quella classe a tutto tondo possiamo rinunciare a cuor leggero, dopo averne beneficiato per tanti anni. Tuttavia, è lo stesso tennis a respingere Roger. O meglio, da un lato ne accoglie a braccia aperta i rientri in grande stile, i ritorni da lontano, salvo però mortificarne un po’ le ambizioni e la volontà di essere ancora protagonista, con quella signora con la quale vanno fatti i conti, volenti o nolenti: la realtà. Fiero, orgoglioso e certamente anche un po’ cocciuto, Roger non ha ancora mollato, pur conscio che l’ora del commiato non è lontana. Con la realtà di cui sopra si è scontrato, ci ha sbattuto il naso, si è chiarito e ha trovato - con i quarti di Wimbledon - una sorta di compromesso: bene ma non benissimo.

Eccola, la questione centrale: doversi accontentare. La normalità, al posto dei superlativi. La sconfitta che ci può stare, invece del successo da urlo, l’ennesimo. Giù il cappello dinnanzi al più forte di sempre che accetta di buon grado di fare quello che c’è ancora, che ci prova. Ma è Federer, accidenti. Ben sappiamo, perché l’ha ripetuto alla noia, che il tennis è la sua vita, che si diverte ancora come un bambino. Onore al coraggio di accettare il declino, inesorabile e sancito dalla realtà di cui sopra, oltre che introdotto da qualche infortunio di troppo, ma quanto a lungo? Ritirarsi, magari a Wimbledon, da trionfatore di un’ennesima edizione dello Slam sull’erba, avrebbe potuto essere un’opzione, perché no, ma non è da lui. Come se fosse troppo facile, uscire da vincitore e non accettare che, domani, primeggiare sia più complicato, soccombere più frequente. Siamo d’accordo, rimettersi in gioco è ammirevole. Ma fino a quando tirare la corda? Sulla spalla destra, il diavoletto dell’orgoglio gli ricorda che è Federer, che non può uscire di scena così, a metà dell’opera, senza aver vinto un altro torneo. Su quella sinistra, l’angioletto gli ricorda che è Federer, che non deve ostinarsi per forza, per accondiscendere al desiderio suo e della gente che lo adora di tirare dritti e rovesci in eterno. Il limite oltre il quale non andare qual è? Roger in cuor suo lo sa di sicuro. È troppo Federer - a tutto tondo - per accettare che la realtà ne sveli la fragilità fino a farci dimenticare i giorni dei fasti senza tempo e, a volte, anche senza logica terrena. Non si butterà di certo via, quando sarà davvero troppo, si chiamerà fuori. Altresì, è troppo Federer per mollare dopo una delusione cocente. 

In attesa di sapere e di capire, ce lo godiamo ancora per un po’. Consapevoli del fatto che, per quante vittorie possa ancora ottenere o per quante sconfitte debba accettare, quando uscirà di scena tutti, ma proprio tutti, lo rimpiangeremo.

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