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Susan Bandecchi sui campi del Roland Garros
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28.05.2021 - 21:34
Aggiornamento: 22:02

Susan Bandecchi: ‘Al Roland Garros felice come una bimba al parco’

Intervista alla 22enne ticinese, giunta a un passo dal tabellone principale del suo primo Slam. ‘Ora sono un po' delusa, ma anche più consapevole.’

Susan Bandecchi si è fermata sul più bello e questo le lascia un certo amaro in bocca. Ha però mancato l'accesso al tabellone principale del Roland Garros, uno dei quattro tornei più importanti e ambiti del circuito, per pochi punti. Questo, così come il modo con cui è arrivata al terzo turno delle sue prime qualificazioni a uno Slam, fanno pensare che il bello ce l'abbia a portata di racchetta.

Sulla prestigiosa terra rossa la 22enne ticinese (Wta 219) – che si allena Tennis Club Milano Alberto Bonacossa e a Parigi era arrivata dall'Ecuador, dove aveva giocato su campi in cemento – ha anche battuto una delle ‘mine vaganti’, quella Tsvetana Pironkova già n. 31 al mondo, vincitrice di un titolo Wta, semifinalista a Wimbledon 2010, nei quarti a Parigi 2016 e all'Us Open 2020. «Quando ho vinto contro di lei, rimontando dallo 0 a 3 nel terzo set e con palla dello 0 a 4, ho pianto e ho fatto piangere un po' di gente del mio entourage».

A caldo, quali sono i tuoi sentimenti?

Eh... – fa un lungo, profondo sospiro – Eh... Rammarico, ti direi. In questo momento non sono contenta; magari domani sì – sorride –, ma ora no.

Rammarico perché nel secondo set eri avanti 4-1 e servizio tuo?

Mh... – temporeggia – Non tanto per quello. Più che altro per come ho gestito alcuni momenti dell'incontro, per non essere riuscita a dare tutto come speravo, per alcuni errori di troppo. So che avrei potuto fare meglio, ma non sono stata in grado per vari motivi. Nel secondo set sono andata sopra nel punteggio, però ho faticato maggiormente rispetto ai due match precedenti ed ero un po' stanca. Era come se fossi avanti, ma non mi sentissi veramente avanti e questa cosa l'ho pagata. Poi ovviamente c'è un'avversaria dall'altra parte e se non sfrutti le chance tu, lo fa lei. E Sanders ha giocato bene nei momenti importanti.

Nel non esprimerti come sai, ha pesato l'emozione di essere a un passo dal tabellone principale?

Non credo. Sono entrata in campo piuttosto tranquilla. Ero cosciente di non avere nulla da dover dimostrare, poiché ho affrontato tre giocatrici più forti nel ranking, tutte con maggiore esperienza di me in questo tipo di tornei. Ovviamente oggi la posta in gioco era più ‘pesante’; ma anche quando ero avanti nel punteggio, non ci pensavo e sono rimasta concentrata sul giocare e basta. All'inizio della partita ho sentito che colpivo molto bene la palla; e forse questo mi ha po' fregata, perché mi ha portata a volte a fare troppo. Poi si sbaglia qualche palla in più, l'avversaria entra in partita, ogni game è lottato e capita che il match si giri per uno o due punti.

Quando hai saputo che avresti giocato le qualificazioni al Roland Garros?

Quando era uscita la prima lista, io ero fuori di nove posizioni; ma abbiamo deciso di venire comunque qui, nel caso in cui, tra ritiri e wild card, si fossero liberati dei posti. E così è stato. Io ho saputo di essere entrata il venerdì mattina prima di salire sul volo per Parigi, ossia a tre giorni dall'inizio del torneo di qualificazione. 

Questo ti ha evitato di farti travolgere dalle emozioni?

Sì, può essere. Ovviamente quando ne ho avuto conferma, ero felicissima. Il primo giorno qui, mi sentivo come una bimba al parco giochi: ero euforica, pure troppo – ride –. Poi l'ho vissuta bene, l'ho voluta prendere come un'esperienza da assaporare fino in fondo. Mi sono goduta tutte le partite e, in generale, tutto questo ambiente, nel quale spero di stare il più possibile.

Cosa hai provato, entrando alla Porte d'Auteuil?

Mi sono detta che è solamente l'inizio. Mi alleno da una vita, per giocare questo tipo di tornei e non è che aver preso parte alle qualificazioni di uno Slam, mi fa dire di avere concluso il mio percorso. Sono sicura che ci saranno altre opportunità; del resto l'obiettivo è quello: giocare i tornei maggiori. Prima o poi – sorride – magari direttamente in tabellone.

Entrare nelle ‘quali’ era un tuo obiettivo dichiarato di questa stagione?

In realtà è da almeno due anni che spero di arrivare alle ‘quali’ Slam. Nel 2019 non ci sono riuscita, nel 2020 a causa del coronavirus era praticamente impossibile. Però se qualcuno, anche solo un mese fa, mi avesse detto che avrei giocato a Parigi e sarei arrivata all'ultimo turno, probabilmente non ci avrei creduto. 

In questi giorni sono arrivati a Parigi i big. Ne hai visto qualcuno? Che effetto ti ha fatto? 

Sì sì ne ho visti tanti – ride –, però non ho ancora incrociato Roger Federer. L'effetto? Ehhhh... – cerca le parole, facendo trapelare tanta emozione –: ogni volta che scorgevo qualcuno, non mi pareva vero. Perché si è abituati a guardarli in tv e poi li trovi lì a un metro. Anche giocare contro Pironkova, che un mese fa vedevo in televisione impegnata a Miami, era quasi difficile da credere.

Cosa ti porti via da questa esperienza, come tennista e come persona?

Come persona ne esco con maggiore consapevolezza. Ho dimostrato a me stessa che ho il livello per figurare in questi tornei; cosa in cui, fino a poco tempo fa, non credevo nemmeno io. Certo, a questo stadio tutte le giocatrici sono fortissime e si preparano bene; so che la strada è lunghissima, però penso di aver dato prova del fatto che possa stare qua. Dal punto di vista tennistico, beh aspetti da migliorare ce ne sono sempre, tecnicamente e fisicamente. Pensiamo a Rafael Nadal, che non ha mai smesso di cercare di perfezionarsi e fare evolvere il suo gioco. Per me di lavoro ce n'è ancora tanto, ma ritengo anche di aver fatto vedere delle belle cose.

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