La solidarietà ai parenti delle vittime da parte del bernese Luca Aerni, da anni residente proprio in Vallese

I classici appuntamenti di gennaio della Coppa del Mondo si aprono col weekend di Adelboden, dove gli uomini si misureranno in un gigante e in uno speciale. Fra le porte larghe, occhi puntati naturalmente su Marco Odermatt, fuoriclasse che ha fatto del Chuenisbärgli uno dei suoi terreni di caccia preferiti.
Sabato il 28enne nidvaldese cercherà di imporsi per la quinta volta di fila sul mitico tracciato bernese, exploit riuscito nel passato soltanto al leggendario Ingemar Stenmark, che qui trionfò dal 1979 al 1984, con la sola eccezione del 1983, quando a imporsi fu il vallesano Pirmin Zurbriggen, che precedette gli altri due elvetici Max Julen e Jacques Lüthy.
Vincitore quest'anno a Sölden e Beaver Creek, Odermatt ha comunque mostrato di essere battibile nella sua disciplina preferita, come certificano il suo terzo posto in Val d'Isère e il sesto in Alta Badia. Lo scorso anno, sulle nevi di casa, ci fu un'ottima prestazione degli svizzeri, che riuscirono a piazzare pure Meillard in seconda posizione, Tumler in quarta e Aerni in settima. I più grandi rivali dei rossocrociati stavolta dovrebbero essere i norvegesi, oltre agli austriaci Schwarz e Brennsteiner, quest'ultimo dopo cinque dei nove giganti in calendario risulta al momento leader della specialità.
Più difficile fare pronostici per quanto riguarda la gara fra i paletti stretti, in agenda domenica. Le cinque competizioni svolte fin qui, infatti, hanno visto trionfare cinque atleti diversi. Ultimo vincitore – mercoledì – è stato il francese Clément Noël, che fu pure lo scorso anno l'ultimo a imporsi a Adelboden. Per ritrovare un podio svizzero nello speciale sul Chuenisbärgli bisogna andare un po’ indietro nel tempo, per la precisione al 2020, quando Daniel Yule vinse fra la folla in delirio, poco prima che il Covid decretasse uno stop generale. Vista la grande concorrenza – che rende importantissimo ogni centesimo di secondo – non sarà facile per Nef, Meillard e Rochat conquistare una piazza fra i primi dieci.
Aerni, otto anni dopo il suo unico podio in slalom, quest'anno pare invece più in forma nel gigante, anche se va considerato il contraccolpo psicologico che potrebbe condizionare la sua prestazione causato dal dramma consumatosi la scorsa settimana a Crans-Montana, nel suo cantone di residenza.
A 32 anni, Luca sta vivendo un'insperata seconda giovinezza, e sabato potrebbe puntare al podio fra le porte larghe, la sua nuova disciplina preferita. Il bernese ormai stabilitosi in Vallese si era rivelato nel 2017, quando vinse l'oro mondiale nella combinata a Sankt Moritz. Dieci mesi dopo, invece, aveva raggiunto il podio in slalom a Madonna di Campiglio (2°). In seguito, però, ha sempre stentato a confermarsi, limitato da problemi alla schiena e da un materiale poco performante. Fra dicembre 2017 e gennaio 2024, infatti, è entrato solo sette volte nella top ten, due delle quali fra l'altro in occasione di city events.
Lo scorso anno, Aerni ha conosciuto una rinascita in gigante grazie al quarto posto in Val d'Isère... «Da qualche tempo in gigante va un po’ meglio, materiale e prestazioni sono migliorati», spiega il diretto interessato, aggiungendo di aver ritrovato la giusta calma sulla neve. Conferme sono poi giunte questa stagione, col secondo rango sempre in Val d'Isère dietro Meillard e davanti a Odermatt. «Non sono mai stato emozionato in vita mia come dopo quella gara», aveva commentato. «Ho ripensato a quello che è successo in tutti questi anni, ai momenti difficili e a tutte le persone che mi hanno sostenuto».
Salire sul podio in gigante era sempre stato un suo obiettivo: «È bello esserci riuscito, significa che valeva la pena non mollare». Per farcela, Aerni ha adottato anche strategie alternative, come ad esempio la pratica del karate. «A 32 anni fa piacere riuscire a cambiare grazie a nuovi impulsi. Le arti marziali aiutano nella coordinazione e nella velocità», spiega l'elvetico.
Purtroppo, negli ultimi giorni il suo ottimismo ha subito un brusco ridimensionamento: il tragico rogo di Crans-Montana lo ha infatti molto colpito, anche perché Aerni vive lì vicino. Aerni non conosceva nessuna delle vittime, ma dice di soffrire molto e di non riuscire a guardare le immagini del disastro. «Non dobbiamo dimenticarci di questo dramma», dice. «Penserò sempre parecchio alle famiglie delle vittime, e spero che noi atleti si possa regalare un po' di gioia alla gente».