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SCI ALPINO
30.11.2022 - 15:36
Aggiornamento: 16:01

La lotta di Eliasch sui diritti tv potrebbe sfociare in crisi

Il nuovo presidente Fis intende centralizzarli, ma deve lottare contro l’opposizione di federazioni potenti come quelle svizzera, austriaca e tedesca

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Il futuro dei diritti televisivi e di marketing, da diversi mesi sta scuotendo il mondo ovattato dello sci. Il nuovo presidente, Johan Eliasch, sta cercando di riprendere il controllo della commercializzazione dei diritti, ma è in corso una battaglia giudiziaria per ottenere ingenti somme di denaro. «La questione non è se lo faremo, ma quando lo faremo»: all’Alpinum Forum di Sölden, a fine di ottobre, il nuovo capo della Fis, Johan Eliasch, ha ribadito la sua ossessione per la centralizzazione dei diritti televisivi e di marketing. Lo svedese, arrivato nel 2021 per sostituire il defunto Gian Franco Kasper, ha ricevuto a maggio un mandato di quattro anni. Ma la sua riforma delle priorità e, soprattutto, il suo metodo da bulldozer stanno irritando un microcosmo non abituato agli sconvolgimenti.

«Non siamo ancora in crisi, ma la situazione è seria», afferma Diego Züger, direttore marketing e Ceo a interim della potente Swiss-Ski. Finora la Fis, che governa tutti gli sport olimpici della neve (sci alpino, sci nordico, sci freestyle, snowboard) tranne il biathlon, ha lasciato la gestione dei diritti alle federazioni nazionali, che organizzano i vari eventi nel circuito annuale della Coppa del mondo. La maggior parte dei Paesi ha venduto i diritti all’agenzia di marketing sportivo Infront, che li ha poi rivenduti a emittenti e sponsor.

Sotto la guida del suo presidente, la Fis vuole raggruppare e commercializzare da sola tutti i diritti, con l’ambizione di diventare più attraente per "generare più denaro", riassume Christian Salomon, nominato a capo di una nuovissima divisione Media e Marketing. «Infront fa un sacco di soldi, buon per lei, questo è il business. Ma per portare più risorse alla famiglia Fis e ridistribuirle agli atleti o ai programmi giovanili, quei soldi dovremmo averli noi», sottolinea.

In gioco ci sono profitti di poco più di 30 milioni di euro all’anno, dice. La Fis vuole agire rapidamente, ma alcune grandi federazioni come quelle dell’Austria e della Svizzera, con le loro attuali importanti entrate, non sono soddisfatte della forma e del contenuto.

«Quando è in gioco un’entrata importante della vostra organizzazione, dovete avere delle garanzie – avverte Diego Züger –. Vogliamo conoscere il metodo, essere coinvolti nel processo. L’argomento è molto complesso, per questo abbiamo bisogno di un buon concetto. Al momento non è affatto così».

A maggio, a Milano, un Congresso frenetico aveva tolto il velo a quello che è diventato un vero e proprio incontro di pugilato in giacca e cravatta, attualmente in corso dietro le quinte. Quattro federazioni (Svizzera, Austria, Germania e Croazia) si sono rivolte al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) per contestare alcuni punti tecnici dell’elezione del candidato unico Johan Eliasch. Secondo diverse fonti nel mondo dello sci, questo procedimento ha quale principale intento quello di mostrare i muscoli nel caso dei diritti. La decisione del Tas è attesa per il 5 dicembre.

La Fis ha contrattaccato denunciando le pressioni sulle federazioni più piccole, avvenute durante il congresso. A luglio, il presidente della federazione tedesca, Franz Steinle, è stato attaccato in pieno Consiglio direttivo per aver "indubbiamente" trasmesso alla stampa documenti commerciali riservati.

«Siamo nel mezzo di un processo di consultazione con tutte le parti. Quando avremo finito, vedremo come procedere – ha dichiarato Johan Eliasch alla fine di ottobre –. La Fis assegna annualmente i diritti alle federazioni nazionali. Se smettiamo di cederli, le federazioni non avranno nulla da vendere a Infront. È semplice. Possiamo farlo quest’anno o quando vogliamo».

Queste parole mettono sul chi vive Infront, l’attore centrale del mercato odierno, che si basa sulla giurisprudenza e su contratti che durano fino al 2026 o addirittura al 2030... «Non capiamo l’approccio frontale di Eliasch per la centralizzazione dei diritti. Una centralizzazione forzata rappresenterebbe un esproprio e porterebbe a numerose e costosissime azioni legali», ha precisato Infront all’Afp, dicendosi pronta ad agire in prima persona.

Secondo Eliasch, un giudice svizzero che si era pronunciato a favore della Fis nel marzo 2022 aveva stabilito che la federazione internazionale era proprietaria dei diritti. Tuttavia, non è ciò che indica un documento visionato dall’Afp e che non entra nel merito della questione.

Andando avanti a tappe forzate, Eliasch ha perso la "fiducia" di alcuni attori chiave del dossier. Tuttavia, è imperativo raggiungere un’intesa se si vuole evitare una grave crisi.

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