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25.11.2021 - 20:030

‘Urs e Ralph non si vaccinano? Non è un problema mio’

Oggi in Canada parte la stagione della velocità, per Feuz e una Svizzera light. ‘Cosa mi motiva ancora? Il feeling con le gare, sennò non sarei più qui’

a cura de laRegione

Lake Louise, tempio canadese dello sci con vista mozzafiato sull’omonimo lago e le sue acque color turchese: è lì che domani Beat Feuz e gli scavezzacollo di Coppa del mondo si lanciano nella gara d’apertura della stagione della velocità, per la prima di due discese seguite da un superG che la Svizzera affronta con una delegazione di quelle ‘ligh’, a causa dei problemi di salute di Mauro Caviezel (non ancora del tutto rimessosi dalla caduta di Garmisch, a gennaio) e Carlo Janka, sempre alle prese con dolori dorsali, ma pure della telenovela che ha segnato le cronache delle ultime settimane, dopo il rifiuto di Urs Kryenbühl e Ralph Weber di sottoporsi a vaccinazione, cosa che ha impedito allo svittese e al sangallese di mettere piede in Nordamerica per effetto delle misure anti-Covid. «Tutto ciò che posso dire è che semplicemente non è un mio problema», risponde Beat Feuz a chi gli chiede cosa pensa della scelta di Kryenbühl e Weber. I quali, oltre a dover saltare Lake Louise e Beaver Creek (sede statunitense di una discesa e due superG, settimana l’altra) dovranno con ogni probabilità dover mettere una croce anche sui Giochi di Pechino, a febbraio, siccome gli organizzatori imporranno a tutti i non vaccinati una quarantena preventiva di tre settimane, cosa impensabile per degli atleti. «Tuttavia – aggiunge il trentaquattrenne discesista dell’Emmental – posso comprendere che ci siano degli sportivi che non vogliono farsi vaccinare. Infatti ognuno ha il diritto di avere una propria opinione, è importante e necessario che sia così. Poi, però, bisogna saperne accettare le conseguenze. Per me, è sempre stato fuori questione non vaccinarmi, anche solo per il fatto che voglio gareggiare. Io sono un atleta, non uno che si allena e basta. Ecco perché non mi sono fatto troppe domande, e mi fido degli esperti».

Eppure, come spiegare la mancanza di fiducia di alcuni atleti, in un mondo in cui, come quello dello sport, si è tutto il tempo a contatto con dei medici, e in generale si viene aiutati? «Diciamo che già non tutto è chiaro. Quindi, da una parte, posso anche capire».

Ma se ne discute, tra voi atleti? «Del Covid sì, non però della vaccinazione: nell’ambiente il vaccino non è tema di discussione, anche perché tutti vedono la situazione in maniera piuttosto simile».

La pandemia, in che modo ti ha cambiato? «Ora apprezzo ancor di più ciò che c’è a casa mia. Il fatto di potermi muovere liberamente, in una regione in cui la natura è incontaminata, o il fatto di avere una famiglia unita. Il Covid ci ha avvicinati ancor di più».

Quando, invece, guardi a ciò che succede nel modo di questi tempi, a cosa pensi? «Che tutta questa situazione è difficile. Per la mia ragazza, che è incinta, e l’altra mia figlia, che sono in Austria, è tornato il lockdown. Io ero convinto che, dopo ciò che era successo l’anno scorso, non avrei più dovuto rivivere una tale condizione. La situazione è precaria, e dobbiamo vedere se riusciremo a gestirla: sarebbe un bene per tutti, compreso il mondo dello sci».

Oggi per te è il gran giorno: come vivi questo momento, dopo un’estate disturbata nuovamente dai problemi a un ginocchio che, in totale, è già stato operato undici volte? «Finora va tutto bene, e il ginocchio si è nuovamente stabilizzato. Ho cominciato la preparazione in ritardo, ma sono riuscito a recuperare il tempo perso: con l’esperienza, s’impara a gestire certe situazioni con serenità».

A proposito di esperienza: a 34 anni, dopo aver vinto quasi tutto, cosa ti motiva ancora? «Le gare. Il feeling con le gare: se dovessi soltanto allenarmi, a quest’ora probabilmente non sarei qui. E poi i successi degli ultimi anni, certamente, anche quelli mi motivano».

Per quanto, ancora? «È una domanda difficile. Arriverà il giorno in cui il mio intuito mi dirà: adesso basta. Fin qui, quella sensazione l’ho vissuta solo pochissime volte, specialmente durante la preparazione estiva su qualche ghiacciaio. Poi, però, quando arrivano le gare questi dubbi svaniscono. Per ora credo di avere ancora il mio posto in Coppa del mondo, e voglio ancora lasciare qualche traccia...».

Da miglior discesista del mondo qual è, forte di due successi sulla Streif l’anno scorso, il bernese punta alla quinta Coppa di cristallo, ma dovrà guardarsi soprattutto dagli austriaci Kriechmayr e Mayer, oltre che dall’italiano Paris e dal norvegese Aamodt Kilde. Per una Svizzera che si attende molto anche da un Marco Odermatt quarto ai Mondiali di Cortina, e che sarà probabilmente il capofila rossocrociato nelle prove di superG.

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