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07.02.2021 - 16:09
Aggiornamento: 16:54

Poker d'assi, con Lara quale carta più preziosa

Lara Gut-Behrami, Michelle Gisin, Corinne Suter e Wendy Holdener somo campionesse in grado di puntare al titolo nelle rispettive specialità

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Un poker d’assi con legittime ambizioni: così si presenta al via la squadra femminile capitanata da Lara Gut-Behrami, Michelle Gisin, Corinne Suter e Wendy Holdener, tutte campionesse in grado di puntare al titolo nelle rispettive specialità e di migliorare sensibilmente il bilancio della passata rassegna iridata che fruttò tre medaglie, tra le quali l’oro in combinata della svittese specialista dei paletti stretti.

Straordinaria in superG, Lara scatterà in veste di grande favorita nella gara in programma domani. Al collo la ticinese ha già messo cinque medaglie, ma le manca quella d’oro. Quattro successi filati nella sua disciplina prediletta fanno di lei una serissima pretendente al metallo più prezioso. L’assenza di Sofia Goggia apre scenari affascinanti anche in discesa, su una pista, l’Olimpia delle Tofane, che ha gia dimostrato di gradire. A maggior ragione in caso di successo in superG che le darebbe una spinta che potrebbe trasformare in oro anche sabato. Il terzo posto in parallelo a Lech e il secondo nell’ultimo gigante a Plan de Corones, le consentono di pensare in grande anche tra i paletti larghi.

Il ruolo di favorita lo ritrova a quattro anni di distanza da St. Moritz 2017. La stagione precedente l'aveva chiusa in trionfo, con la conquista della generale di Coppa del mondo, nell'inverno che precedette quei Mondiali si presentò con cinque successi all'attivo e nove podi (oggi le vittorie sono quattro, i podi sette). Ci sono molte similitudini, con St. Moritz. Ma c'è anche una grossa differenza che può rivelarsi un atout, a Cortina: la serenità e l'equilibrio di un'atleta maturata, più consapevole: «Mi sento libera nella testa - conferma la ticinese -. Non ho nulla da dimostrare. Certo, voglio vincere, ma non ho nulla da perdere, posso solo guadagnarci. Non dovessi impormi, saprei che comunque ho già raccolto molto, in carriera. E potrei dirmi fiera di essere tornata in alto, dopo quel 2017. Quattro anni fa avevo più pressione». Una pressione che le costò l'infortunio al ginocchio durante lo slalom per la combinata, tre giorni dopo il bronzo in superG. Fu un segnale di quanto il corpo avesse accusato il carico delle attese riposte su di lei. Il ritorno ai vertici è stato un percorso tortuoso e lungo, perturbato da brutte controprestazioni con annesse inevitabili critiche. Il doppio successo di Crans-Montana di un anno fa, il terzo rango di Bansko poco prima, che ha rappresentato il primo podio della passata stagione, hanno spazzato via glu ultimi dubbi. Anche se Lara non riesce a individuare un preciso momento chiave: «Non c'è una gara che ha significato la svolta. Si è trattato di un processo a tappe», portato avanti con il duro lavoro e la cura dei dettagli in ogni ambito, tecnico, fisico e mentale. I risultati sono lì da vedere. E promettono molto bene.

Gisin la polivalente

Atleta polivalente, Michelle Gisin ha brillato particolarmente nelle discipline tecniche. Vincitrice in slalom a Semmering, formidabile in gigante a Kranjska Gora, l’obvaldese avrà modo di mettersi in luce in ogni gara. È smaniosa di gareggiare, visto che ad Are marcò visita a causa di un infortunio rimediato a Garmisch, a ridosso della rassegna iridata del 2019. Campionessa olimpica di combinata, domani è subito attesa a un primo riscontro. Se la vedrà con le solite note Petra Vlhova, Mikaela Shiffrin, Federica Brignone e Wendy Holdener.

C'è anche Suter, nella velocità

Nelle prove di velocità, alle spalle di Lara Gut-Behrami si profila Corinne Suter, in grado di inserirsi nella lotta per le medaglie. La svittese ha cambiato marcia proprio due anni fa ad Are, dove conquistò l’argento in discesa e il bronzo in superG. Detentrice della Coppa di cristallo di discesa e superG, da due anni entra regolarmente nelle prime dieci. Quarta nella prima libera di Cortina nel 2019 poco prima dei Mondiali di Are, è una delle attese protagoniste.

Delle quattro campionesse più profilate, quella meno “in palla” sembra Wendy Holdener, reduce dalla separazione dal tecnico Klaus Mayrhofer che la seguiva dallo scorso aprile. Non è però il caso di non considerarla capace di una medaglia, benché in questa stagione sia salita una sola volta sul podio, a Flachau. Duplice campionessa del mondo di combinata, nei grandi appuntamenti è solita rispondere presente (le medaglie sono tre, i diplomi olimpici due).

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