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Russia 2018
04.07.2018 - 05:500
Aggiornamento : 07:36

L’ennesima occasione persa

Una Svizzera sottotono esce per la quarta volta in 12 anni agli ottavi di finale di una grande competizione

Fuori ancora una volta. Fuori agli ottavi di finale. Crederci è stato bello, la dura realtà fa ancora più male. Fa male perché la Svizzera, quella Svizzera che si voleva matura al punto giusto per ottenere finalmente l’accesso ai quarti di finale di una grande competizione, ancora una volta ha fallito. Come in passato, nel momento decisivo la Nati si è sciolta come neve al sole. Sì, perché quella con la Svezia è una sconfitta che fa male per come è nata e per come si è materializzata. Con una Nazionale rossocrociata incapace di esprimersi su quei livelli che in Russia l’avevano contraddistinta in occasione delle prime due partite, quelle con il Brasile e con la Serbia, e con una Svezia comportatasi esattamente come ci si attendeva, con tanta difesa e veloci ripartenze. E così, per la quarta volta in 12 anni il calcio rossocrociato fa le valigie e se ne torna a casa a guardare alla televisione le migliori otto darsi battaglia. Che poi nel 2006 l’eliminazione sia arrivata senza aver subito una sola rete in tutto il torneo, che nel 2014 ci si sia messo di mezzo un palo al 121’ e che due anni fa a toglierci dai giochi sia bastato un rigore fallito da Xhaka, più che un alibi diventa un atto d’accusa: la generazione dorata è stata incapace di compiere il salto di qualità in grado di portarla a diventare, da eterna promessa, una realtà consolidata. Certo, il ciclo non è ancora finito, praticamente tutti i protagonisti della sconfitta di San Pietroburgo potranno tornare tra due anni all’Euro “europeo” e addirittura tra quattro al Mondiale in Qatar, ma resta il fatto che troppi giocatori, ieri come nelle circostanze passate, hanno fallito l’appuntamento. A cominciare da chi in prima battuta avrebbe dovuto prendere in mano le redini del gioco rossocrociato, Xhaka (non ha coperto su Forsberg in occasione del gol) e Shaqiri (non ha saltato l’uomo una sola volta) su tutti. Ci sta, ad esempio, il fatto che Akanji sia stato protagonista di una prestazione al di sotto delle attese (troppi appoggi errati) e che con il suo piede messo al posto sbagliato nel momento sbagliato abbia tagliato fuori Sommer da quella che sembrava essere una comoda parata sulla conclusione decisiva di Forsberg. Il difensore del Borussia Dortmund è giovane ed ha già fatto più di quanto ci si potesse aspettare. Diverso, invece, il giudizio per chi nei piedi e nella testa avrebbe le qualità per fare la differenza, ma la differenza troppe volte non l’ha fatta.

Che la Svezia non sarebbe stata un avversario facile già lo si sapeva. Ma gli elvetici ci hanno messo del loro per facilitare il compito agli scandinavi. Non sono mai riusciti, ad esempio, a cambiare passo per cercare di cogliere fuori posizione una difesa già di per sé arcigna e registrata, che non aveva bisogno di un ulteriore aiuto sotto forma dell’incedere compassato dei rossocrociati. Nei duelli uno contro uno, inoltre, gli uomini di Petkovic (Rodriguez a parte) sono usciti sempre sconfitti, ciò che ha avuto come conseguenza una lunga serie di traversoni dalle fasce, ben gestiti dagli atletici difensori svedesi.

A conti fatti, le occasioni migliori – nonostante un possesso palla largamente a favore della Svizzera – sono capitate sui piedi degli scandinavi, in particolare in un primo tempo gestito, per la quarta volta, in modo inadeguato (Sommer e le imprecisioni degli attaccanti avversari hanno tenuto a galla la squadra). L’ingresso di Embolo, dopo il gol fortuito nello specifico ma legittimo nell’analisi della partita, ha garantito alla Svizzera un pizzico di vivacità in più, esauritasi però in un colpo di testa dell’attaccante dello Schalke, respinto davanti alla linea da Forsberg (ma dietro Olsen era pronto all’intervento), e a un’altra deviazione aerea di Seferovic bloccata a terra dal portiere delle Tre corone.

Al contrario, ad andare a un passo dal raddoppio è stata la Svezia che al 93’, su azione di contropiede, ha messo Olsson davanti a Sommer: Lang lo ha steso da dietro (espulsione diamantina) e l’arbitro Skomina ha avuto bisogno del Var per tornare sulla sua decisione e concedere la punizione dal limite invece del rigore.

Ad affrontare l’Inghilterra nei quarti ci sarà la Svezia. Fa male doverlo dire, ma alla luce di quanto visto in campo, è giusto così.

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