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25.11.2022 - 16:52
Aggiornamento: 17:38

L’ultimo arrivato fa già tanto rumore

A Fabian Rieder sono bastati 9’ più recupero nell’esordio in rossocrociato per dimostrare di essere un jolly importante per Yakin: ‘Mi tremavano le gambe’

l-ultimo-arrivato-fa-gia-tanto-rumore

L’uomo del momento è senza dubbio Breel Embolo, autore del gol della vittoria contro il Camerun, ma in "Casa Svizzera" ci si coccola Fabian Rieder, 20enne talento dello Young Boys che in Qatar ha fatto il suo esordio assoluto in maglia rossocrociata, dimostrandosi prezioso jolly per Murat Yakin. Il sogno d’infanzia di Rieder si è avverato all’81’, sedici giorni appena dopo aver staccato la sua prima convocazione con la maglia rossocrociata. Il fatto che il coach elvetico non lo abbia inserito a centrocampo, quella che è la sua posizione naturale, ma lo abbia mandato a sostituire Ruben Vargas sulla sinistra, la dice lunga sulla fiducia che nutre nel giovane talento. D’altra parte, la polivalenza rappresenta una delle doti principali di Rieder e sappiamo quanto Yakin apprezzi chi è in grado di adattarsi alle circostanze, di ruolo come di modulo. «Le sue prestazioni in allenamento mi hanno impressionato. Ha statistiche eccellenti e può giocare in molte posizioni. È sempre in movimento, instancabile, alla massima velocità – afferma l’allenatore della Nati –. Naturalmente è rimasto sorpreso dalla decisione di mandarlo in campo».

Sorpresa che lo stesso Rieder ha poi confermato. In un primo momento, quando è stato chiamato, pensava si trattasse di uno scherzo. Poi, però, è entrato in campo per davvero «e in quel momento avevo le ginocchia tremanti. L’allenatore mi ha però rassicurato proprio prima di entrare. Mi ha detto di rimanere calmo e che, in fondo, non si trattava che di una partita di pallone». Infatti, Rieder si è subito calato nel clima della partita e il suo primo pallone toccato, con una corsa sulla fascia e un preciso servizio a Seferovic, ha fatto evaporare tutto il nervosismo.

La sfida con il Camerun è andata in scena alle 13 ora qatarina, ciò nonostante il centrocampista dello Young Boys ha fatto fatica ad addormentarsi… «L’adrenalina ha impiegato molto tempo a scendere di livello».

Dalla prima convocazione all’esordio sono trascorsi pochissimi giorni, tuttavia era chiaro a tutti che Rieder quello scalino l’avrebbe superato molto presto. D’altra parte, in tutta la sua giovane carriera ha sempre dimostrato di necessitare poco tempo per adattarsi alle nuove situazioni. Nell’ottobre 2020, in occasione dell’esordio in Super League, la Berner Zeitung aveva titolato "Sfrontato e temprato, come se fosse sempre stato lì", mentre nelle settimane successive il Blick lo aveva definito "il nuovo prodigio del calcio svizzero, la scoperta di un gioiello della corona". Di lui, Pier Tami, direttore delle squadre nazionali, afferma: «È bravo tecnicamente, intelligente tatticamente e il suo volume fisico è incredibile: è completo».

Fabian Rieder deve il suo precoce esordio in Nazionale al coraggio di Yakin, ma pure al lavoro di sviluppo dello Young Boys che offre ampio spazio in prima squadra ai suoi maggiori talenti. Assieme a Ardon Jashari, Rieder forma la linea giovane della Nazionale svizzera. Vederlo entrare in campo senza esperienza, ma pure senza paura nei minuti finali di una partita dei Mondiali rappresenta un segnale importante anche per il futuro della Nazionale.

Intelligente e spavaldo in campo, Rieder è invece modesto al di fuori del rettangolo verde… «È introverso – aggiunge Tami –. Parla con reverenza del suo idolo Granit Xhaka e degli altri grandi nomi che attualmente rappresentano i suoi compagni di squadra». «Xhaka ha una grande personalità, è il leader indiscusso dell’Arsenal e la sua etica del lavoro è qualcosa a cui ogni giocatore deve ispirarsi – afferma Rieder –. Essere improvvisamente in campo con tutti questi campioni, per me è molto speciale».

Le incognite di Yakin

La soddisfazione per aver portato a termine la prima parte del lavoro, ma altresì la convinzione che il più difficile deve ancora venire: è questa l’aria che si respira a "Casa Svizzera" dopo la vittoria sul Camerun.

Murat Yakin ritiene che il risultato contro gli africani non rispecchi pienamente quanto visto in campo. L’allenatore avrebbe voluto qualche gol in più per migliorare la differenza reti e ritrovarsi in una posizione di forza in vista della sfida del 2 dicembre contro la Serbia. In uno scenario ideale, vorrebbe poter approcciare la partita senza l’obbligo di vincere. Al contrario, tutto diventerebbe maledettamente complicato se fossero i serbi a potersi permettere il lusso di accontentarsi di un punto.

L’assist fulmineo di Xherdan Shaqiri a Breel Embolo per il gol dell’1-0 rimane ovviamente il momento più importante della partita contro il Camerun. Con 8 reti e 4 assist nelle ultime cinque fasi finali, il 31enne resta il fulcro del gioco della Nazionale.

«Se si gioca come contro il Camerun, la maggior parte del tempo negli ultimi 30 metri avversari, la presenza di Xherdan non si discute – ha dichiarato Blerim Dzemaili, presente a Doha come consulente della Rsi –. In caso contrario, può diventare un tema di discussione».

Stando alle dichiarazioni del centrocampista dello Zurigo, lunedì contro il Brasile potrebbe scendere in campo una formazione priva di XS. «Blerim potrebbe avere ragione. Ma non credo che sia una buona idea tenere Xherdan in panchina nel ruolo di jolly – ha affermato Benjamin Huggel, che in Qatar lavora con la Srf –. Xherdan non sarebbe in grado di esprimere tutto il suo potenziale se dovesse entrare in campo a partita in corso. È un giocatore che lavora sulla fiducia. Sarebbe controproducente relegarlo in panchina».

L’interrogativo sulla titolarizzazione di Xherdan Shaqiri non è l’unico che frulla nella mente di Murat Yakin, probabilmente il primo allenatore della storia a cambiare tre volte il suo sistema di gioco negli ultimi 20 minuti di una partita di Coppa del mondo. Contro il Camerun sia Akanji, sia Elvedi sono stati ammoniti e contro il Brasile scenderanno in campo sapendo che un secondo giallo impedirebbe loro di prendere parte alla sfida con la Serbia, probabilmente decisiva nell’ottica dell’accesso agli ottavi di finale. «Se fossi nei panni di Murat Yakin, manderei in campo sia Akanji, sia Elvedi. Se uno di loro dovesse essere ammonito, contro la Serbia c’è sempre la possibilità di schierare Fabian Schär», ha aggiunto Huggel.

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