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laR
 
16.02.2022 - 19:15
Aggiornamento: 20:09

Un passo in avanti. Ma si deve ancora crescere

La Svizzera saluta la Cina con almeno i quarti in tasca, ma un solo successo in cinque partite. Ambühl. ‘Non possiamo certo essere soddisfatti’

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Si è chiusa ai quarti di finale l’Olimpiade della Nazionale maschile, eliminata 5-1 dalla Finlandia in una partita più equilibrata di quanto non dica il risultato finale. In cui alla Svizzera, però, è mancato il rimbalzo fortunato, ma anche un po’ di piglio offensivo e di attenzione difensiva. La sfida si è decisa in pratica già dopo 23 minuti, con le reti di Aaltonen (lasciato libero nello slot, e favorito da una deviazione di Diaz) e Lehtonen (in verità un autogol di Alatalo, addirittura il quarto del torneo per gli elvetici!) arrivate nel giro di soli due minuti a metà primo tempo, e poi quella di Anttila a inizio del secondo, dopo un errore in impostazione di Frick. Sostituito Berra – incolpevole – con Genoni, la Svizzera ha provato a riportarsi in superficie sfruttando la rete in superiorità numerica di Ambühl al 38’, prima del palo di Malgin al 42’. Ma quando nel finale Fischer ha richiamato Genoni in panchina, i finlandesi ne hanno approfittato per segnare altre due volte garantendosi così il passaggio alle semifinali.

Anche in Cina l’obiettivo è mancato

Semifinali che erano anche l’obiettivo dichiarato della Nazionale rossocrociata prima di mettere piede in Cina. Si può dunque catalogare l’avventura pechinese come deludente? Sotto numerosi aspetti sicuramente sì, tuttavia ci sono anche alcune luci. Innanzitutto la Svizzera è tornata a disputare un quarto di finale che ai Giochi mancava da Vancouver 2010, quando sulla panchina elvetica sedeva ancora Ralph Krüger, mentre l’ultima volta in cui la Svizzera era rimasta esclusa dalle migliori otto è stato proprio quattro anni prima, a Pyeongchang. Esclusi i primi 45 minuti contro la Danimarca, poi, anche le prestazioni sono state globalmente positive, ed è mancata pure un po’ di fortuna, a immagine dei quattro autogol e dei quattro pali colpiti (due contro i russi, uno contro i danesi e un altro oggi).

Tuttavia, il bilancio di una sola vittoria (più una sconfitta ai rigori) in cinque partite è decisamente troppo poco per giudicare positivamente il percorso degli uomini di Fischer, anche se è vero che la Svizzera si è presentata ai Giochi senza poter giocare una sola amichevole, già condizionata di suo dalla mancanza di abitudine a giocare sulle piste piccole. Probabilmente, però, la più grande mancanza sono stati centimetri e chili, in una squadra che è la terza più leggera e più piccola del torneo olimpico, che ha purtroppo confermato quanto si era pensato dopo Pyeongchang, ovvero che l’assenza dei rinforzi della Nhl è più pesante per la Svizzera che per altre nazioni, per rapporto alla quantità relativamente esigua di giocatori a cui attingere.

Di sicuro, con risultati migliori nella fase a gironi la Svizzera avrebbe comunque potuto semplificarsi la vita, nella migliore delle ipotesi bypassando gli ottavi o perlomeno arrivando ai quarti con un percorso più semplice, senza doversi misurare con lo squadrone finlandese: certo che con meno di due reti per incontro (appena nove in totale su cinque incontri) è difficile andare lontano. In questo caso a essere chiamati in causa sono gli uomini più offensivi della selezione di Fischer: da Grégory Hofmann, il cui impatto offensivo è stato nullo, ma desolante è stato anche il suo bilancio +/- (con un -8, il suo è il secondo peggiore dietro al -9 del cinese Yuen) a Sven Andrighetto, che ha totalizzato tre assist senza però mai andare in rete. Il top-scorer è stato Enzo Corvi con un gol e quattro assist, ma l’unico elvetico a segnare più di una volta è stato il veterano Andres Ambühl, che alla sua quinta spedizione a cinque cerchi si è tolto grandi soddisfazioni personali, ma non dovrebbe essere lui a doversi far carico di trascinare la Nazionale a suon di reti. E il trentottenne attaccante del Davos dopo l’eliminazione ai quarti non nasconde la sua delusione. Per tornare all’eliminazione odierna, Andres Ambühl è arrabbiato: «Con i nostri errori e dischi persi abbiamo spianato la strada ai finlandesi, che hanno giocato in maniera più intelligente: abbiamo concesso loro dei ribaltamenti di fronte che hanno sfruttato – dice, schietto, Andres Ambühl –. Sapevamo che loro sarebbero rimasti chiusi dietro attendendo l’occasione buona: avremmo dovuto mettere dischi profondi e invece li abbiamo favoriti con troppi ‘turnover’. Dopo che le prime tre partite non erano andate come auspicato, l’incontro degli ottavi contro la Repubblica Ceca era stato buono e invece oggi siamo calati di nuovo. Non possiamo certo essere soddisfatti, con un bilancio di una vittoria e quattro sconfitte».

‘Se ci fossi ancora fra 4 anni sarebbe grave...’

In una squadra che ha ricevuto pochi impulsi anche dalla retrovia, ad esempio da Alatalo, i trascinatori sono stati insomma i veterani, come i due portieri, entrambi classe 1987. In particolare Leonardo Genoni ha brillato con il suo 96,1% di parate e le 0,98 reti subite a partita, ma anche Reto Berra ha disputato un buon torneo, pur se le sue statistiche sono state macchiate dalle partite contro Danimarca e Finlandia, senza che il portiere del Gottéron potesse farci granché. In ogni caso, visto che la Svizzera è arrivata in Cina con il terzo contingente più vecchio del torneo, è necessario chinarsi presto su un ricambio generazionale piuttosto delicato. Un esempio da seguire potrebbe essere quello della Slovacchia, presentatasi a Pechino con una squadra molto fisica ma in cui trovano spazio giovanissimi come Juraj Slafkovsky (5 gol in altrettante partite e 18 anni ancora da compiere) o Simon Nemec (che i 18 anni li ha compiuti ieri) e che oggi ha eliminato gli Stati Uniti ai quarti e sta gettando le basi per tornare ad alti livelli dopo qualche anno difficile.

La stessa cosa che, pensando ai Giochi, cercherà di fare la Svizzera fra quattro anni, con l’obiettivo di riuscire infine a qualificarsi alla semifinale olimpica, la sua prima. Su una pista che per il Ticino sarà a due passi da casa, a Milano. Verosimilmente senza Andres Ambühl. «Sarebbe davvero un brutto segno per l’hockey svizzero se dovessi ancora essere presente a quarantadue anni...».

I buoni auspici arrivano dal passato

Infine, una buona notizia per gli scaramantici: già alle Olimpiadi di quattro anni or sono la squadra di Fischer s’era congedata dai Giochi con una sola vittoria, poi nel mese di maggio era arrivata la storica medaglia d’argento ai Mondiali di Copenaghen e Herning: visto che anche quest’anno si passerà dai Giochi in Asia ai Campionati del mondo in Europa del Nord (stavolta le sedi sono Helsinki e Tampere) la speranza che la storia si ripeta. O, addirittura, si migliori.

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