Domani, a Davos, primo atto di una sfida tra il club che ha ottenuto più titoli e il Friborgo che non ne ha mai vinto uno. ‘Che spirito straordinario!’

Un po’ in sordina, a dire il vero, al termine di una settimana in cui s’è parlato soltanto del caso Fischer, stasera a Davos parte la finale di campionato che – per la terza volta nelle ultime quattro stagioni – mette di fronte il primo e il secondo classificati al termine della regular-season. Stavolta, però, ciò che salta subito all'occhio è che il contrasto tra le due finaliste non potrebbe essere più netto: infatti, da una parte c’è un Davos, la squadra più vincente del nostro hockey (pur se il suo ultimo trionfo risale all'era di Del Curto, nel 2015) e che mira a conquistare il suo 32esimo titolo di campione, dall'altra invece il Friborgo che il titolo non l'ha mai vinto.
Ma non c’è bisogno di tirare in ballo il passato per giustificare il ruolo di favoriti degli uomini di Josh Holden. Tanto per cominciare, basti dire che i grigionesi hanno chiuso la stagione regolare con 117 punti sui 156 disponibili, senza accusare mai cali, il che è davvero sorprendente, e dopo aver spazzato via nei quarti uno Zugo che è invero apparso l'ombra di se stesso, in semifinale hanno lasciato soltanto le briciole a uno Zurigo pur privo di Sven Andrighetto. Di che spaventare gli uomini di Roger Rönnberg, i quali hanno però avuto il merito in questi playoff di riuscire a superare le avversità, pensando all'ecatombe di giocatori con cui si è trovato a dover fare i conti il tecnico svedese del Friborgo. «Sono talmente fiero di questi ragazzi: in questo gruppo c'è uno spirito straordinario», dice il 54enne di Lulea. Ed è su quello spirito che i burgundi debbono far leva, ora che a disposizione ci sono anche Sörensen, Sprunger e Nemeth, per provare a dar fastidio al Davos in una finale il cui pronostico pare a senso unico. Ma sarà davvero così?