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laR
 
04.08.2022 - 09:34
Aggiornamento: 14:55

Ad Ambrì da campione. ‘Ma quello adesso è il passato’

Fresco di trionfo in Svezia, Jesse Virtanen è pronto a raccogliere una nuova sfida in Svizzera. ‘Dopo quattro anni era arrivato il tempo di provare altro’

di Kurt Wechsler
ad-ambri-da-campione-ma-quello-adesso-e-il-passato
Ti-Press/Golay
Un’esperienza nuova, del tutto e per tutto. ‘Non conoscevo nessuno, neppure Janne Juvonen’

Ambrì – Di lui, Jukka Jalonen, il coach di una nazionale finlandese campionessa olimpica e mondiale, dice che «è un giocatore di talento, bravo nel powerplay, e se gioca con buoni compagni di squadra può benissimo riuscire a collezionare un punto a partita». Ed è proprio ciò che Jesse Virtanen si augura di fare con addosso la maglia dell’Ambrì, club per cui si è impegnato a metà maggio dopo aver giocato le ultime due stagioni nel Färjestad, in Svezia, dove si è affermato come uno dei difensori migliori della Shl, in cui si era guadagnato il riconoscimento di ‘Defenseman of the Year’ nella stagione 2018/2019 grazie ai ben 35 assist (e un totale di 41 punti) in 52 partite.

«Perché ho scelto Ambrì? La Svezia mi è piaciuta, ma dopo quattro stagioni era tempo di provare qualcos’altro» racconta l’ormai quasi trentunenne Virtanen, che ha debuttato nella massima Lega finlandese nel corso della stagione 2009/2010 dopo essere cresciuto nelle giovanili del Lukko Rauma, e che in totale ha collezionato 308 partite (con 27 reti e 89 assist) nel campionato del suo Paese. «Non è la prima volta che vengo in Svizzera, ci sono già stato in età juniores, con la nazionale U18, per un torneo a Huttwil durante il periodo natalizio. Ma ero stato anche a Lugano quando giocavo nel Lukko Rauma, in occasione dell’amichevole organizzata per l’addio a Petteri Nummelin (era il 2013, ndr)».

Il primo impatto con il Ticino? «In verità sono qui solo da qualche giorno: sono arrivato la sera di mercoledì scorso, 27 luglio. Conosco poco del Ticino, se non non che si parla italiano. Però ho discusso molto con Aleksi Saarela, che gioca nel Langnau: è un buon amico, mi parla sempre della Svizzera, quindi so cosa vuol dire giocare da voi».

Ti aspetti qualcosa di diverso? «Da ciò che ho capito lo stile di hockey è simile a quello praticato in Svezia. Intendo dire che si pattina molto, che è un hockey ‘Nord-Sud’ con giocatori di talento, un hockey offensivo ma con difese attente. Insomma, un bel gioco ad alti ritmi».

Avevi altre offerte, in Svizzera oppure altrove? «In verità quella dell’Ambrì è stata la prima, quindi posso dire che è stata una scelta facile. Ma avevamo già discusso tanto parecchio tempo prima: i biancoblù erano molto interessati a me, e anche io lo ero dopo aver parlato con il direttore sportivo e l’allenatore».

Quando sei arrivato nello spogliatoio alla Gottardo Arena hai riconosciuto qualche faccia? «No, erano tutti volti nuovi. Non conoscevo nemmeno Janne (Juvonen, ndr), perché in Nazionale non abbiamo mai giocato nello stesso periodo: ci ho parlato per la prima volta venerdì, poi domenica ho conosciuto tutti gli altri».

Hai famiglia? «Sì, sono sposato e da poco è nato nostro figlio: ha appena due mesi. Ho anche due cani, due bassotti».

Con il Färjestad hai appena vinto il titolo svedese, segnando persino un gol e un assist in gara 7 della finale: ora la tua quotazione sul mercato sarà alle stelle. «È sempre bello vincere un titolo, specie dopo gli sforzi che abbiamo fatto durante la stagione passata. Ma, appunto, quella era la stagione passata: adesso ne comincia un’altra, in una nuova squadra, in un altro campionato. Guardiamo avanti».

Ti sei mai chiesto perché nelle ultime stagioni non hai più vestito la maglia della nazionale? «Direi che questa domanda dovreste farla a qualcun’altro. Tuttavia è vero, in nazionale ho segnato poco, e quand’è arrivato il Covid non mi sentivo proprio al massimo della forma. L’ultima volta che mi hanno convocato, due anni fa, in occasione dell’Eurohockey Tour, invece non ero in grado di dare il 100%: andarci lo stesso non avrebbe avuto senso».

Il direttore sportivo

Paolo Duca: ‘Sapevamo da tempo di quella clausola’

Di tutto si può dire, salvo che nel caso di Jesse Virtanen l’Ambrì non si sia mosso per tempo. «Avevamo già cominciato a discutere con lui all’inizio della passata stagione – spiega Paolo Duca, il direttore sportivo del club biancoblù –. Infatti sapevamo dal suo agente che Jesse avrebbe potuto beneficiare di una clausola d’uscita verso altri campionati, in particolare il nostro. Gli abbiamo spiegato cos’è l’Ambrì Piotta, qual è la nostra visione, e quando nel mese di dicembre era ormai chiaro che anche Michael Fora se ne sarebbe andato, abbiamo ripreso a dialogare più intensamente. Quando è stata chiara la decisione concernente la Russia ci siamo trovati abbastanza in fretta per il contratto. Pur se abbiamo concordato con il Färjestad che avremmo diffuso l’annuncio soltanto a fine stagione, nostra e loro».

Quando pensano a Jesse Virtanen, Paolo Duca e l’Ambrì sanno bene cosa aspettarsi. «Vogliamo che porti solidità grazie alla sua esperienza e che dia il suo contributo sia difensivamente, sia offensivamente. Jesse è un giocatore completo, che può giocare in tutte le situazioni, in powerplay come in boxplay, ed è in grado di assorbire grandi minutaggi a ogni partita. Tanto che nell’ultima regular-season è stato lui il giocatore più impiegato di tutto il campionato svedese».

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