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27.05.2022 - 13:15
Aggiornamento: 19:59

La Svizzera e quelle scelte per il futuro pagate nel presente

Al Mondiale in Finlandia chiusosi in modo deludente, i vertici elvetici hanno preferito elementi come Riat ed Egli agli esperti Brunner e Diaz

Per il direttore della Nazionale Lars Weibel il bilancio di un Mondiale conclusosi per la Svizzera giovedì sera con il 3-0 incassato dagli Stati Uniti nei quarti di finale è positivo. «C’è un po’ di tristezza, avremmo voluto arrivare in semifinale, penso però che rispetto all’anno scorso ci sia stato un progresso, la base è più forte e il gioco è migliorato, si è vista meno passività – le parole dell’ex portiere del Lugano –. Chiaramente non siamo contenti del risultato finale. Il quarto di finale contro gli Stati Uniti si sarebbe potuto vincere, ciò aumenta la delusione, ma in questo senso c’è fiducia per il futuro, le decisioni prese recentemente sono quelle giuste».

Giusto dare continuità, ma serve autocritica

In sostanza avanti così, non si cambia nulla. In fin dei conti ci sta. Patrick Fischer resta al timone al fine di dare continuità. Il selezionatore è apprezzato dai giocatori, pure le star della Nhl rispondono presenti alle convocazioni, tranne rare eccezioni dettate da motivi validi. Inoltre, anche volendolo licenziare, le alternative elvetiche di un certo spessore sarebbero davvero poche, forse solo due: Christian Wohlwend e Luca Cereda, entrambi comunque da diversi anni già impegnati in un lungo processo di costruzione con Davos e Ambrì e dunque difficilmente disponibili.

Guai però a non fare sana autocritica, senza la quale non si può progredire. Alcune lacune si erano già intravvedute nelle partite del girone preliminare: diversi gli inizi di match deficitari e alcune falle difensive erano già emerse, camuffate però dalla verve offensiva. Una verve che è poi mancata sul più bello, quando i giochi contavano davvero. E qui viene da chiedersi se al posto del 25enne Riat nel primo blocco a fianco di Hischier e Meier non sarebbe stato più opportuno metterci ad esempio un Damien Brunner, miglior marcatore elvetico del campionato, in barba alle 36 primavere e agli infortuni. Evidentemente non più un’opzione per Weibel e il suo staff, dato che si sono voluti ringiovanire i ranghi. Pure la scelta di rinunciare a uno scorer peperino come Mottet e convocare un anonimo Miranda, di sette anni più giovane, è alquanto dubbia. A fare le spese di questo ringiovanimento in difesa è stato l’ex capitano di lungo corso Diaz. Pure le esclusioni di Alatalo e Loeffel, entrambi oltre la trentina, vanno lette in questa ottica. Si è preferito dare spazio a un giovane come Dominik Egli, in evidente difficoltà a livello internazionale.

A un Mondiale principalmente per vincere, non per formare

Ma siamo proprio sicuri che la Nazionale maggiore debba fare un lavoro improntato allo sviluppo? Quest’ultimo spetta più che altro ai club. Nella massima rappresentativa, a un Mondiale, dovrebbero giocare gli elementi più forti del momento, indipendentemente da età e prospettive future. L’impressione è che quest’anno si sarebbe potuto andare molto lontano – come a Copenaghen nel 2018 (argento) –, con alcune scelte più improntate sul presente che sul futuro. Patrick Fischer dopo l’esclusione ha affermato che sì, l’obiettivo della semifinale è stato fallito, ma ha fatto capire che è meglio porsi obiettivi alti e fallirli piuttosto che fissarli bassi (quarto di finale) come una ventina di anni or sono e raggiungerli. Il coach ha ragione, ma non bisogna pur sempre dimenticarsi che a quei tempi non avevamo elementi come Meier o Hischier e compagnia bella, fuoriclasse di primissima fascia capaci di dominare in Nhl.

Insomma, l’eliminazione ai quarti di finale quest’anno rappresenta una delusione. Bisogna però dare atto alla Nazionale e al suo condottiero di aver saputo offrire un gioco spumeggiante e piacevole da seguire. Le speranze e le premesse per tornare a ottenere una medaglia ci sono, l’unico vero punto interrogativo è legato ai portieri. E in questo ambito, nonostante il tanto decantato ringiovanimento, non si è agito. Qui forse sarebbe davvero stato meglio portare il giovane Wüthrich al posto di Berra. Questione di scelte.

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