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laR
 
21.05.2022 - 05:30
Aggiornamento: 09:39

Dai pascoli di Heidi al record mondiale: questo è Ambühl

L’attaccante 38enne si appresta a superare oggi il record assoluto di partite a un Mondiale. Al quale prese parte per la prima volta nel 2004

Nessuno come lui: oggi pomeriggio contro il Canada Andres Ambühl disputerà la sua centoventesima partita a un Mondiale, staccando il germanico Udo Kiessling in vetta alla classifica assoluta. Ciò in diciassette edizioni disputate, una in più di un altro svizzero, Mathias Seger, anche questo un record. Ambühl era infatti stato chiamato per la prima volta nel 2004 da Ralph Krüger, da lì in poi inanellerà quattordici Mondiali consecutivi. Costretto a saltare la rassegna del 2018 per infortunio, in quella che rimane la sua unica edizione mancata (oltre a quella annullata nel 2020 per Covid), ha comunque potuto festeggiare l’argento a Stoccolma nel 2013. "Buehli" aveva però già disputato una finale mondiale (giocata tra l’altro proprio in Finlandia) con la nazionale U18, di cui era il capitano, nel 2001 quando i rossocrociati persero all’ultimo atto contro la Russia di Ilya Kovalchuk. All’epoca il grigionese aveva già debuttato in prima squadra a Davos (giocando però sole tre partite), mentre la stagione successiva sarà già un punto fisso della compagine di Del Curto: l’11 settembre (tre giorni prima del suo diciottesimo compleanno, anche se quel giorno non rimarrà certamente negli annali, purtroppo, per quell’evento) segna contro gli Zsc Lions il suo primo gol, per poi disputare, sull’arco della stagione, 44 partite, condite da nove punti, mentre in primavera festeggerà il suo primo titolo nazionale. Se ne aggiungeranno altri cinque, nel 2005, nel 2007, nel 2009, nel 2012 (con lo Zurigo, grazie al gol di McCarthy a 2" dal termine di gara 7, aiutato dal disturbo decisivo di… Ambühl sul portiere del Berna Bührer) e nel 2015, al termine della sua prima stagione da capitano dei gialloblù. Il suo palmarès comprende anche due Coppe Spengler vinte nel 2004 e nel 2006.

E adesso è ancora sulla cresta dell’onda, senza quasi mostrare il minimo segno di cedimento, infatti a Helsinki ha realizzato il 3-0 che ha chiuso i conti con l’Italia, mentre ha servito a Herzog l’assist per il game-winning-goal contro il Kazakistan. Tra il primo gol nel 2004 contro la Francia e quello contro l’Italia, ne sono arrivati altri 20, che, assieme ai 31 assist, vanno a totalizzare una somma di 53 punti, che rappresentano il record nazionale. Del resto si è meritato la convocazione grazie a una stagione da 39 punti in 60 partite, mentre alle Olimpiadi di Pechino (alle quali ha avuto con Wendy Holdener l’onore di essere portabandiera svizzero alla cerimonia d’apertura) è stato l’unico rossocrociato a realizzare più di un gol.

Eppure è egli stesso ad ammettere di non curare particolarmente la sua alimentazione e attribuisce parte della sua longevità alla genetica. Cresciuto in una famiglia contadina di Sertigtal bei Davos (in Nordamerica è infatti conosciuto come il "Gretzky della terra di Heidi") fin da piccolo andava a scuola e ad allenamento in bicicletta, ciò che ha contribuito a forgiarne la velocità che gli permette di compensare un fisico non enorme (è alto 176 cm) e la resistenza fisica che gli ha permesso di limitare gli infortuni, tanto che in carriera, tra club e nazionale, ha già oltrepassato le 1’600 partite. Eppure Ambühl i numeri non li guarda «lo farò una volta ritirato» dice. Del resto l’ala destra ha ancora un anno di contratto con il Davos (e non è per nulla scontato che sia l’ultimo), mentre per il futuro ha già ventilato l’idea di rimanere nel mondo dell’hockey come allenatore.

Una persona umile, tranquilla e solitaria

Se invece Ambühl non fosse esploso nel mondo dell’hockey si sarebbe dedicato all’agricoltura, già da adolescente portava con la sorella Erika le mucche della famiglia a pascolare sui pendii dello Jakobshorn; è amante della caccia, tanto che si è esposto politicamente per contrastare un’iniziativa che voleva limitarla; mentre nel tempo libero «gli piace passeggiare con il cane o restare a casa con la famiglia» racconta all’Ats Felicien Du Bois che con lui ha diviso lo spogliatoio in nazionale e a Davos e che ora commenta le partite per Rts. «Mi ricordo che già quando ci affrontavamo con le selezioni regionali era dominante – prosegue il neocastellano –, non ha mai esagerato con l’allenamento con i pesi, evitando così gli infortuni di affaticamento. In allenamento è sempre il primo a entrare sul ghiaccio, ma anche il primo a uscire».

E il carattere di Ambühl com’è? «È un tipo tranquillo e umile che vive normalmente, è solitario, ma in gruppo sa comunque essere socievole, penso che finché giocherà non si renderà conto di questo record di presenze, che penso che rimarrà suo per molto tempo. Quando ne parla è solito dire "è bello, ma non è qualcosa che mi sconvolge più di tanto"».

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