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17.05.2022 - 13:00
Aggiornamento: 15:42

Huras e il Ticino: ‘Mi mancano il cibo e il Merlot’

L’ex allenatore di Ambrì e Lugano è ai Mondiali in qualità di assistente allenatore di Greg Ireland sulla panchina dell’Italia

Oggi in serata la Svizzera affronta nel suo terzo impegno iridato il Kazakistan, con l’obiettivo di rimanere a punteggio pieno. A tifare per la selezione di Patrick Fischer sarà anche l’Italia (dal canto suo impegnata nel pomeriggio contro la Danimarca), che contro i kazaki si giocherà verosimilmente la salvezza. Siamo però certi che Larry Huras, vice di Greg Ireland sulla panchina azzurra, avrebbe in qualsiasi caso tifato per la nazione che lo ha ospitato per molti anni sulle panchine di Ambrì Piotta, Lugano, Zurigo, Berna e Friborgo.

Anche a 66 anni l’hockey resta la droga di Larry Huras. «È parte integrante della mia vita, tornare qui in qualità di assistente allenatore sulla panchina dell’Italia è bellissimo. Fare un’esperienza in una squadra nazionale è sempre stato uno dei miei desideri, il fatto che ciò si sia avverato alla mia età e dopo 4-5 anni senza allenare, rende il tutto ancora più speciale», afferma il tecnico canadese. Ma come è nata questa collaborazione? «Conosco Greg Ireland da tanti anni, in estate abita solamente a 10 chilometri di distanza da casa mia, l’anno scorso mi ha chiamato, voleva parlare di hockey, è venuto a trovarmi, abbiamo bevuto una birra e poi mi ha proposto di aiutarlo in questo progetto. In inverno sono impegnato professionalmente e non ho molto tempo, ma quando lavori con una nazionale il tempo che devi investire non è tantissimo. Abbiamo effettuato un piccolo camp di allenamento a novembre in Ungheria e ora sono impegnato 5 o 6 settimane ed è magnifico poter respirare l’hockey dal vivo all’interno di una pista. Non è però evidente fare l’assistente, è un ruolo che non ho praticamente mai ricoperto e quindi c’è tanto da imparare».

L’altra attività: ‘Faccio consulenze per allenatori’

Da qualche anno Huras lavora in proprio. «Non ho lasciato ovviamente il mondo dell’hockey, mi occupo di consulenze per allenatori e tutto quanto ruota attorno a questa orbita – la homepage della nostra ditta è https://hockeycoachvision.com – mi piace parecchio come attività, ma lascio aperta qualsiasi porta. Se un club dovesse propormi un progetto serio per vincere qualcosa, perché non accettare? Comunque in ogni caso io sono contento della mia vita. Tornare in Europa? Francamente non lo so, mio figlio Brett è appena diventato papà di una bambina, quindi sono diventato nonno. Per me non è un problema, tornerei subito nel vecchio continente, ma mia moglie è molto legata alla nipotina, quindi la vedo dura convincerla. Anche i miei altri due figli, Stephanie e Ryan, abitano a Salt Lake City nello Utah, come me in inverno, mentre l’estate la trascorro in Canada», continua Larry, il cui legame con il Ticino è ancora molto forte. «Ho grandissimi ricordi, ho passato momenti indimenticabili e tengo a ringraziare tutti quanti per il sostegno e l’affetto dimostratomi sempre. Dopo il campo di allenamento in novembre ho trascorso due giorni nel vostro cantone. Mi mancano molto la cucina ticinese e il Merlot. Sono stato dapprima a Lugano e poi sono andato a visitare la nuova pista di Ambrì. Paolo Duca mi ha fatto da guida e ho potuto parlare anche con Luca Cereda. È sempre bello ritrovare ex giocatori allenati e sono orgoglioso di vederli oggi nei loro rispettivi compiti». I due avevano iniziato la carriera proprio sotto la guida di Huras in sostanza. «Non so se ci sia un po’ di Larry in loro due, sarebbe da chiedere a loro. Ho uno splendido ricordo di quei tempi, Cereda centro, Manuele Celio e Petrov alle ali, era la linea perfetta. Luca ha potuto approfittare tanto della loro esperienza e classe. Anche Paolo l’ho sempre apprezzato, era un giovane bravissimo, difatti poi lo presi con me a Zurigo».

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