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22.04.2022 - 17:24
Aggiornamento: 18:14
Ats, a cura de laRegione

Il dilemma di Tangnes. ‘Ma non buttiamo all’aria tutto’

La domanda: cosa può cambiare il compassato tecnico norvegese dello Zugo dopo aver perso (giocando benissimo) i primi due atti della finale con lo Zurigo?

È una delle migliori serie mai viste sulle piste svizzere, anche se alla fine, nel primo come nel secondo atto a spuntarla è sempre stato lo Zurigo. La domanda – quasi scontata – adesso è: cosa può cambiare Dan Tangnes in una squadra che sta già giocando quasi perfettamente? Uomo che non si lascia trascinare dalle emozioni, mercoledì, dopo la sconfitta di misura in gara 2, il quarantatreenne tecnico di Oslo si aggirava nei corridoi dell’Hallenstadion e parlava ai giornalisti come se nulla fosse successo.

Se è vero, com’è vero (per abusata che sia quella frase), che sono i dettagli a fare la differenza, cosa può fare il tecnico norvegese dei campioni svizzeri affinché quei famosi dettagli diventino decisivi per la sua squadra? «È una buona domanda – risponde Tangnes, sorridendo –. E se riesci a darmi la risposta, ti assumo immediatamente».

All’avanguardia della perfezione

Grazie ai milioni dell’imprenditore Hans-Peter Strebel, che dello Zugo è pure presidente, in questi ultimi anni nella facoltosa città situata sull’omonimo lago è stato creato il progetto sportivo più ambizioso della Svizzera: trasferimenti intelligenti e metodi di allenamento basati sulle più recenti scoperte scientifiche hanno fatto dell’Evz uno dei maggiori favoriti al titolo svizzero. Un approccio che nella scorsa stagione è stato infine coronato da successo, e anche in questa stagione i Tori hanno saputo essere all’altezza della situazione arrivando sino in finale. E Dan Tangnes, tecnico norvegese di passaporto ma che ha potuto imparato il suo mestiere sulle piste svedesi, è la perfetta incarnazione della filosofia dello Zugo, perché il suo è un sistema moderno, in cui la scienza ha la precedenza sulle emozioni.

Tuttavia, l’ex allenatore di Rögle e Linköping si trova davanti a un dilemma: cosa si può modificare ancora, in una squadra che fa praticamente tutto bene e, invece, improvvisamente non riesce più a vincere? L’unico aspetto positivo per il coach scandinavo è che tra gara 2 della finale, mercoledì, e gara 3 di stasera per la prima volta ha avuto a disposizione due giorni pieni per fare degli aggiustamenti. Tangnes, però, vuol mettere in chiaro una cosa: «A questo punto non abbiamo certo l’intenzione di mettere tutto sottosopra».

Rigiocasse dieci volte gara 1 e 2, grazie a ciò che ha mostrato sul ghiaccio lo Zugo nove volte riuscirebbe a vincere. Invece in entrambi i casi ha perso, con gli Zsc Lions che sono riusciti a portare per ben due volte la fortuna dalla loro parte, forzando la decisione negli ultimissimi minuti (se non addirittura secondi) di gioco. Non è che dopo tre anni di magre, adesso a Zurigo abbiano più fame di vittoria dei loro avversari?

Forse è arrivato il momento di Klingberg

Di sicuro, i Leoni di Rikard Grönborg stanno sfruttando al massimo il loro grande potenziale. L’eccezionale linea guidata da Denis Malgin, che ha già segnato ben quattro gol decisivi in questi playoff, e completata da Sven Andrighetto e Denis Hollenstein è in grado di fare davvero la differenza, con Chris Baltisberger che è specialista nel segnare gol ‘sporchi’ e con Yannick Weber che dal suo ritorno in Svizzera ha infine trovato il suo ruolo. Senza contare che in questi playoff anche Maxim Noreau ha praticamente eliminato ogni sbavatura dal suo gioco.

Tornando alla domanda originaria: cosa dovrebbe fare adesso Dan Tangnes? Fare qualche aggiustamento oppure continuare a giocare esattamente allo stesso modo, sapendo (o perlomeno supponendo) che lo Zurigo non potrà continuare a ripetere ciò che ha fatto nelle prime due partite? «Sicuramente lo Zugo qualche cambiamento lo farà» dice, convinto, Yannick Weber, difensore di grande esperienza, dall’alto delle sue quasi 550 partite in Nhl con le maglie di Montreal, Vancouver, Nashville e Pittsburgh. Una delle possibilità per Tangnes sarebbe quella di ributtare nella mischia Carl Klingberg al posto del connazionale Anton Lander. Il trentunenne di Göteborg, che in questi playoff ha giocato due sole partite, ha tutto ciò che serve per creare un po’ di caos dalle parti di Jakub Kovar.

Zurighesi su una gamba sola? ‘È una domanda stupida’

Tangnes non è certo qualcuno che si fa prendere dalla pausa, ma di sicuro una reazione frutto del panico a questo punto sarebbe malvenuta. Ciò che è probabile è i campioni svizzeri dovranno uscire almeno un po’ dalla loro zona di comfort, perché il loro segreto del successo, cioè un’organizzazione perfetta, dei giocatori in perfetta forma e il miglior portiere del lotto, cioè Leonardo Genoni, sembra non bastare più. Anche perché Jakub Kovar sta dimostrando di essere anche meglio di Genoni. E in qualche modo, a differenza del compassato Tangnes, Rikard Grönberg, focoso e barbuto allenatore degli Zsc Lions, sembra incarnare in panchina la determinazione che serve durante i playoff.

L’unica, probabile certezza è che anche il minimo errore, il più piccolo dei cedimenti potrebbero risultare fatali allo Zurigo. Questo lo sanno anche gli stessi zurighesi, e se qualcuno chiede loro se credano davvero di vincere il campionato su una gamba sola, Yannick Weber risponde così: «Questa, adesso, è una domanda stupida».

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