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Quattro assist (due nelle ultime due partite) sul suo conto in questa prima parte di stagione
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laR
 
25.11.2021 - 17:45
Aggiornamento: 21:33

‘Più che sul domani, mi concentro sul qui e ora’

Il difensore del Lugano Elia Riva tra presente e futuro. ‘Non voglio mettermi addosso inutili pressioni: punto a fare il meglio possibile con la squadra’

Due partite e altrettante vittorie. Ma è adesso che per Elia Riva e il Lugano iniziano le cose difficili. Perché domani contro il Friborgo, nell’unica partita della settimana bianconera, gli uomini di McSorley saranno confrontati con una vera e propria prova di maturità. Alla Cornèr Arena di fronte ci sarà infatti la formazione che guarda tutte le altre dall’alto della graduatoria, con due punti di vantaggio sull’accoppiata Zugo-Davos. Quella che, per intenderci, con una media di 1,818 punti a trasferta, è seconda solo allo Zugo (1,833) nella classifica per bottino raccolto lontano da casa, e che nel precedente stagionale (il 28 settembre alla Bcf Arena) si era imposta 3-2. E quello mostrato nelle prime due partite dalla ripresa del campionato è già il vero volto del Lugano, quello promesso da McSorley una volta recuperati gi acciaccati? «Abbiamo fatto un bel passo avanti, ma sicuramente c’è ancora un buon margine per crescere ancora – sottolinea il difensore numero 37 dei bianconeri –. Ogni giorno cerchiano di fare un ulteriore step, sforzandoci di dedicare la massima attenzione a ogni aspetto del gioco. Quello che facciamo in allenamento non è un semplice lavoro ‘tanto per fare’, ma una costante ricerca di ciò che può essere affinato, al fine di presentarci in pista sempre al top». In questo senso, anche alla luce dell’andamento delle partite di settimana scorsa, la pausa è stata una sorta di toccasana per voi. «La pausa dedicata alla Nazionale ci è stata utile per mettere a posto quelle cose che nei primi due mesi di campionato non sono funzionate secondo le aspettative. Questo ha permesso a tutto il gruppo di ripresentarsi in pista alla ripresa delle ostilità con tutto un altro atteggiamento e un livello decisamente superiore rispetto alla prima parte della stagione».

Battuto l’Ambrì Piotta nel quarto derby stagionale in entrata, e poi, sullo slancio, liquidato anche il Losanna in trasferta, adesso però per voi è il momento di andare alla ricerca delle conferme. Per ruolino di marcia e per qualità del gioco espresso... «È un vero e proprio banco di prova per noi. Il Friborgo sta attraversando un buon momento e non a caso guida la graduatoria. Sarà una bella battaglia, ma faremo in modo di farci trovare pronti. Adesso è il momento di ribadire quanto di buono fatto nelle prime due partite dalla ripresa: non è il momento di sederci, ma quello di insistere, di continuare su questa strada per lanciare in tutto e per tutto la nostra stagione». Peccato, vien da dire, che ora che il Lugano parrebbe aver trovato la quadratura del cerchio, gli impegni di campionato abbiano una frequenza più diluita rispetto al mese di ottobre: «Per un giocatore è sicuramente meglio disputare tante partite ravvicinate piuttosto che il contrario, ma a volte anche le pause sono necessarie, oltre che utili. Ti permettono di lavorare sulle cose che ancora non rendono a dovere e prestare maggiore attenzione ai dettagli, quelli che poi, in partita, ti consentono di fare un ulteriore salto di qualità e fare la differenza». Una pausa, quella di novembre, di cui tu, ad ogni buon conto, hai beneficiato ben poco, avendo disputato la Deutschland Cup con la selezione di Patrick Fischer, tornando a respirare aria di Nazionale a due anni di distanza dall’ultima volta (stagione 2018/19). E come è stato ritrovare quell’ambiente? «È sempre un onore poter vestire la maglia della Svizzera. Ci credevo: quella di avere un’altra chance era una cosa che volevo. Perciò mi sono rimboccato le maniche e ho lavorato sodo per questa convocazione, e quando è arrivata la chiamata di Patrick (Fischer, ndr) mi sono fatto trovare pronto. E a bocce ferme non posso che essere contento di come siano andate le cose per me, al di là dei modesti risultati come squadra». Un pensierino alle Olimpiadi di Pechino ce l’hai già fatto? «Beh, non nascondo che sarebbe straordinario poterci andare: disputare un’Olimpiade in fondo è un po’ il sogno di ogni sportivo, e ovviamente anche il mio. Ma non ne faccio comunque una ragione di vita: se venissi scelto bene, altrimenti vorrà dire che la scelta sarà caduta su qualcun altro più meritevole di me per rappresentare la Svizzera a Pechino con la consapevolezza però che avrò comunque ancora le mie chance più in là».

In questi giorni, ad ogni buon conto, di te si è anche parlato in relazione a una tua possibile partenza da Lugano a fine stagione (voci alimentate dalla declinazione della prima offerta fatta dal club al 23enne): come ti poni di fronte a questi ‘rumors’? «Sono voci a cui cerco di non badare più di quel tanto; preferisco non pensarci, altrimenti mi metto addosso pressioni inutili. Adesso mi concentro sul presente: sono uno che preferisce focalizzare la sua attenzione sul ‘qui e adesso’ piuttosto che guardare a ciò che potrebbe essere a medio o lungo termine. Ragion per cui ora come ora la mia priorità è fare il meglio possibile con la squadra, e nient’altro».

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