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Chris McSorley e Vicky Mantegazza (Ti-Press)
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06.05.2021 - 10:07
Aggiornamento: 18:04

Adesso è ufficiale; McSorley alla transenna del Lugano

L'ex condottiero del Ginevra Servette succede a Serge Pelletier. Contratto triennale per il tecnico 59enne

«Quando ho messo la mia firma sul contratto (un triennale, ndr) l’ho fatto con la consapevolezza che questa per me era un’occasione unica». Sono queste le prime parole in veste di allenatore del Lugano di un entusiasta Chris McSorley. Desideroso di ritrovare la transenna di una squadra di National League dopo un anno sabbatico, ma al tempo stesso consapevole di quanto lo attende alla Cornèr Arena: «Ci vuole anche coraggio per accettare una sfida come questa – ammette il 59enne tecnico canadese –. Ma a mettercene, di coraggio, è stato pure il Lugano, che al termine della stagione ha deciso un sostanziale cambiamento nella rosa della prima squadra. Questa è una società ambiziosa, con parecchi obiettivi, a corto e medio termine, caratteristiche che, comunque, si possono ritrovare pure nel sottoscritto. È una sfida impegnativa, certo, ma che accetto con vero piacere. Qui avrò la possibilità di tornare a dedicarmi in tutto e per tutto alla mia passione principale, che è appunto quella di allenare una squadra, senza dovermi preoccupare pure di tutte le altre questioni, come invece avevo dovuto fare a Ginevra. Se ho accettato questo incarico è perché credo in questo progetto, e credo in questa società. Dal profilo organizzativo è ottimamente strutturata: il club regge su solidi pilastri, e ognuno ha un suo compito ben definito nell’organico. E ciò non potrà che agevolare il mio lavoro. Non da ultimo, la prospettiva di lavorare fianco a fianco con una persona competente qual è Hnat Domenichelli è ancora più stimolante».

Cosa si aspetta Chris McSorley da questa nuova avventura sulla panchina del Lugano? «Ci vorrà impegno, dovrò metterci anima e corpo. Se mi sento pronto? Al cento per cento, sono pronto a metterci tutta la mia motivazione e devozione. Ci saranno giornate positive e altre più difficili, ma mi aspetto, e la società tutta si aspetta, che ogni volta sia sempre un passo avanti. Tutti vogliono vincere, ma prima ancora di questo vogliamo crescere, passo dopo passo».

Da settembre si vedrà alla Cornèr Arena quel Chris McSorley piuttosto incline a ‘scambi di opinione’ con i direttori di gara al quale ci si era abituati ai tempi del Ginevra? «A volte il mito supera la realtà (ride). E poi, ultimamente, il mio rapporto con i direttori di gara si è ammorbidito». Altra caratteristica del 59enne è quella di conoscere per filo e per segno le qualità di tutti i giocatori del campionato. «Quando va in guerra, un buon generale deve conoscere nel dettaglio chi si ritroverà di fronte: solo così può mettere in pista la strategia migliore. A volte capitava che venendo a Lugano da avversario, spronassi i miei uomini a trasformare le partite in una sorta di incontri di cricket, dilatandoli all’inverosimile, ricorrendo pure io agli stratagemmi più disparati, come gli occhiali persi chissà dove o qualche discussione con gli arbitri. Un buon allenatore deve anche avere l’abilità di leggere il gioco e inventarsi qualcosa per spezzare il ritmo della partita quando l’avversario che hai di fronte ha più talento dei tuoi uomini. Se invece è il contrario, beh, allora cerchi di metterla sulla velocità e la tecnica. E, poi, quando giocavamo alla Cornèr Arena, la cosa più importante di tutte era trovare il modo di tenere… il pubblico fuori dalla partita. Ma adesso non sarà più così: a settembre, pandemia permettendo, questo pubblico sarà al mio fianco, e di questo non posso che essere contento».

Hnat Domenichelli

‘Età ed esperienza giuste per fare bene’

L’attesa per il nome del nuovo allenatore è insomma durata due giorni. Tanti ne sono infatti passati dall’ufficializzazione della fine della collaborazione con Serge Pelletier alla presentazione di Chris McSorley. «Sono contento che questa nostra nuova ripartenza inizi con lui sulla panchina – racconta il General Manager Hnat Domenichelli –. Negli scorsi mesi, in prospettiva di questa sostanziale rivoluzione nel nostro roster, avevo incontrato diversi candidati, fra cui, appunto, anche lui. Ma non avevo ancora fatto una scelta definitiva. Ho richiamato Chris quando abbiamo deciso di andare fino in fondo con i cambiamenti, ho parlato con lui nel dettaglio del nostro progetto e alla fine abbiamo trovato un punto d’intesa. Anche a livello contrattuale, perché pure lui sul tavolo aveva diverse altre opzioni. Non posso che essere contento per il fatto che alla fine abbia deciso di accettare la nostra proposta: di certo preferisco averlo al mio fianco piuttosto che ritrovarmelo sulla panchina di una squadra avversaria. Chirs ha l’età giusta e la passione giusta: ha le qualità per fare parecchio bene qui a Lugano».

La durata del suo contratto, un triennale, sta a significare che la società lavorerà piuttosto in funzione di obiettivi a medio termine? «Non necessariamente: non è escluso che ci possano essere successi anche nel breve termine. Ma ci dà più tempo per continuare a lavorare e insistere per cercare quei frutti che, sono convinto, prima o poi matureranno. Abbiamo scelto di sottoscrivere un contratto di tre stagioni perché intendiamo costruire qualcosa insieme, e per poterlo fare c’è bisogno di tempo. Solo così si hanno più chance di riuscire nei nostri intenti».

Chi saranno i suoi assistenti? «Chris prima di tutto incontrerà Paul DiPietro e Rob Cookson, i nostri due attuali vice allenatori, dopodiché decideremo se confermare loro o se affiancargli qualcun altro». 

Vicky Mantegazza

‘Chris ci riporterà le emozioni in pista’

Perché proprio Chris McSorley? «Perché ha una profonda conoscenza del nostro campionato e sa portare in pista tantissima passione e carisma – premette il presidente del Lugano Vicky Mantegazza –. Guardando le ultime partite della stagione del Lugano, non si poteva non notare l’assenza di emozioni. Con Chris siamo convinti che le ritroveremo: è per questo che abbiamo scommesso su di lui. Questo era il momento di voltare in tutto e per tutto pagina; la mia speranza è che la piazza capisca che per trovare un certo assestamento ci vorrà un po’ di tempo. Sportivamente parlando, non siamo messi così male come il Ginevra quando McSorley era sbarcato in riva al Lemano, ma trovo che fosse la persona giusta al momento giusto da ingaggiare in qualità di allenatore. Con lui vogliamo iniziare un nuovo capitolo di storia: speriamo di aver trovato nella sua persona il tecnico che fa al caso nostro». Qual è il ricordo più marcante di McSorley da avversario? «Sicuramente le diverse sfide nei playoff: più di una volta il destino ha fatto sì che la nostra strada incrociasse quella di una delle squadre più ostiche, oltre che quella geograficamente più distante. Con lui nei panni di allenatore, il Ginevra è stata una squadra che mi ha fatto spesso disperare. E quando finalmente, dopo due eliminazioni proprio per mano del Servette, eravamo riusciti a spuntarla noi in una serie di playoff, per festeggiare il successo ho deciso di battezzare la mia nuova cagnolina con il nome di... Gin!».

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