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Sulla panchina del Lugano, correva l'anno 2006 (Ti-Press/D.Agosta)
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13.06.2020 - 17:300

Tra Zanatta e la Russia è sempre amore

L'ex tecnico del Lugano e 'diesse' dell'Ambrì ha prolungato il suo contratto da assistente alla Dinamo San Pietroburgo. 'Il russo? M'arrangio'

«Sono fresco di rinnovo di contratto, ho firmato per un altro anno». È soddisfatto Ivano Zanatta, 59enne italocanadese ex allenatore del Lugano e direttore sportivo dell’Ambrì Piotta che ormai dal 2008 (esclusa appunto la parentesi che lo ha visto transitare in Leventina tra il 2015 e il 2017) si è immerso nell’hockey dell’Est, lavorando nell’ordine per Ska San Pietroburgo, Praga e Sochi (in Khl), mentre dall’ottobre 2018 è tornato a San Pietroburgo ma in qualità di assistente allenatore in casa Dinamo, una delle migliori squadre della Vhl, la serie B russa. Dove, appunto, ha deciso di rimanere per un’ulteriore stagione e dove ha vissuto e sta vivendo una pandemia che seppur in ritardo rispetto a buona parte del resto del mondo, ha colpito duramente anche la Russia (e lo sport russo, con i campionati di hockey cancellati senza assegnare titoli), dove si registrano poco meno di mezzo milione di contagi accertati e seimila morti.

La pandemia in Russia, per colpa di una clausola

«In verità speravo di riuscire a tornare a casa - ci racconta Zanatta alludendo a Cortina d’Ampezzo, dove vive la sua famiglia -, ma nell’accordo è inserita una clausola che mi obbliga a essere presente il primo luglio, al via della preparazione, pena la rescissione del contratto. Per cui visto anche che il contesto generale legato alla pandemia era ancora troppo incerto, ho preferito non rischiare e rimanere in Russia. La famiglia mi manca, ma qui in fondo mi trovo bene. Mi hanno dato un appartamento all’interno della struttura della pista. Nuovissimo, tre camere da letto, un bel salotto, tutti i comfort possibili. Sono in una posizione centrale, ogni tanto vedo qualche amico. La situazione è ancora incerta, ma sotto controllo».

Attualmente di cosa ti occupi? «Sto organizzando il ritiro estivo. Purtroppo quello previsto in Bielorussia è saltato, ma negli ultimi giorni ho trovato una nuova sistemazione a due ore di macchina da qui. Stiamo mettendo a posto gli ultimi dettagli».

Le tue mansioni nello staff tecnico? «Non mastico bene la lingua ma mi arrangio, soprattutto con il gergo tecnico. Curo molto la logistica e la programmazione, in particolare durante le trasferte. Quando ci muoviamo, andiamo in quattro diverse città, con spostamenti lunghissimi in otto giorni. Mentre sul ghiaccio mi occupo degli aspetti individuali. Il collettivo rimane competenza dell’headcoach, io curo i dettagli, che sono molto importanti. Lavoro sia con i difensori, sia con gli attaccanti».

La stagione quando dovrebbe partire? «Noi abbiamo programmato il primo allenamento sul ghiaccio per il 4 luglio, ma tutto può succedere. Sento spesso Igor Larionov (già giocatore del Lugano, tra le altre cose, ndr), che ora allena la nazionale Under 20 russa e mi tiene informato sulle ultime novità. Qui da giorno a giorno può cambiare tutto. La Khl e noi dovremmo iniziare il campionato per inizio settembre. Chiaramente molto dipenderà anche da quando tutti i giocatori stranieri potranno rientrare, la deadline per questi è la fine di giugno. Senza contare che una volta entrati in Russia dovranno rimanere due settimane in quarantena».

’In Svizzera bisogna tutelare i giovani’

A proposito di stranieri, in Svizzera si è parlato ultimamente della possibilità di aumentare il numero da cinque a otto per squadra, comprendendo elementi con la doppia licenza come ad esempio Morini, Goi, Kostner, Zwerger, Ulmer, Wolf, Herburger e tanti altri. Molti di questi sono tue vecchie conoscenze. Trovi sia una buona idea? «Non penso. Secondo me non sarebbe una decisione ottimale, soprattutto se penso ai molti giovani che non avrebbero più spazio. Capisco le esigenze attuali delle squadre, ma credo che non possano perdere di vista i settori giovanili. Vengono investiti molti capitali per far crescere i giovani talenti e una tale scelta sarebbe inopportuna, non la capirei. Significherebbe anche togliere una fetta importante di motivazione ai ragazzi che escono dal vivaio, i quali vanno tutelati. Nessuno pretende regali, ma per loro deve perlomeno esserci un’opportunità. Con un cambiamento del genere di innescherebbe un pericoloso effetto domino che ho già vissuto nelle diverse società dove sono stato».

A proposito delle tue esperienze passate, segui ancora il campionato svizzero? «Sì, spesso. Mi sento regolarmente con molta gente, come Hans Kossmann, Serge Pelletier, Lars Leuenberger e Diego Scandella. Con loro ci scambiamo le nostre impressioni. Anche la prossima stagione sarà molto interessante e combattuta. Con ancora molta sofferenza, anche se non ci sarà la relegazione. Per le ticinesi molto dipenderà da cosa saranno riusciti a fare sul mercato, anche se ormai è risaputo della realtà economica dominante di altre società tipo Berna, Zurigo, Zugo, alle quali negli ultimi anni si è aggiunto anche il Losanna, che ha compiuto progressi incredibili. Un motivo in più per Lugano e Ambrì di puntare sui giovani».

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