
Julian Walker è ancora molto triste. È passato qualche giorno dall’eliminazione del suo Lugano nei quarti di finale, ma ce ne vorranno ancora molti per assorbire il colpo. «In particolare il sabato sera, vedendo le gare decisive delle altre sfide, fa davvero malissimo. È un ruolo ingrato quello di spettatore. Questa eliminazione non si digerisce così facilmente. Ci vuole decisamente parecchio tempo».
Per il numero 91 a far pendere l’ago della bilancia a favore del Servette sono state le situazioni speciali. «I nostri powerplay e boxplay hanno fallito su tutta la linea. Ecco il motivo cruciale che ci ha condannati. In particolare le tante reti incassate quando avevamo l'uomo in più sul ghiaccio. Semplicemente imperdonabile».
Magari c’era troppa attesa e pressione da parte di media, tifosi e della società stessa? Si è sottovalutato il Ginevra? «Io non penso proprio. Sapevamo di avere un’ottima squadra e dovevamo passare il turno. Quest’anno non era da paragonare a quello scorso. In quella circostanza erano i nostri avversari i favoriti, avevano una truppa molto forte. Ma in questa stagione davvero no, era giusto e lecito avere aspettative. Io in cuor mio in fondo non so veramente spiegare come abbiamo potuto perdere. Onestamente, non penso nemmeno che dopo essere tornati sul 2 a 2 nella serie li abbiamo presi alla leggera. Chiaro, credi sempre di passare il turno, ma non ho avvertito supponenza. Eravamo coscienti anche prima di gara 5 che nulla fosse ancora deciso».
C'è chi ha sostenuto che il Lugano avesse troppi artisti a scapito di lottatori. «Io non credo, e lo dico sinceramente. Abbiamo combattuto, volevamo sempre imporre il nostro gioco ai romandi. I nostri rivali dovevano prendere le nostre misure, mica noi le loro. Questa era l’obiettivo. In particolare nelle ultime 3 partite di regular season, quando avevamo battuto due volte il Berna e poi lo Zurigo, eravamo riusciti nell'intento: ovvero produrre bel gioco e mostrare a tutti chi erano i migliori». Oltre alle pecche luganesi esistono i meriti ginevrini. «Hanno fatto prova di grande organizzazione, ci hanno imbrigliato astutamente».
Magari nella testa di alcuni giocatori c’era la consapevolezza che tanto prima o poi ci avrebbero pensato Pettersson e Klasen a togliere le castagne dal fuoco? «No, lo sappiamo tutti, i nostri svedesi possono fare la differenza, ma siamo comunque una squadra. Le partite le vinci e le perdi come tale e non in base ai singoli».
Il coach Patrick Fischer non ha esitato a fare autocritica, ammettendo di avere compiuto degli errori... «È normale, tutti ne hanno commessi, poco importa quale sia la funzione all’interno della squadra. Ho visto il nostro tecnico pure lui molto deluso e triste. È logico. Ha dato tanto, come gli altri membri della società. Fa male quando gli sforzi non vengono ricompensati. Se ha cambiato qualche abitudine nel postseason? No, Fischer ha continuato a lavorare allo stesso modo».
Dopo la relegazione con il Basilea è la delusione più grande per il bernese: «Indubbiamente. Nei miei primi anni di carriera ero abbonato ai playout. Posso tranquillamente affermare che non mi ha mai fatto così male finire una stagione così presto». Il 28enne s’improvvisa maestro. «Al campionato del Lugano do il 4 come voto. La regular season è andata bene, il postseason... ormai è inutile continuare a discuterne».
Segue un attimo di pausa, un po’ di vuoto quasi a volere riassumere lo stato d’animo dell'attaccante. È tempo di cambiare argomento. Walker ha spesso avuto un ruolo secondario in questa stagione, giocando poche situazioni speciali e giostrando prevalentemente nei blocchi “di rincalzo”. « All’inizio ho comunque partecipato a diverse superiorità numeriche e nel finale sono stato impiegato sovente in boxplay. Non mi lamento. In fondo non essere stato inserito in una delle prime 2 linee non è una grande sorpresa. Esistono aspetti ed equilibri tattici da rispettare. Ogni pedina è importate, ogni ruolo è fondamentale».
Julian ha ancora un contratto con il Lugano, ma si sa bene che al giorno d’oggi non significa molto. Il suo passaggio dal Ginevra ai bianconeri 2 stagioni orsono è solo uno dei tanti esempi . Il campionato prossimo sarà ancora alla Resega? «Io credo di sì, mi trovo bene qui a Lugano». L’attaccante desidera andare ai Mondiali di Praga. «Se Glen Hanlon mi convocherà, risponderò con estremo piacere alla chiamata. Io ci spero. In ogni caso qui a Lugano continueremo ad allenarci fino al 10 aprile».