L'italiano chiude terzo nel Gp del Messico e conquista matematicamente il titolo iridato. È il primo italiano dall’indimenticabile Alberto Ascari

“Corri alla mia destra, girati a sinistra. Questa è la mia ribalta... Io voglio diventar presto un re”. La colonna sonora che accompagna la crescita del curioso Simba ben rappresenta l’impresa realizzata da Kimi Antonelli. Già impostosi una settimana fa sul circuito di Austin, ma dovute rimandare le celebrazioni, finalmente anche la matematica ha suggellato l’incredibile stagione del 20enne incoronandolo campione del mondo. Il più in erba (e di gran lunga, poiché Sebastian Vettel ci era riuscito tre anni più tardi) della storia della Formula 1.
Un altro primato di precocità: era già stato il più giovane di sempre a centrare una pole, far segnare il giro più veloce nonché vincere su piste iconiche come Monaco, Spa e Monza. È pure diventato il primo italiano a centrare il titolo piloti dall’indimenticabile Alberto Ascari nel 1953, quando si laureò campione per la seconda e ultima volta. Non è comunque solo l’età dell’italiano a impressionare, ma pure che questa serie di risultati e soprattutto la conquista del Mondiale siano giunti nel secondo anno di attività in F1. Un’impresa in precedenza realizzata da Jacques Villeneuve nel 1997 e Lewis Hamilton nel 2008. D’altronde il titolo era ormai una mera formalità. Sì, perché nel Gp del Messico – interrotto circa trenta minuti a causa del violento impatto con le barriere di protezione della monoposto di Valtteri Bottas, vittima (a tutta velocità) della rottura della sospensione anteriore sinistra – Antonelli non doveva né imporsi né issarsi sul podio.
Era sufficiente chiudere nono e racimolare due ‘piccoli’ punticini, dato il maggior numero di vittorie stagionali. Una cifra non più ribaltabile nelle quattro prove rimanenti. Kimi ha però di nuovo voluto marcare il suo territorio chiudendo alle spalle di Max Verstappen, che sembra essere ritornato in grande spolvero nella seconda parte di stagione, e Lewis Hamilton. E pensare che il fine settimana messicano era iniziato con una pausa forzata. Il motivo, un’infezione virale che questa volta non ha rimandato la festa e un momento destinato a rimanere impresso nella storia. “Ce l’abbiamo fatta”, il commento a caldo.