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09.09.2022 - 08:45
Aggiornamento: 15:10

La traccia di Regazzoni nei 100 anni di Monza

Sul leggendario circuito brianzolo il pilota luganese, in Formula 1, riuscì a imporsi in ben due occasioni

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Il circuito di Monza, dove domenica si correrà il Gp d’Italia, compie proprio in questi giorni 100 anni ed è impossibile per gli sportivi ticinesi dimenticare i successi colti laggiù da Clay Regazzoni. Ben due volte, infatti, il pilota luganese riuscì a vincere al volante della Ferrari sulla pista forse più iconica della Formula 1. E furono proprio quei due trionfi sul tracciato brianzolo a fare di lui un idolo del popolo del Cavallino rampante, amato dalla gente ancora oggi con la stessa intensità di cinquant’anni fa. Clay firmò la prima vittoria a Monza il 6 settembre del 1970 – malgrado una perdita di benzina nei giri conclusivi – davanti al britannico Jackie Stewart su March e al francese Jean-Pierre Beltoise, che all’epoca guidava una Matra. Per il ferrarista di Porza, che aveva esordito nel giugno di quell’anno, si trattò fra l’altro della prima affermazione nella categoria regina del motorismo. Memorabili, a fine gara, l’invasione del rettilineo del traguardo e l’abbraccio in cui i tifosi, pazzi di gioia, strinsero il pilota che ancora si trovava nell’abitacolo. Quel weekend, purtroppo, viene ricordato anche per il tragico incidente occorso a Jochen Rindt, che il sabato - giorno del 31° compleanno di Clay - in qualifica perse il controllo della sua vettura prima della Parabolica e trovò la morte in seguito allo schianto contro il guard-rail. Il pilota austro-tedesco della Lotus era primo nella classifica del Mondiale e per il resto della stagione non fu mai raggiunto da alcun avversario, diventando dunque campione iridato quand’era già scomparso.

Il bis, cinque anni dopo

La festa in pista fu ancora più impressionante in occasione dell’altro successo monzese di Regazzoni, il 7 settembre 1975, durante il secondo passaggio in Ferrari del luganese dopo una breve parentesi alla Brm. I sostenitori della Rossa quel giorno celebrarono molto di più il pilota svizzero - vincitore di giornata - che non il suo compagno di scuderia Niki Lauda, che chiudendo terzo dietro Fittipaldi si laureò matematicamente campione del mondo, riportando a Maranello un titolo che mancava da 11 anni. L’austriaco, pur fortissimo al volante, non era infatti così amato come il ticinese, probabilmente per via del distacco che sempre manteneva fra sé e il resto del mondo. Il Clay invece era l’opposto: generoso e istintivo in pista, cordiale e sempre disponibile coi meccanici, la stampa e i tifosi. La gente dunque lo ha adorato, e continua a farlo malgrado sia scomparso ormai da 16 anni, benché - proprio come Gilles Villeneuve - abbia vinto meno spesso di altri piloti. I ferraristi, non a caso, ai Mondiali portati a casa da Sheckter (1979) o Raikkonen (2007) continuano a preferire il titolo solo sfiorato da Regazzoni nel 1974, sfumato soltanto all’ultima corsa stagionale per colpa della sfortuna e dell’ostinazione dei dirigenti, che per tutto l’anno continuarono a privilegiare Lauda benché ad avere i risultati migliori fosse il ticinese.

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