Coppa del Mondo FIFA 2026

L’euforia contagia pure ogni centimetro del Paese

Dalle strade nei pressi del Bc Place sino alla Svizzera. La sofferta vittoria sulla Colombia ha fatto continuare il sogno, aumentando l’entusiasmo

(Keystone)
8 luglio 2026
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Più di centoventi minuti di alta tensione. Una lotta che non ha regalato chissà quali emozioni, e in cui le difese hanno concesso pochissimo, ma valsa i quarti di finale. Un traguardo che la Svizzera non raggiungeva più da settantadue anni, seppur il formato del torneo fosse differente. E pensare che la squadra di Yakin era stata indebolita da una serie di forfait, fra cui spiccava quello del gioiellino Johan Manzambi. Il romando è alle prese con un ginocchio sinistro malandrino e che non sembra (ancora) del tutto recuperato. Xhaka e compagni hanno però combattuto sino alla fine dei supplementari, uscendo dunque vittoriosi da una memorabile serie di calci di rigore. Una serie che ha proiettato la Nazionale in una nuova dimensione cancellando quelle cinque sconfitte nel medesimo stadio della competizione. E, ora, può finalmente rivivere la gioia di un posto fra le migliori otto formazioni del pianeta.

Quando alle nostre latitudini era quasi l’una di notte, vale a dire le 15.46 nella più fredda Vancouver, Manuel Akanji ha sistemato accuratamente il pallone sul dischetto sostenuto dal fido Djibril Sow (che, forse, cercava di scacciare qualche fantasma insinuatosi nella capoccia del centrale difensivo). Le ultime due volte che si era incaricato di calciare un rigore, durante i Campionati europei contro Spagna e Inghilterra, aveva infatti ‘ciccato’ la mira. Una storia che si è ripetuta pure l’altra sera perché il suo tentativo è finito alle stelle, ben sopra la traversa colombiana, permettendo alla selezione di Lorenzo di pareggiare. Il 30enne si è accasciato sul terreno da gioco, sconsolato. Uno scenario già sperimentato più volte, quello di mancare l’appuntamento con la storia.

E, invece, Gregor Kobel è definitivamente uscito dall’ombra di Yann Sommer bloccando la conclusione di Hernandez. Una boccata d’ossigeno, come le trasformazioni di Cedric Itten e soprattutto Ruben Vargas. La compagine rossocrociata è di nuovo ai quarti di finale, dove sfiderà i campioni uscenti dell’Argentina. E, qualora fosse ancora necessaria l’appendice dei rigori, Akanji non s’incaricherà della battuta. «Ho comunicato a Muri che questo era l’ultimo – ha puntualizzato sornione ammettendo di aver cambiato la traiettoria del suo tiro nel giro di qualche istante. L’intento era di calciare in alto a sinistra, dove «il portiere si era tuffato fin a quel momento. E, quindi, ho virato sul centro». Una scelta errata, ma stavolta la buena suerte ci ha sorriso.

La difesa è ormai una sicurezza

L’episodio è stato tuttavia una delle poche imprecisioni del centrale difensivo, che aveva già commesso un errore (poi fatale) nel 2018 in occasione dell’ottavo di finale perso dalla Svezia. Contro la Colombia, Akanji e il suo compagno di reparto Nico Elvedi – il migliore dei rossocrociati per dispersione – hanno confermato i continui progressi della zona più arretrata. Tant’è che, da quando è cominciata la fase a eliminazione diretta, la Svizzera non ha più incassato alcun gol. Non era facile mantenere i nervi d’acciaio sino alla fine dei tempi supplementari, chiusisi senza particolari sorprese a reti bianche. Le due squadre avevano un traguardo importante nel mirino e dunque hanno cercato di limitare qualsiasi rischio. Non capita d’altronde ogni giorno di ritrovarsi fra le migliori otto squadre del mondo. Per la Colombia l’ultima volta era successo nel 2014, mentre per noi come accennato ben settantadue anni or sono.

Un plauso è sicuramente da riservare a Kobel, nominato miglior giocatore della partita. «Non riesco a esprimere appieno quello che provo, ma sono davvero felice per la squadra e per tutte le persone fantastiche che fanno parte dello staff. Le grandi emozioni che abbiamo provato alla fine del match sono uniche, meravigliose. Non si possono trovare altrove». L’estremo del Borussia Dortmund nella serie dei penalty è rimasto concentrato per tutto il tempo. «Non ho avuto particolari alti e bassi, anche se devo ammettere che quando ho parato quel rigore il momento è stato importante. Avevo molta fiducia in me stesso e nella capacità dei ragazzi di trasformare i rigori». Non è stata comunque una passeggiata, «loro erano molto fisici e sostenuti da un pubblico incredibile. Siamo però riusciti a superare ogni difficoltà, come le assenze».

A tal proposito la Svizzera ha mostrato un atteggiamento più difensivo, cercando di sopperire in primis alla defezione di Manzambi. Un duro colpo. La tattica era infatti stata pensata con il talento ginevrino, prima che s’infortunasse durante l’allenamento di rifinitura. «Compensare la sua perdita in così poco tempo è stato difficile, perché abbiamo dovuto adattare il piano di gioco all’ultimo minuto», ha spiegato Yakin in conferenza stampa. E infatti sino alla pausa sono mancate la creatività e la capacità di accelerare di Manzambi: senza di lui, i rossocrociati non hanno segnato alcun gol in questo Mondiale (escluso il rigore trasformato da Breel Embolo contro il Qatar).

La stessa constatazione vale per Ruben Vargas, che pure si era infortunato durante l’allenamento di lunedì e non è stato in grado di entrare in campo fino ai tempi supplementari risultando poi decisivo nei rigori. Manzambi, vistosamente zoppicante ieri e con un tutore al ginocchio, sarà in grado di recuperare in tempo per la partita in programma domenica notte contro l’Argentina in quel di Kansas City? Secondo l’Asf, soffre di una contusione al ginocchio sinistro ma Yakin è stato pessimista dopo l’ottavo di finale. «Non sappiamo esattamente di che tipo di problema si tratti. Forse dal punto di vista medico non è consigliabile farlo giocare così presto».

E se pure Guy Parmelin vede la finale...

Per battere i campioni del mondo il selezionatore avrebbe tuttavia bisogno del suo «miglior giocatore» e di un pizzico di fortuna. Come quella di Kobel, che ha salvato la squadra con un intervento decisivo durante i tempi supplementari. Sarà la prima volta che la Svizzera incontrerà l’Argentina dal Mondiale 2014 in Brasile. In quell’occasione, agli ottavi di finale, l’Albiceleste si era imposta per 1-0 grazie a un gol di Angel di Maria al 118’ mentre Blerim Dzemaili aveva colpito il palo con un colpo di testa al 120’. Granit Xhaka e Ricardo Rodriguez erano già presenti, ma quella Svizzera che perse a San Paolo era un’altra compagine. Di un’epoca ormai lontana. Era la squadra che non aveva mai conquistato una partita nella fase a eliminazione di una grande manifestazione. La nuova Svizzera, quella riesce a giocare alla pari delle più blasonate, ne ha vinte due in una settimana.

Non c’è due senza tre, recita una celebre massima, come pure che l’appetito vien mangiando. Come ha dimostrato il presidente della Confederazione: da Città del Messico, dove si trovava in visita, Guy Parmelin ha salutato il risultato come «storico, il primo verso la finale». Ha poi espresso le sue congratulazioni a tutta la squadra e allo staff in un breve video pubblicato sulla piattaforma social X. Anche il Ministro dello sport Martin Pfister ha esternato tutta la sua gioia. «La squadra entusiasma l’intero Paese, rappresenta un modello per la prossima generazione di atleti. Complimenti!», ha scritto.

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